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Mano Detroit: descrizione e analisi. PDF Stampa E-mail
Scritto da trevix   
venerd́ 01 dicembre 2006

Vi racconto una mano di un tavolo texas HE cash no limit cui ho partecipato al Greektown Casino di Detroit (Michigan-USA)a fine ottobre di quest’anno. Il tavolo ha un minimo buy-in di $300 ma ogni giocatore (tavolo a 10 posti) ha davanti almeno 2000-3000 dollari. Si tratta del tavolo più “grosso”.
I blinds sono di $5-$10. L'azione e' discretamente tight nello stile americano ma diventa esplosiva in alcune mani. Essendo un martedì mattina (!) la partita è affollata da giocatori in gamba (regulars) e non ci sono giocatori “in bibita” disposti a regalare soldi come durante i weekends. Un giocatore in UTG (chiameremo Bill) rilancia $35, un paio fanno call, io ho JJ e faccio solo call.......

Lo small blind folda, il big blind (chiameremo Harry) rilancia a $175. Bill
studia un po' (sembra stia pensando ad un re-re-raise) ma fa solo call. Io
faccio call anche se a questo punto so di non avere la best hand.
Il flop e' 4-7-8 rainbow.
Harry, primo a parlare, spara $200 e Bill, riluttante ma con prontezza fa
call. Io foldo all'istante nonostante la mia overpair.
Il turn e' un 9 e non ci sono progetti a colore.
Harry spara $500 e stavolta Bill pensa 3-4 minuti sapendo che probabilmente
dovra' giocarsi tutta la bankroll per lo showdown. (Entrambi sono
deep-stacked, Bill ha ancora circa 1800 dollari).
Alla fine Bill fa call ma dalla faccia sembra sapere di non avere la best
hand.
Il river e' un 5.
Harry va immediatamente all-in (2200 dollari) e Bill dopo 30 secondi fa
call.
Harry gira 6-9 offsuit per una scala. (Il board e' 4-7-8-9-5)
Bill ha Q-Q e con disgusto si alza e se ne va.

Analisi della mano.

Come sappiamo bene tutti il cash game NL è molto diverso dal gioco dei
tornei. E allora andiamo a vedere i punti in cui tale differenza incide
significativamente nell’andamento di una mano.
Il primo raise di Bill è un raise legittimo (3,5 volte il big blind) e,
vista la sua posizione e il livello piuttosto elevato dei giocatori, va
inteso sicuramente come un raise indicativo di mano forte. Infatti fare
raise fuori posizione in un tavolo cash con mano debole vale a dire:
prendetemi i soldi.
Il mio call con J-J che probabilmente in un torneo sarebbe stato fonte di un
sicuro reraise rimane in questa linea. A questo punto spero di pescare un
Jack per un set oppure un board con probabilità di scala; in ogni caso non
voglio vedere Assi, Kings o Queens.
Ora tocca ad Harry che, completamente fuori posizione, rilancia a $175.
Cosa significa questo raise in questo tavolo?
A- Harry vuole rubare il piatto ($110) con una mossa classica di steal dopo
parecchi calls;
B- Harry ha veramente una mano forte visto che rilancia su un raise eseguito
in early position e lui lo esegue da una posizione ancora peggiore;
C- Harry ha una coppia medio-alta (tipo 10-10) e vuole restringere il campo
dei partecipanti che sicuramente hanno overcards.

A posteriori è facile analizzare la mano (come succede quando osserviamo le
partite in TV che mostrano le carte possedute dai giocatori) ma dal vivo le
cose sono più difficili.
Bill decide che QQ è una mano che non vuole foldare ma non prende nemmeno
rischi sul fare un reraise che, a carte viste, gli avrebbe fatto vincere il
piatto pre-flop. Ecco la differenza fra cash e torneo: fare reraise in
torneo con QQ e in questa situazione è quasi d’obbligo ma qui, con molti
soldi a rischio, potrebbe essere più prudente e redditizio fare solo call
soprattutto se l’avversario è aggressivo (e Harry lo è).
Comunque sia, Bill opta per il call anche perché secondo me vuole un flop
senza Assi o Kings anche se teme che Harry abbia AA o KK.
Il mio call, molto discutibile, deriva dal fatto che se il board dovesse
mostrare un Jack avrei delle implied odds mostruose.
Il flop: (4-7-8 rainbow)
Qui la mossa di Harry benché intuibilissima è straordinaria: esce puntando
$200 cioè 1/3 del piatto(che è di $600: SB 5 + 35 + 35 + 175 + 175 + 175).
Per me questa puntata significa che Harry ha una mano forte in mano ma non è
sicuro di avere la best hand. Il flop è basso e, a meno di improbabili set
avversari (forse un 8-8, dato che le precedenti giocate del tavolo non
sostenevano raises così cospicui con meno di 10-10 e superiori), tutte le
mani spaiate avversarie (tipo AK o AQ) sono fortemente underdog.
Naturalmente restano in gioco le Big Pairs (tipo la mia e naturalmente QQ di
Bill).
Ed ecco l’errore di Bill: fare call. Sappiamo che a NL le decisioni peggiori
(a parte alcuni ovvi casi o in caso di giocate straordinarie) sono quelle di
fare check e/o call.
Se fate un’analisi delle decisioni prese dai giocatori di maggior successo
vedrete che nel loro vocabolario le parole più utilizzate sono Bet e Raise
(e Reraise).
L’unica speranza di Bill a questo punto della mano e in questo tipo di
tavolo molto “duro” è che facendo solo call spera che Harry faccia check sul
turn, oppure che magicamente il turn sia una Queen.
Un’altra annotazione a favore del call di Bill (che personalmente vedo come
mossa molto brutta) è che la puntata in relazione al piatto è piuttosto
modesta.
Dopo il call di Bill io sono certo di avere la seconda o terza best hand per
cui foldo. (Notate che il mio call discutibile pre-flop prendeva in conto il
fatto che avrei avuto la best position per tutta la mano).
Il turn è un 9. Nessun colore è possibile.
Ancora il board non mostra carte della cosiddetta “playing zone” cioè Assi,
Kings, Queens, Jacks e 10.
Harry rispara $500 nel piatto. Dando ancora una volta l’impressione di avere
perlomeno una overpair (se avesse avuto 9-9 cioè una overpair sul flop ora
avrebbe addirittura un tris).
E Bill ripete il secondo errore. Altro call, questa volta più elaborato.
Non sapendo naturalmente le carte di Harry, Bill ora deve sperare che Harry
NON abbia:
10-J per i nuts assoluti (molto poco probabile visto che in questo tavolo
l’azione si svolge prevalentemente su mani premium).
9-9 per un tris di 9 (poco probabile vedi sopra), AA e KK.
Le altre possibilità si possono ragionevolmente escludere.
Il river è un magico (per Harry) 5 con cui spinge tutta la sua bankroll nel
piatto (all-in). Sono certo che se Harry non avesse chiuso la sua scala
avrebbe semplicemente fatto check dal momento che oramai era sicuro di un
call al river di Bill su un suo eventuale bluff.
Dopo l’all-in di Harry, Bill fa il call disatroso che conclude la sua mano
in maniera ingloriosa (soprattutto per il suo portafoglio).
Si potrà arguire che Bill aveva la best hand per tutta la mano escluso il
river ma le sue giocate troppo timide lo hanno in un certo senso tradito. Di
sicuro ha giocato il fatto che Harry è giocatore piuttosto aggressivo ma
sull’all-in finale pochi avrebbero scommesso che QQ fosse la best hand.
Invece Harry ha condotto la mano in maniera esemplare (alla Gus Hansen,
direi) facendo diventare una mano trash come 6-9 offsuit un viatico per
vincere una mano super. Che sia stato fortunato è fuori dubbio ma che abbia
preso il controllo dell’azione in questa maniera e soprattutto senza
esagerare nelle puntate eccetto sul river è condotta da ammirare.
Ci sono molti altri particolari che varrebbe la pena elencare ma per brevità
li ometto (uno su tutti: Bill, benché timido, odia subire dei bluffs su
piatti chiave e Harry ha tratto vantaggio da ciò).
Per concludere cito una frase significativa di Eric Lindgren, campione del
WPT: “vorrei che il mio avversario avesse sempre A-A!”

IL POKER A DETROIT

Detroit, la capitale mondiale delle automobili, è la città principale di
questo stato americano molto bello, ricco di foreste e di laghi. Il museo di
Henry Ford (il capostipite della Ford) è un appuntamento da non perdere. A
40 miglia ad ovest di Detroit c’è Ann Arbor, città universitaria variopinta
e ricca di ristorantini molto carini. Di Detroit c'è’poco da dire a parte il
"riverfront" che divide gli USA dal Canada e i grattacieli nerastri della
General Motors. Oltre il fiume c’è Windsor (Canada, appunto) che ha un
casinò molto grande con una bella poker room. Purtroppo per raggiungerlo
bisogna fare la coda sul ponte enorme che collega i due Stati e bisogna
cambiare i dollari americani in quelli canadesi. Detroit invece offre tre
casinos, il Greektown, il Motorcity e l’MGM Grand di cui solo i primi due
sono dotati di poker room. Il Motorcity è situato in una zona non
propriamente attraente e il fumo che c’è all’interno si taglia con un
coltello. Il Greektown, situato nella più tranquilla zona greca, è una
struttura molto accattivante essendo costruito su più palazzi vecchi di
mattoni rossi collegati con tetti in plexigas. Atmosfera molto professionale
e cortesia rara a trovarsi in terra italica. La poker room del Greektown è
divisa in due sale (fumatori e non fumatori) e consta di 18 tavoli. I giochi
praticati sono il texas limit $3-$6 e il $5-$10. I tavoli no-limit la fanno
da padrone e si dividono in tavoli con minimo-massimo di $50-$100 buy-in
(blinds $1-$2), $200 minimo e massimo illimitato (blinds $2-$5) e un tavolo
di $300 minimo, massimo illimitato (blinds $5-$10). Ogni tanto aprono un
tavolo di Pot Omaha con $1000 minimo di buy-in (blinds $5-$10) e un texas no
limit con ante di $25-$50 e minimo di $1000. I tornei si svolgono
regolarmente alle 10 di mattina (gulp!) e immancabilmente sono solo di No
limit hold’em. Se pensate che alle 10 ci sia poca gente vi sbagliate di
grosso: una volta sono arrivato alle 9 di mattina e ho aspettato 2 ore per
un posto al tavolo. Da non dimenticare il Bad Beat Jackpot: l'ultimo
sfiorava i $60.000 e per vincerlo bisognava “perdere” con almeno full d’Assi
con i Jacks. In un tavolo in cui stavo giocando (tutti i giocatori attivi in
quel tavolo prendono una quota del jackpot) un tizio ha floppato la scala
reale (aveva Q-10 a cuori e il flop era A-K-J a cuori) e l’avversaria aveva
due Assi in mano. Il turn è stato un 7 e il river un altro 7! Se fosse
uscito un K, un J, un Asso oppure una coppia running di Queens avremmo
beccato il jackpot. Sarà per un’altra volta!
 
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