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il 14 ago 2012

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Bluffare con successo? Dipende da che zona del cervello utilizziamo

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Bluffare con successo? Dipende da che zona del cervello utilizziamo

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È un esperimento insolito quello portato a termine dagli scienziati della Duke University che, scanner MRI “alla mano”, hanno deciso di sondare il cervello dei giocatori di poker per scoprire che cosa succede quando questi bluffano. Il risultato è semplice quanto inaspettato: durante una sessione live per i bluff utilizziamo una zona del cervello diversa rispetto a quando tentiamo la stessa azione online.

L’esperimento era semplice: i venti giocatori coinvolti potevano decidere se foldare o puntare. Le mani erano semplificate al fine di rendere più agevole la lettura della risonanza magnetica. Nel caso di puntata chiamata si andava direttamente allo showdown e si constatava il vincitore.

Le scansioni della risonanza magnetica hanno mostrato che una zona del cervello chiamata tempo-parietale era attiva quando i giocatori tentavano un bluff ad avversari che avevano davanti in carne ed ossa. L’attività celebrale era più evidente quando i player pensavano di avere davanti un buon giocatore. Questo risultato riveste particolare importanza in quanto finora non risultava che questa zona del nostro cervello avesse implicazioni nelle interazioni sociali.

Online i bluff hanno avuto particolare successo per tutti i soggetti che sono riusciti a dare un volto umano ai propri avversari online. Gli avatar non associati a un giocatore visto in precedenza sono stati trattati secondo dinamiche più standard. Non appena il giocatore intuiva quale fosse la persona seduta dall’altra parte del monito il lobo tempo-parietale si attivava, anche se in modo più contenuto. Risultato: i bluff erano molto più efficaci.

La conclusione dei ricercatori, per lo meno per quanto concerne la parte della ricerca più strettamente collegata al poker, è che le componenti Social che verranno introdotte sulle poker room potrebbero incrementare sensibilmente la qualità dei bluff attivando con maggior frequenza il lobo tempo-parietale.

Oltretutto, attraverso i risultati di questo studio, è possibile spiegare perché alcuni giocatori eccellenti dal vivo non siano in grado di replicare le loro ottime prestazioni ai tavoli online: non essere in grado di concettualizzare gli avversari online come persone reali potrebbe comportare l’impossibilità di accedere a una zona del cervello essenziale per il successo.

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