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il 30 gen 2013

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Dollaro Poker e le “.retard” nel mirino della Finanza: 60 indagati, in manette Gino Tancredi

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Dollaro Poker e le “.retard” nel mirino della Finanza: 60 indagati, in manette Gino Tancredi

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La guerra delle Forze dell’Ordine al poker on line non autorizzato dai Monopoli di Stato è cominciata.

L’inchiesta della Guardia di Finanza coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna che ha portato la scorsa settimana all’arresto del boss della ’Ndrangheta Nicola Femia può infatti a buon diritto essere considerata un vero e proprio attacco al sistema di offerta di gioco non disciplinato dall’AAMS. Tra le 29 ordinanze di custodia cautelare disposte dal giudice Bruno Perla infatti sono inclusi i nomi del “padre” di DollaroPoker Luigi Tancredi e dell’imprenditore biellese Massimiliano Rizzo, entrambi accusati di essere membri di spicco di una associazione a delinquere dedita alla promozione e gestione di gioco on line, ivi compreso il poker, attraverso la connessione a siti esteri.

Tra le 150 persone indagate e perquisite nell’ambito dell’inchiesta inoltre poco meno della metà, circa 60 in base a quanto riferito da fonti della Guardia di Finanza di Bologna, sono accusate di essere parte della organizzazione piramidale che attraverso responsabili regionali, agenti e gestori di sale, contribuiva a sviluppare l’offerta di poker su siti illegali come Dollaro e altre room comunemente note nell’ambiente pokeristico come “punto retard”. 

L’INCHIESTA

Dopo oltre un anno di indagini, condotte a cavallo tra il 2010 e il 2012 nell’ambito dell’inchiesta denominata “Black Monkey”, lo scorso 23 gennaio i finanzieri del comando di Bologna hanno eseguito 29 ordinanze di custodia cautelare e il sequestro di beni per oltre 90 milioni di euro nei confronti di appartenenti ad un’associazione a delinquere capeggiata dal boss Nicola Femia, pregiudicato per traffico interazionale di armi e stupefacenti noto come “Rocco” che dalla provincia di Ravenna dirigeva sul territorio nazionale ed estero, anche attraverso modalità tipicamente mafiose quali estorsione e sequestro di persona, un’intensa attività illecita nel settore del gioco on line e delle video slot manomesse.

TANCREDI E RIZZO

E’ nell’ambito di queste indagini che sono emersi pure i nomi di Luigi “Gino” Tancredi, 47enne imprenditore potentino residente a Roma già noto nel mondo del poker per essere stato il “padre” del molto discusso fenomeno DollaroPoker, e di Massimiliano “Stefano” Rizzo, 43enne biellese titolare di una società di noleggio di apparecchi da videogioco per esercizi pubblici. Per loro l’accusa, oltre che di essere parte dell’associazione a delinquere guidata da Femia, e di aver violato (in collaborazione con lo stesso boss della ‘Ndrangheta e i suoi familiari) l’articolo 4 della legge 401 del 1989, che disciplina le fattispecie di raccolta abusiva di scommesse e gioco on line: Rizzo in quanto distributore di offerte di gioco illegali su siti di diritto britannico come Viva, Vanilla, David e 888suite, Tancredi in quanto gestore di siti di diritto rumeno illegalmente operanti in Italia come il celeberrimo Dollaro e Starspklive.

dollaro

Per quest’ultimo sito, in particolare, le intercettazioni documentano “la creazione e gli accordi intercorsi tra Tancredi e Femia per la definizione in ogni dettaglio della nuova impresa economica illecita”. Agli atti dell’inchiesta c’è anche un incontro a Timisoara con il figlio di Femia e un altro suo socio, ma il ruolo di Tancredi, che nel frattempo come titolare della “Cinque punto Cinque srl” aveva pure regolarmente registrato all’Aams il sito www.italypoker.it, viene valorizzato anche in quanto «soggetto accreditato negli ambienti istituzionali».

In questo senso deporrebbe il fatto che «nei mesi tra marzo e maggio 2010 Tancredi ha ripetutamente interagito in prima persona con esponenti politici – apparentemente del Senato della Repubblica – ed i vertici dell’Amministrazione dei Monopoli» per far modificare il decreto legge che aveva inciso nel settore di giochi, scommesse e concorsi.

LA PIRAMIDE

Fin qui capi di imputazione, arresti e via dicendo. Ma come funzionava, spiegata in soldoni, l’associazione a delinquere di Femia e soci? Secondo gli inquirenti, in sostanza, Tancredi e Rizzo hanno separatamente creato, l’uno in Romania e l’altro in Gran Bretagna, siti internet che offrivano giochi da casinò e poker on line, appoggiandosi poi a Femia e alla sua organizzazione criminale già attiva nel campo delle slot machine truccate per la creazione di una rete piramidale che reperisse illegalmente giocatori anche sul territorio italiano, violando così la legge del nostro paese. A cascata poi Femia, di fatto il “national” dell’organizzazione, faceva riferimento a dei responsabili locali (i “regional”), che a propria volta a seconda delle dimensioni del bacino d’utenza potevano aprire delle casse pure a dei responsabili provinciali (“district”), a cui poi in ultima istanza spettava il compito di aprire le casse alle sale che direttamente reperivano i giocatori per i siti.

Ogni “quindicina” poi, ossia ogni due settimane, erano programmate le cosiddette “compensazioni”, ossia i momenti in cui a ciascun livello della piramide, partendo dal più basso per risalire fino a Femia, si facevano i conti e si procedeva al saldo in denaro contante dei soldi virtuali caricati (e poi vinti o persi) dai giocatori di ciascun agente. Nella fase di riscossione delle compensazioni venivano infine conteggiate le percentuali dei volumi giocati spettanti a ciascun agente e, non di rado, si verificavano problemi nella determinazione delle somme rispettivamente spettanti. Al punto che, come documentano le intercettazioni, da un certo momento in avanti problemi di compensazione crearono addirittura un allontanamento di Femia dalle piattaforme di gioco di diritto britannico.

CASSE MANCANTI?

A proposito di compensazioni: nell’indagine, peraltro finora arrivata solo ai livelli della piramide entrati a diretto contatto con Femia e quindi non scesa a livello dei gestori di sala o giocatori, non risulta alcun riferimento a episodi di supposte truffe ai danni dei giocatori, con agenti che abbiano mancato di liquidare ai propri giocatori cifre ingenti vinte ai tavoli. Casi di cui, come ben noto nell’ambiente dei pokeristi, molti player nostrani si sono lamentati in passato senza peraltro avere alcun strumento di rivalsa data la natura di per sé illegale del gioco su poker room di diritto estero.

Allo stesso modo per il momento non risulta agli inquirenti alcun episodio di partite di poker on line truccate su room “punto retard” come nei mesi scorsi la nota inchiesta realizzata dalle Iene avrebbe fatto supporre. Secondo le informazioni ad oggi in possesso delle autorità, infatti, l’organizzazione facente capo a Femia era usa truccare solamente le slot machine.

GLI AGENTI

Detto tutto ciò, oltre agli arresti di Femia, Rizzo e Tancredi (attualmente ai domiciliari nella sua residenza romana) resta però il fatto che una sessantina di questi agenti di poker room “punto retard” sia stata oggetto di diverse perquisizioni svoltesi la scorsa settimana nelle città di Milano, Roma, Ravenna, Napoli, Reggio Calabria, Cosenza, Torino, Asti, Biella, Bergamo, Macerata, Teramo, Potenza, Modena, Parma, Brescia, Cagliari, Palermo, Messina, Lucca, Benevento, Treviso, Vicenza e Viterbo. E che questi sessanta “agenti” figurino oggi nel registro degli indagati per la ipotizzata violazione dell’articolo 4 della legge 401. Per il momento, ma non è da escludere che l’inchiesta possa evolversi prossimamente in questa direzione, nell’elenco non sarebbe ancora stato inserito alcun gestore di sala né men che meno alcun giocatore.

Per cui peraltro, nel peggiore degli scenari, l’accusa potrebbe limitarsi alla sola evasione fiscale per le somme vinte su poker room estera poi non dichiarate.

Rudy Gaddo

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