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il 19 Set 2015

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Gianfranco Preverino spiega le tecniche dei bari di Roma: “Hanno usato un trucco di 500 anni fa!”

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Gianfranco Preverino spiega le tecniche dei bari di Roma: “Hanno usato un trucco di 500 anni fa!”

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Il recente caso dei tre arresti avvenuti a Roma per partite di poker truccate ha scatenato grandi reazioni e curiosità da parte dei lettori, che si sono domandati come di preciso funzionassero le tecniche usate.

I giornali hanno riportato l’utilizzo di “carte da gioco segnate con minuscole incisioni percepibili al tatto, o con alcuni inchiostri speciali”,  e se l’uso dell’inchiostro essendo abbastanza intuitivo non ha creato grandi dubbi, in molti invece si sono chiesti come i bari hanno approfittato delle incisioni sulle carte.

A spiegarci come funziona la tecnica chiamata “punzonatura” ci pensa Gianfranco Preverino, massimo esperto in Italia di tecniche dei bari:

“La storia delle partite truccate a Roma mi ha alquanto sorpreso -sempre che sia vero che le tecniche utilizzate dai bari siano esattamente quelle riportate dai giornali che non sempre sono precisi in questo genere di cose- perché è stata utilizzata una tecnica vecchia almeno di 500 anni! La punzonatura viene citata per la prima volta con il nome “prick” in un libro inglese del 1552 scritto da Gilbert Walker, e consiste nell’incidere le carte in diversi punti per poterle riconoscere al tatto, il funzionamento è simile a quello del codice braille.”

Per rispondere alle persone che non capiscono che vantaggio si possa prendere dalle incisioni sulle carte, Preverino entra più nello specifico:

“Ho letto i commenti relativi al vostro articolo, dove chiedevano a cosa servisse praticare delle incisioni sul retro delle carte. Secondo me non è molto chiara la situazione: in un torneo se non sei d’accordo con il dealer è in effetti totalmente inutile, ma qui si sta parlando di un tavolo presumibilmente cash game e comunque privato, giocato in casa. Qua le possibilità sono due: o il dealer veniva fatto a rotazione dai giocatori, e così ogni volta che un baro distribuiva le carte sapeva perfettamente cosa avevano tutti, oppure c’era un dealer complice dell’organizzazione.”

Nel caso il ruolo del dealer venisse assunto a rotazione, l’unico vantaggio non da poco sarebbe stato quello di conoscere alcune carte avversarie, ma se il dealer fosse stato in combutta con i bari allora c’era la possibilità di avvantaggiare i giocatori cambiando le carte del flop:

“Nello specifico le carte non vengono proprio bucate, esistono degli strumenti di precisione per applicare della pressione sulla carta senza forarla. Nel 1500 esistevano degli anelli con una protuberanza ad angolo per segnare le carte quando venivano ricevute. Probabilmente giocando in casa i mazzi erano segnati già in precedenza per non alimentare i sospetti… Poi, se il dealer è d’accordo con i bari, ad ogni distribuzione può sapere le carte in mano dei complici e delle vittime. A quel punto, mentre vengono fatti i primi giri di puntate, ha il tempo di toccare le carte del mazzo e riconoscerle. Poi può sistemare la carta che serve ad un suo compagno, o bruciare la carta che serve all’avversario, applicando il “second deal”, ovvero quando dovrebbe bruciare la carta prima del flop ne brucia invece un’altra senza farsi notare. In alcuni casi è possibile che il dealer indichi ai suoi complici le mani degli avversari.”

Ciò che di questa storia ha più colpito il “maestro dei bari”, è che cinquecento anni dopo la sua nascita questo trucco continui a funzionare. La colpa di questo deriva ovviamente da una scarsa informazione, visto che i dati per prevenire o notare i cheat sono a disposizione di chiunque:

“Mi ha stupito che nell’epoca degli scanner e delle telecamere un trucco vecchio di 500 anni abbia causato tutto questo stupore… mi riporta alla mente una situazione degli scacchi: ci sono delle aperture di più di cento anni fa che si sono scoperte poco funzionali e facili da sopraffare, ma applicate contro un giocatore che non le conosce, per quanto esperto possa essere, restano ancora fortissime. La differenza la fa l’informazione in questi casi, è importante saper riconoscere i trucchi dei bari sia per non farsi fregare sia per essere meno sospettosi di certe situazioni. Nel poker ad esempio, quando avviene un colpo spettacolare e rarissimo c’è ancora gente che sospetta che sia stato costruito ad arte, non considerando che per quanto improbabile sia può accadere. Se avessero conoscenza delle tecniche dei bari si sentirebbero indubbiamente più al sicuro, non vedendole applicate in quella mano. Il problema è che c’è poca trasparenza, si tende ad evitare di parlare di queste cose scomode e così facendo si peggiora solo la situazione… considerate che le informazioni per prevenire quest’ultimo fatto sono in nostro possesso da cinque secoli!” 

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