Monday, Dec. 10, 2018

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il 6 Dic 2018

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L’amore per il coaching di Alex Fitzgerald: “Posso far vincere 50k all’anno a chiunque”

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L’amore per il coaching di Alex Fitzgerald: “Posso far vincere 50k all’anno a chiunque”

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Mettetevi comodi perché l’americano Alexander Fitzgerald ha deciso di raccontare tutto sulla sua carriera e sulla sua filosofia di vita a Evan Jarvis in un podcast della durata di quasi tre ore!

Non conoscete Fitzgerald? Male. Stiamo parlando di un veterano dei tornei (il suo nick storico è ‘TheAssassinato‘) con un curriculum plurimilionario. È anche un apprezzatissimo coach e un autore di successo.

Fitzgerald nella lunga intervista racconta di come ha iniziato a 15 anni con i tornei e del prestito di 50 dollari che ha dato il via alla sua carriera online. Col tempo ha imparato l’importanza della dieta e e dell’esercizio, nonché della lettura delle espressioni facciali al tavolo.

Ma veniamo al tema del coaching, molto sentito da Fitzgerald che dice: “Insegnando senti che stai diventando un giocatore migliore. Preparando dei video o delle lezioni devi avere tutto chiaro in testa. Ti rendi conto del perché sai certe cose e se non sei sicuro di qualcosa vai a controllare.

Io ho iniziato a insegnare perché sono andato broke. Avevo 21 anni dopo il 7° posto all’EPT di Sanremo. Era uno di quegli anni in cui vincevo tutti i piatti e pensavo di essere un giocatore migliore di quello che in realtà ero. Ho speso soldi in maniera folle. Sono andato broke e me lo sono meritato. Sono contento che mi sia successo, ho speso in modo stupido. Mi sono preso una spiaggia privata in Costa Rica con una assistente personale e altre cose inutili. La vita in Costa Rica non era troppo costosa ma neanche così economica. Tutto in seguito andò storto. Insegnando mi sono reso conto che non conoscevo il gioco così bene. Fare soldi troppo in fretta può essere un pericolo“.

Il 30enne americano parla dei suoi rituali quotidiani ed espone una teoria che approfondisce meglio in un libro: “Ci concentriamo troppo su quell’unica persona su mille che ha doti fuori dal comune. Non esiste un dono divino nel poker. Si rischia di generare una cultura distorta. Il poker è un gioco matematico“.

Il titolo del libro parla da solo: ‘Il mito del talento nel poker‘. Sottotitolo: perché tutti possono diventare grandi giocatori di poker. Costa circa 20 dollari su Amazon.

Dato che ci siamo, sentiamo qual è l’obiettivo nei tornei secondo Fitzgerald: “Andare a premio spesso e vincere spesso. La gente che non fa soldi nei tornei è gente che magari è in grado di vincere ma non conosce una strategia per andare a premio, oppure sa andare a premio ma non conosce il modo per vincere“.

Fitzgerald descrive il poker come un gioco di guerra dove si muovono i pezzi sul tavolo. Parla di Phil Hellmuth come di un genio e spiega quanto è importante prendersi una pausa ogni tanto. Lui per per esempio adora andare la sera alle partite di hockey.

 

 

Torniamo al coaching: “Non sono più un giocatore professionista, mi sono concentrato sul coaching. Se sei un poker pro significa che le entrate ti arrivano dal gioco soprattutto. Ma io sono più bravo a fare coaching. Mi piace e ottengo grandi risultati dai miei studenti. Più insegno e più imparo. In pratica mi hanno pagato per scrivere il mio libro.

Quando insegno devo essere molto più presente. Altrimenti non mi pagherebbero 150 euro all’ora. Se loro hanno successo anche io ci guadagno e posso continuare a fare il lavoro che amo; se falliscono perdo il lavoro. Quando vado a giocare adesso do il 100%. Prima davo l’80%. Amo quello che faccio, mi confronto con tante persone intelligenti che arrivano da altri campi. Il mio successo e il mio fallimento dipendono da quanto duro lavoro“.

Cosa significa sedersi al tavolo dopo aver studiato a fondo il gioco? È presto detto: “Se hai studiato sai che prima o poi ti ritroverai in una situazione che tu conosci già sulla carta e il tuo avversario no. Non avrà possibilità di cavarsela.

La maggior parte della gente magari apre per 2,5 volte il bb preflop senza sapere il perché, solo perché lo fanno gli altri. Come fanno allora ad andare in giro sostenendo che meritano di vincere soldi a poker? Non conoscono nemmeno la strategia dell’apertura. È assurdo. Provate a paragonarlo con gli scacchi. Tutti gli scacchisti hanno letto un libro sulle aperture, anche un ragazzino di 11 anni le conosce. Invece nel poker non sanno perché 3bettano.

Se studi sai che sarai il migliore al tavolo e difficilmente ti batteranno. Io ho viaggiato nel mondo e mi hanno preso in giro in almeno dieci Paesi diversi perché mi hanno sconfitto in certe mani o certe sessioni. Ma io sapevo di aver studiato e di essere migliore di loro nel lungo periodo.

Adoro far capire alla gente le strategie del poker. Adoro vedere lo sguardo di un avversario confuso che folda. Vivo per quel momento. Questo è il bello del poker. Puoi insegnarlo a un 65enne o a una nonnina o a un bambino di un Paese povero. Vuoi fare 50k il prossimo anno? È possibile. Per tutti è possibile.

Come se non bastasse, noi pro prendiamo soldi da adulti che sono consenzienti e che magari si divertono pure. Nessuno in realtà se ne va da perdente dal tavolo“.

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