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il 22 ago 2012

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Strategia Poker – Un differente approccio allo Slowplay

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Strategia Poker – Un differente approccio allo Slowplay

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Se c’è una tecnica di gioco che da sempre ha diviso il mondo del poker, è certamente lo “Slowplay“. In pratica si tratta di mostrare debolezza non puntando quando abbiamo un punto molto forte in mano, sperando magari che il nostro avversario peschi qualche carta utile per pagarci. 

Ma quali sono i principali vantaggi e svantaggi di questa tecnica?

La maggior parte dei giocatori vi diranno che il vantaggio principale dello Slowplay consiste nel dare la possibilità ai nostri avversari di migliorare la loro mano in modo da indurli a mettere soldi nel piatto nelle strade successive là dove altrimenti avrebbero foldato subito ad una nostra puntata. Altrettanti vi diranno che lo svantaggio principale è proprio il fatto di concedere carte gratis che potrebbero finire per consegnarli il piatto nel caso la sua mano migliorasse a tal punto da battere la nostra.

Questi sono certamente due argomenti validi, ma non sono l’unica cosa da tenere conto quando si parla di Slowplay.

Un pericoloso svantaggio, infatti, è la mancata occasione di far crescere il piatto. Se il nostro avversario fosse stato disposto a chiamare tre nostre puntate con una mano inferiore, ma decidiamo di slowplayare al flop puntando poi solo turn e river, non abbiamo soltanto perso valore mancando la puntata del flop, ma molto di più. Non puntare flop vuole dire ridurre considerevolmente l’ammontare del piatto e delle nostre puntate successive, tanto che la terza puntata sarebbe potuta essere anche due o tre volte più grande. E’ un enormità di valore perso in questi spot.

Viceversa un vantaggio spesso poco considerato dello Slowplay è che aiuta a bilanciare il range e a proteggere gli spot dove abbiamo mani più deboli. Se il nostro avversario sa che siamo capaci di controllare il piatto anche con mani molto forti, probabilmente sarà meno propenso a rilanciarci o a bluffarci, rendendo più facile poter giocare alcuni piatti con mani marginali senza investire troppo ne piatto.

A causa di questi fattori, le migliori mani per poter fare uno “slowplay” (almeno quando abbiamo uno stack ragionevolmente deep) non sono sempre le premium hand o i punti più forti. Con essi infatti è meglio cercare di costruire un grosso piatto per metterle tutte nel mezzo. Conviene quindi controllare mani che sono difficili da gestire o che possono anche migliorare, quelle per cui non vogliamo uscire dal piatto ma nemmeno investire subito tutto il nostro stack.

Ecco una mano che potrebbe riassumere bene questo concetto. Siamo alle fasi iniziali di un torneo 5-handed e come sappiamo in questa tipologia c’è un livello molto elevati di aggressività per può essere più profittevole del solito slowplayare la propria mano per indurre a un bluff che spesso arriva puntuale.

Abbiamo K5 da CO su bui 25-50 e circa 5.000 chips davanti. Apriamo a 100 trovando il call del BTN (che ha 2.150 chips) e dal BB che è ha poco di più di noi.

Flop K43

Questo è esattamente il tipo di mani di cui parlavamo, è difficile tirarsi fuori da questo colpo ma altrettanto non possiamo puntare per valore su tre strade senza migliorare. Le uniche carte veramente pessime per noi al turn sono i tre Assi non di quadri. Naturalmente ogni carta potrebbe migliorare la mano dei nostri avversari tanto da batterci, ma le possibilità sono ovviamente più remote.

Allo stesso tempo non posso certo aspettarmi di essere chiamato soltanto dalle mani peggiori se punto con top pair e pessimo kicker su tre strade. Quindi questa è una mano ideale per controllare il piatto sul flop, visto che non sto perdendo valore slowplayando una mano su cui non avrei comunque puntato tutte e tre le strade a meno di non migliorare (cosa peraltro decisamente possibile).

Il BB fa Check, noi Check e il BTN ne mette 190 (su piatto da 325). Folda il BB e noi chiamiamo.

Questo è molto buono per noi. Se io avessi scommesso mi sarei aspettato di essere chiamato da una mano migliore della mia molte più volte di quanto invece non sia facendo puntare lui. Se punto lui probabilmente folderebbe spesso tutte le mani che batto, chiamerebbe (o raiserebbe) a volte con mani che mi battono, e altre volte chiamerebbe con mani che battiamo ma che potrebbero migliorare (più ovviamente tutti i floating che battiamo ma che raiserebbero turn).  In altre parole ho idea di essere avanti molto più spesso quando betta lui e chiamo io, rispetto a quando punto io e l’avversario chiama.

Il turn è un A, ovvero la carta in assoluto migliore del mazzo per noi.

A meno che il nostro avversario non abbia un improbabile 52 direi che siamo avanti. Eppure non c’è bisogno di riprendere il controllo dell’azione. Il terzo quadri potrebbe essere una buona carta per un bluff del mio avversario, o nel caso avesse davvero un colore più basso uscirebbe comunque puntando lui al posto mio.  Quindi facciamo check e lui punta 380.  Ovviamente a questo punto facciamo solo Call.

Il river è un 8

Facciamo ancora Check e lui va Allin per circa la dimensione del piatto. Snap call per noi e lui ci mostra un Q9 per un bluffone non riuscito. Viste le sue carte avrebbe probabilmente foldato ad una nostra puntata al flop, ma visto che abbiamo deciso di controllare il piatto, è finita che ha messo il suo intero stack nel piatto con una mano Drawing Dead già dal turn.

Questa mano illustra anche come checkare una mano molto forte ci permetta poi di proteggere anche altre mani nel nostro “range di check” percepito dagli avversari. La maggior parte delle volte che avrò un Draw di colore al flop non avrò una coppia come nel nostro caso, e con queste mani quasi sempre si tenterà un semi-bluff  visto che non sono abbastanza buone da vincere il piatto senza migliorare e conviene provare a vincere senza uno showdown se è possibile. Nel caso invece il nostro avversario non voglia mollare il piatto, si ha comunque una buona possibilità di migliorare la nostra mano.

Come potete vedere, anche se la nostra mano sul flop (top pair con un kicker molto debole) non era certo un mostro, era un candidato perfetto per fare slowplay. Non volevamo certo giocarci un grosso piatto con quella mano e una carta gratis aveva più probabilità di aiutarci che non di far migliorare l’avversario. Forse non è stato uno “slowplay” convenzionale, ma certamente si è dimostrato vantaggioso.

 

 

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