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il 23 Ott 2018

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Floating

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Floating

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Ci sono bluff e bluff.

Il più comune, quello che piace un po’ a tutti, è ovviamente il bluff “di braccio”: bet, bet, all-in!

Ci provano in tanti, ma solamente chi racconta una storia credibile dal preflop può sperare di condurlo in porto

Poi ci sono strategie di bluff decisamente più raffinate, armi presenti nel bagaglio tecnico di ogni professionista, giocate invece assenti (più che assenti, sconosciute!) nella faretra di player ricreazionali. Una di queste è sicuramente il floating.

Per floating (traduzione letterale: fluttuante, galleggiante; ndr) s’intende chiamare una puntata avversaria (nella stragrande maggioranza dei casi) al flop avendo in mano poco o nulla, se non la posizione.

Si chiama, ovviamente, sperando in un check dell’avversario nella street seguente, che ci permetta di puntare per provare a “stealare il pot” (“rubare il piatto”, ndr).

A livelli più alti è possibile mettere in atto anche il floating “oop” (“out of position”, fuori posizione; ndr) o addirittura il doppio floating tra flop e turn, ma in questa mini guida su come utilizzarlo, vi suggeriremo le linee guida per un floating ‘classico’, sconsigliandovi di avventurarvi in gineprai dai quali potrebbe essere complesso districarsi.

Ecco dunque i primi consigli da seguire:

  • Floata solo quando sei in un piatto heads-up.
  • Floata contro giocatori tight-aggressive che sono in grado di passare quando mostri forza
  • Floata a maggiori frequenze quando hai dei backdoor.

Anche il Floating ha bisogno di essere credibile. Stiamo chiamando perché abbiamo una mano legittima.

In un piatto multiway, un semplice call flop significa poco o nulla e la storia fatica a prendere forma.

Vincerai più piatti con questa mossa se la userai contro i giocatori più deboli perché sono meno propensi a puntare di nuovo al turn e al river a meno che non abbiano una mano molto forte.

Qualora decidessimo di floatare flop e ci ritroviamo di fronte a una nuova puntata al turn, tante volte saremo costretti a passare.

Altre, in base all’evoluzione della texture e alla conoscenza del nostro avversario, potremmo azzardare un raise in bluff puro (o con dell’equity imprevista e improvvisa). Ma anche in questo caso stiamo andando un po’ oltre al mero concetto di floating.

Nel Texas Hold’em ciò che fa di un player un giocatore vincente è il non essere remissivo, complicando la vita all’avversario di turno ogni qual volta è possibile. In sostanza: mai concedere pot agevoli!

Questo bluff atipico è essenzialmente un’arma di difesa contro la continuation bet. Limitarsi al call, per poi bluffare, è senza ombra di dubbio più elegante rispetto al rilanciare ‘random’, basati esclusivamente sulla forza del proprio stack o sulla ‘timidezza’ avversaria.

Il floating, come detto, può essere effettuato, chiamando con 67 su KQ3. In questo caso stiamo giocando esclusivamente di testa, provando a scoraggiare (e poi intimorire) l’avversario che abbiamo di fronte.

Ma come sottolinea il punto 3, è sicuramente più sensato chiamare con 78 su K92. Un 6 o un 10 ci aprirebbero improvvisamente il mondo!

 

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