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il 2 Gen 2019

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Cosa è lo slowplay e quando conviene farlo?

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Cosa è lo slowplay e quando conviene farlo?

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Una delle azioni di poker più comuni è quella dello slow play.

Il termine è traducibile letteralmente come “gioco lento” e riassume esattamente in cosa consiste.

Slowplayare” vuol dire effettuare una giocata passiva di proposito per far sì che l’avversario si creda più forte, ed estrarre quindi valore dalle sue puntate.

Il presupposto della slowplay è dunque avere il punto più forte senza però rischiare che giocando passivi si permetta all’avversario di migliorare la sua mano fino a batterci.

Quanto appena detto è infatti l’errore più comune che i giocatori alle prime armi compiono giocando in slow play.

Tendenzialmente molti principianti dopo aver chiuso un punto forte al flop o trovandosi con una coppia forte pre flop temono che in seguito ad una puntata gli avversari lascino il piatto e non permettano loro di ottenere valore.

Questo ragionamento è impreciso e non è assoluto in quanto la slowplay è uno delle possibili strategie attuabili in determinate situazioni al tavolo ma non necessariamente quella migliore.

Porre come presupposto il voler estrarre il massimo valore da una mano forte giocando passivamente e lasciando gli avversari puntare in una sorta di “bluff contrario” rischia di diventare un’arma a doppio taglio.

Giocare passivo vuol dire infatti “regalare” agli avversari carte sulla board con le quali possono migliorare il loro punto e capovolgere la situazione.

Un buona slow play  dunque necessita di un attenta analisi dei possibili sviluppi che può subire il board nel post flop.

La valutazione principale da fare è capire quali range di mani possono battere il nostro punto e seguire lo sviluppo per capire quante possibilità ci siano che la nostra mano diventi perdente.

 

Quando conviene giocare in slowplay?

Per prevenire come abbiamo detto che l’avversario usi il nostro gioco passivo per vedere carte utili e superare la nostra mano il modo per impostare una slowplay sicura è avere una nut hand.

Essere nuts vuol dire sostanzialmente avere una mano che data la situazione di board risulterà matematicamente vincente, in questo caso infatti una slowplay non rischia di regalare all’avversario carte gratis con cui battere il nostro punto.

I casi però possono differire per diverse variabili e quindi estrarre valore dal nuts al flop non necessariamente prevede di giocare in slowplay.

L’attitudine dei giocatori al tavolo è molto importante e capire il loro livello di gioco è un altro elemento che può determinare se è il caso o meno di giocare in slowplay.

Un altro fattore che può determinare se slowplayare una mano è la posizione al tavolo.

Se ci troviamo contro un giocatore propenso ad un gioco aggressivo che tendenzialmente apre con un range di mani più ampio risulterà più probabile che da bottone si senta più sicuro e punti più spesso agevolando il nostro slowplay e incrementando il valore del piatto.

Lo stesso tipo di giocatore proprio perché tende ad aprire con range di mani più ampi potrebbe lasciare il piatto facilmente se attuassimo un gioco più aggressivo, lasciargli dunque condurre l’”attacco” può risultare più profittevole.

Lo slowplay è una strategia di gioco che ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi e viene spesso naturale impostare un tipo di gioco passivo dando per certo di avere una mano imbattibile.

Come sempre però per capire realmente quando slowplayare una mano o quando forzare gli avversari a lasciare il piatto servono esperienza e tanto tanto studio.

 

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