Wednesday, Sep. 17, 2014

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il 2 giu 2012

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WSOP 2012 – Marcello Marigliano: “Attenzione alle partite High Stakes truccate!”

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WSOP 2012 – Marcello Marigliano: “Attenzione alle partite High Stakes truccate!”

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Il nome di Marcello Marigliano nel poker è ben noto, non solo in Italia, ma anche all’estero. Lui è un giocatore di cash game high stakes, frequentatore abituale dei casinò, ha partecipato a partite importanti a Montecarlo, in Austria, a Londra, nonché a format televisivi sia italiani che internazionali: memorabile la sua prestazione alla “durrrr Challenge” dove l’italiano inflisse a Tom Dwan un pesante bluff il cui video fece il giro del mondo.

Quindi le parole di un giocatore del genere hanno un certo peso. In questa intervista Marcello parla di un argomento che sicuramente farà discutere molto: il cheating. Pare che nelle partite high stakes questo fenomeno sia abbastanza diffuso, e “Potrebbe arrivare a toccare anche i tornei di poker”. Un problema dal quale è “Quasi impossibile difendersi”, avverte Marigliano, e che “Insieme ad altre situazioni sta contribuendo alla morte dei cash game high stakes”.

Tu sei un giocatore prevalentemente di cash game high stakes, giusto?

Presto sarò un ex-giocatore di high stakes, perché le partite sono quasi finite.

In che senso?

E’ difficile giocare partite live di un certo livello, ed è altrettanto difficile trovarle su internet perché i siti italiani sono tarati con dei limiti. Ogni tanto gioco ancora, ma mi sono un po’ distaccato da questo mondo. I cash game high stakes, sia live che online, stanno per scomparire per problemi di varia natura.

Cosa è successo negli ultimi anni?

Dovrei dire delle cose… Il problema è che nelle partite dal vivo è diventata elevata la probabilità di cheating.

Puoi spiegarci meglio?

Non essendo io chi trucca le partite, ma chi subisce queste situazioni, ho una percezione di questo problema in parte per cose che ho sentito dire, in parte per cose che mi sono accadute in prima persona e ho visto con i miei occhi.

Ma stiamo parlando di collusion?

No, di cose “tremende”, ben peggiori. Se ne parla relativamente poco e non è giusto perché live questa possibilità si verifica molto spesso, più di quanto la gente possa pensare. Soprattutto nelle partite high stakes di cash game.

Di preciso, cosa succede?

Queste cose io non le faccio, le subisco, quindi ne ho una percezione per quello che ho sentito dire e per quello che ho visto con i miei occhi. Esistono possibilità tremende di truccare le carte, o di falsare delle situazioni con le chip, con le carte segnate, ed è praticamente impossibile difendersi da queste cose.

E’ un’informazione interessante perché, effettivamente, questa cosa non si sa in giro. Quantomeno, personalmente sono sorpreso che una pratica del genere sia così diffusa nelle partite high stakes.

Non se ne parla perché nessuno ha interesse a screditare questo gioco, ma si dovrebbe fare qualcosa per evitare queste situazioni. Non sono uno che pensa male di tutto, però questo fenomeno potrebbe raggiungere i tornei di poker. Chi ci garantisce che tali forme di cheating non arriveranno a toccare i tornei di poker? Sicuramente è un problema che ora esiste, e in futuro potrebbe interessarci più da vicino. e potrebbe arrivare ai tornei di poker.

Come ti difendi da queste cose?

Come dicevo prima, c’è ben poco da fare: è praticamente impossibile difendersi da certi metodi, talvolta è anche difficile rendersi conto di essere vittima del cheating. L’unica strada è giocare in Casinò con una reputazione provata.

Gli altri motivi quali sono?

Sicuramente c’è il problema delle tasse, che finalmente stanno arrivando nel mondo del poker, ed era ora che questo campo fosse regolamentato. Però mi auguro che siano anche tasse giuste. I primi accenni sull’approccio delle tassazioni al poker live non tengono conto delle spese dei pokeristi: è giusto che i giocatori siano tassati, ma sui loro utili effettivi, non relativi. Questa è una componente che danneggia seriamente il gioco a un certo livello.

E per quanto riguarda l’online?

I siti italiani non permettono di giocare partite high stakes. Personalmente, sono d’accordo ai limiti messi su internet, è una problematica sociale importante, quindi va tenuta sotto controllo. D’altro canto, essendo in Italia difficile trovare un tavolo di high stakes live, e viste le norme regolamentano il cash game online, le partite stanno scomparendo.

Che fine fanno i giocatori high stakes?

Quelli che io conosco personalmente, stanno abbassando il loro livello di gioco a limiti più bassi. Ad esempio, Patrik Antonius giocava a bui 500-1000, adesso accetta ben volentieri una partita 50-100: sono dei cambiamenti abbastanza importanti. Si vede che la tendenza è quella, e credo che ci sia molto di positivo in questo.

E tu come affronti questo problema?

Per me il poker non è mai stata una professione sebbene credo di essere un buon giocatore. E’ stato un divertimento con la volontà di vincere, proteggendo allo stesso tempo le mie finanze. Se mi troverò delle situazioni nelle quali avrò voglia di giocare, giocherò, questo anche prescindendo dal livello di gioco.

Hai giocato a Las Vegas?

Qua non ho la possibilità di avere i liquidi necessari a giocare certe partite, poi sono venuto essenzialmente per giocare i tornei. E non ho sempre il tempo e la possibilità di giocare.

Sei mai stato alla Bobby’s Room?

Ho molti amici che frequentano la Bobby’s room, ma lì giocano prevalentemente i mixed game.

Non ti piacciono?

Gli americani adorano i limit game, io li odio: per me sono lo svilimento del poker, perché per me il bello di questo gioco è il bluff. Noi italiani siamo amanti della psicologia legata al poker, quelli sono calcoli. Calcoli che anche io sono capace di fare, ma non mi diverte.

Marcello Marigliano aveva iniziato egregiamente queste WSOP, dove ci teneva particolarmente a vincere un braccialetto: due ITM di seguito, con tanto di multi tabling live che ha fruttato ben due bandierine azzurre, le quali facevano ben sperare al poker italiano che quest’anno uno dei braccialetti fosse indossato da un campione nostrano. Purtroppo Marcello ha voluto lasciare Las Vegas anticipatamente, congedandola con un “Addio”. La sua prima volta nella Sin City non è stata un’esperienza molto gradita, “Non ho neanche superato il fuso orario”, diceva l’altro giorno, e pare che non fosse tanto emozionato di stare qui: “Non posso criticare un posto come Las Vegas che gli amanti del gioco sognano e venerano, ma io sono più snob-romantico, mi piace l’Italia, la Francia, mangiare bene, essere servito bene, qua queste cose sono arruffate”. Così Marcello Marigliano è tornato nella sua residenza di Cannes, “Richiamato dalle forze del male”, come ha scritto sul suo profilo Facebook. In fondo, il poker è divertimento, quindi GG a “luckexpress”, con la speranza di rivederlo presto!

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