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il 2 lug 2012

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WSOP 2012 – Si fanno i soldi col Cash Game a Las Vegas? – Parte I

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WSOP 2012 – Si fanno i soldi col Cash Game a Las Vegas? – Parte I

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Gli italiani non perdono mai. Che tu vada a un torneo dal buy in di 400 euro o a un IPT o a un WPT, tutti ti diranno che sono in vincita.
E sai cosa ti dicono quando non hanno mai vinto nulla? Che sono “principalmente giocatori di cash”.

La stessa cosa accade a Las Vegas. Vedi un italiano bustato a 18 tornei consecutivi? Stai sicuro che ti racconterà che ha ripreso tutti e 18 i buy in giocando cash, “perché a Las Vegas basta sedersi a un tavolo e son tutti polli”.

E’ vero?
Iniziamo la nostra indagine andando a sentire l’opinione di alcuni dei molti italiani qui in trasferta a Vegas, per capire come stanno realmente le cose.

Cominciamo da Gianpaolo Eramo, professionista di cash game e abituato alla varianza enorme dell’online e quella ancora più pesante del live: “Esistono un paio di variabili che potrebbero alzare l’EV positivo di giocare live a Las Vegas. In primis c’è una rake estremamente bassa nemmeno confrontabile con il cash game live che si gioca in tutta Europa, soprattutto nei nostri Casinò.
L’altra variabili sono i buy in medi: ecco quelli sono proprio molto ma molto facili perché nella maggior parte dei casi, chi si siede non ha la più pallida idea di quello che sta facendo.
Già se alzi il buy in della partita e ti sposti al NL1000 lì devi fare una prepotente table selection, tentando di capire quanti sono “i turisti” della partita.
Se invece ti siedi agli High Stakes non hai davvero capito niente, perché a Vegas si giocano partite da veri duri a quei livelli

Ferdinando Lo Cascio non è per nulla un giocatore di cash, e proprio per questo la sua testimonianza è ancora più preziosa: “Io sono un giocatore di MTT e di sicuro non mi siedo al cash per recuperare i buy in di queste WSOP. Mi siedo al cash perché comunque sono convinto di avere un edge a quel livello. Mi spiego: io sto giocando partite di 1-3 e non sono mai stato coinvolto in uno spot difficile, è come se il giocatore americano fosse il prototipo del nitty, passive e decisamente face-up”.

Ecco. Questo è un punto toccato da molti player italiani e Marco Della Tommasina ce lo riassume nel migliore dei modi: “Siamo abituati, noi italiani, a una tipologia di fish molto aggressiva, molto loose, totalmente incapace di foldare, quindi la varianza aumenta esponenzialmente. Qui in America è diverso perché foldano molto, tendono a giocare solo i punti forti e non rilanciano praticamente mai in bluff”.
Gli fa eco Muhamet Perati: “Ho visto alcuni giocatori rinunciare a piatti enormi, con overpair infaldabili, solo perché l’avversario dimostrava molta aggressività. E poi gli piace moltissimo limp-foldare, a differenza degli italiani che limp-callano tutto.

“Direi che è una truffa il solo fatto che mi facciano sedere ai tavoli”. Una frase così forte la pronuncia Nicola Pegoretti alias BrunoLiegiBastonLiegi, uno che ha distrutto i livelli del cash italiano su Sisal. E’ qui in vacanza, non per giocare, ma in sole due sessioni è riuscito a vincere i massimi.
Come? Lo scopriremo nella seconda parte dello speciale dedicato al Cash Game a Las Vegas.

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