Fine della corsa per Ali Tekintamgac: condannato a 3 anni per cheating

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Mentre si spengono i riflettori sull’evento pokeristico dell’anno, le WSOP,  l’attenzione si sposta tutta su Ali Tekintamgac, player tedesco, dalle chiare origini turche, condannato dal tribunale di Augusta a circa tre anni e mezzo di carcere per aver messo in piedi una vera e propria organizzazione a scopo di cheating.

La vicenda risale al 2010, quando, durante il tavolo finale del Partouche Poker Tour, Tekintamgac fu squalificato e denunciato perché sorpreso a farsi suggerire le carte degli avversari da finti blogger e giornalisti che giravano in sala.

La prova più grossa, e da cui emerge questo tipo di espediente per barare, spunta fuori da un filmato che gira in rete. Siamo al WPT di Barcellona del 2010, in palio ci sono €278.000 e a giocarsi l’heads up contro Tekintamgac c’è Roberto Garcia Santiago. Nel filmato si vede chiaramente un uomo con il pass da giornalista sbirciare le carte dello spagnolo e comunicarle a Tekintamgac tramite gesti.

Tutti sappiamo come finì quel torneo, con il tedesco a incassare la prima moneta e a festeggiare la vittoria. Alla luce degli ultimi fatti, tuttavia, anche quel risultato sembra essere macchiato da una condotta illegale.

L’indagine del tribunale di Augusta ha coinvolto anche tante altre persone: sedicenti blogger e giornalisti e dipendenti di alcuni casinò che formavano una vera e propria banda, con a capo ovviamente Tekintamgac.

Tra questi, il nome più importante è di certo quello di Kadir Karabulut che ricordiamo soprattutto per le sue partecipazioni all’EPT di Sanremo che all’IPT di Venezia. Al momento Karabulut è scomparso e le sue tracce si sono perse quando nell’aprile del 2013 la sua auto fu trovata ad Augusta piena di dispositivi elettronici, probabilmente mezzi con cui portavano avanti le loro azioni criminose.