Quasi tutti i pokeristi, quando pensano al successo nel poker, si riferiscono alle ‘skill’. Simulazioni sui software, analisi delle mani, coaching e gruppi di studi si riferiscono tutti alla abilità come parte visibile e misurabile del lavoro al tavolo verde.
Ma le skill sono solamente uno dei tre pilastri su cui si regge la carriera di un pokerista: sulle colonne di Poker dot org lo ha spiegato lo psicologo delle performance Alan Longo.
I tre pilastri
Per Longo i tre pilastri che determinano la carriera di un pokerista non sono compartimenti stagni. Ciascuno dei tre muove gli altri due. Eccoli nel dettaglio.
La skll riguarda tutto quello che conosci e che puoi eseguire. Comprende i range, l’ICM, gli aggiustamenti e il lavoro tecnico.
Lo stato mentale riguarda la regolazione delle emozioni, l’attenzione, la gestione del riposo e come reagisci alla pressione e alle sconfitte. Da questo pilastro dipende anche la skill in senso stretto disponibile sul momento: peggio stai, peggio performi.
La situazione finanziaria è il tuo bankroll, ma anche la tua vita al di fuori del poker. Comprende l’affitto, gli impegni economici e il fatto che i risultati di questo mese possano contare per motivi che non hanno nulla a che fare con il gioco giocato in senso stretto.
La skill muove gli altri due pilastri
La skill è importante perché un errore tecnico è costoso due volte. Costa soldi in modo diretto, e in questa maniera danneggia il pilastro finanziario.
Ma danneggia anche il pilastro mentale, perché perdere al tavolo verde senza capirne i motivi genera dubbi. Il giocatore può iniziare a mettere in dubbio delle decisioni che fino a poco tempo prima prendeva in modo automatico.
C’è anche una seconda versione del problema, che è più comune. Il leak è tecnico ma il giocatore crede che sia mentale. Inizia quindi a lavorare sulle sue emozioni, sulla routine, sul riposo e vede che non migliora. In questa maniera ha perso mesi.
Ciò succede perché il sintomo è identico. I risultati che crollano e i dubbi che aumentano sembrano la stessa cosa, vissuta dal di dentro, quale che sia il pilastro che li causa. Ma non c’è niente che ti possa dire l’origine del problema: devi identificarlo da solo.
Lo stato mentale muove gli altri due pilastri
Il fulcro del pilastro mentale è che la tua skill non è sempre completamente disponibile. Il problema non è la pressione del gioco, visto che alcuni pokeristi danno il meglio di sé nelle situazioni ad alta pressione come i tavoli finali. Il problema è non aver costruito un valido sistema per lavorare bene quando essa si presenta.
Il problema non è la pressione in sè, ma la sua cattiva gestione.
“Quanto il livello di attivazione è eccessivo, l’area del cervello deputata a confrontare le opzioni e a gestire più linee di pensiero contemporaneamente opera con minore precisione. Le informazioni non scompaiono ma l’accesso ad esse diventa più lento e meno affidabile. Ecco perché, rianalizzando la mano un’ora dopo, la soluzione appare subito evidente”.
Per Longo il problema investe anche il pilastro finanziario, perché le decisioni economiche vengono prese in base allo stato mentale del momento.
Iscriversi a un torneo fuori bankroll, accettare uno staking che normalmente rifiuteresti, aggiungere tornei perché ti senti in ritardo sulla tabella di marcia, più che errori strategici, sono decisioni avventate prese da qualcuno che non ha il pieno controllo delle proprie emozioni.
La situazione finanziaria muove gli altri due pilastri
Anche se viene elencato per ultimo, questo pilastro è quello che più spesso causa i danni più grandi.
“Un problema economico non risolto non aspetta che tu finisca la sessione: una parte delle tue risorse mentali è assorbita da esso, anche mentre ti dedichi ad attività che nulla hanno a che fare con il denaro. Non è una questione di disciplina né di debolezza. Semplicemente, le tue energie sono impegnate altrove. Al tavolo arriva solamente ciò che resta”.
Per Longo il risultato è che ti ritrovi a giocare con paura, oppure a forzare le mani che giochi. Entrambi gli atteggiamenti compromettono le tue abilità proprio quando ne avresti più bisogno.
Inoltre entrambi concorrono a peggiorare la situazione finanziaria creando un circolo vizioso da cui è veramente difficile uscire.
Il tuo livello dipende dal pilastro più basso
Longo chiude il suo contributo dicendo che il tuo livello di gioco è determinato dal pilastro più basso, non da quello più alto.
“Un giocatore con una eccellente conoscenza tecnica ma che non ha bankroll e non dorme bene, quella settimana non sarà un giocatore forte perché sta giocando al livello del suo pilastro più basso, quale che sia il livello degli altri due”.
Inoltre lo psicologo delle performance chiarisce che non è possibile riparare un pilastro lavorando duro su un altro.
“Studiare di più non risolve un problema finanziario. Una routine migliore non risolve un leak tecnico. I soldi da soli non risolvono uno stato mentale, anche se di sicuro rimuovono la pressione. La domanda da farsi quindi non è cosa migliorare: quasi tutti sanno cosa dovrebbero migliorare. La domanda utile è: che pilastro ti sta limitando ora?”







