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il 7 Nov 2011

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Grinder – Curiosiamo nell’ufficio di Erion Islamay e dei pro triestini

Grinder – Curiosiamo nell’ufficio di Erion Islamay e dei pro triestini

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Piove. Decido di pranzare in un fast food gestito da una coppia di Serbi in Largo Barriera, pieno centro di Trieste e giusto di fronte a un vecchio palazzo asburgico dove ho appuntamento. Sul campanello c’è scritto “Islamay”. Suono.

Scendo subito con l’ascensore così vengo a prenderti”. Eccomi nell’ufficio dedicato al poker online! “L’alternativa era solo l’imbruttimento casalingo” – spiega Erion Islamay, il volto più famoso del gruppo con la sua esperienza televisiva a PokerItalia24 – “perché con il poker, soprattutto con il grinding online, il rischio di essere monomaniaci è altissimo: pensare ogni secondo alle due carte, non smettere mai, infrangere costantemente le regole che il tempo naturale e biologico del corpo ti impone.

Abbiamo deciso di prendere in affitto questo appartamento e non a caso l’abbiamo chiamato L’UFFICIO, dove la regola principale e condivisa da tutti è quella di NON VIVERCI DENTRO, NON DORMIRCI MAI ma trattarlo appunto da ufficio. Magari con orari non proprio simili agli uffici tradizionali ma qui si entra solo per giocare a poker, forse qualche volta per studiare. Ma quando si esce da qui, IL GIOCHINO tentiamo di chiudercelo dentro e non pensarci più

LA GRINDHOUSE

L’Ufficio è una mansarda di una cinquantina di metri quadri: una stanza all’ingresso con una scrivania molto grande dove ognuno ha la propria postazione. Una stanza con un letto per la siesta e una scrivania per chi, come Federico, a metà dicembre si laurea e alterna il grinding quotidiano con sessioni di studio.

IL CONFESSIONALE

Oltre alla cucina, nell’angolo opposto spunta un’altra porta, chiusa. “Entra!” Me la faccio aprire da Massimiliano e dentro c’è solo una sedia con un piccolo tavolino. “Questa è la stanza del pentimento. Un luogo dove sfogare la bad beat, controllare il tilt, chiudere gli occhi e bestemmiare tra sé e sé oppure urlando a squarciagola. Insomma sfogati quanto vuoi ma poi pentiti e torna a grindare. Lui è l’esperto…” e mi indica Sebastiano “S4M4R4” Kisvarday.

IL MECCANISMO DEL CONTROLLO RECIPROCO

Uno dei motivi principali per cui ci siamo riuniti in cinque in un appartamento è proprio questo. Lavorando in gruppo il tilt o anche il semplice assorbimento di una bad run viene digerito meglio. E’ come se fosse una sorta di gruppo d’ascolto permanente in grado di lavorare costantemente sia sull’analisi delle bad beat che sul controllo reciproco. Sei in tilt? Ok stacca un po’ e riprendi. Sei in bad run? Gli altri ti aiutano a fartene una ragione: è la varianza amico, e tu non puoi farci niente se non grindare ancora di più”.

Mentre Sebastiano parla, Federico lo interrompe: “Però messa così sembra che abbiamo scelto di grindare in ufficio per consolarci a vicenda. E’ vero in parte, perché il primo motivo è quello dell’evoluzione. In Italia siamo ancora all’anno zero del poker e l’unico motivo per scavare i più alti margini di profitti è professionalizzare al massimo la nostra attività: evolvere come evolve il poker. Poi, certo, giocando assieme “stilti” molto più facilmente e l’assorbimento dei periodi di nera viene più facile”.

IL MURO

Appena Federico finisce la frase scorro le pareti dell’appartamento con gli occhi: il muro è una vera e proprio Hall of Fame della bad beat. Solo le bad run più pesanti e gli scoppi più assurdi hanno meritato di essere presenti in questa bacheca: un cimitero di mouse e tastiere distrutti in preda ai tilt più profondi.

Se dovessi basarmi sul numero di reperti appesi al muro come trofeo, penserei che il meccanismo del “controllo reciproco” andrebbe sicuramente rodato meglio in futuro!

Sì chiaro, a volte mi dimentico che chi massa i sit&go deve mantenere un focus costante, impeccabile e non accorgersi nemmeno delle badbeat da tanti tavoli ha aperti. Su questo aspetto devo ancora migliorare molto ma se ho scelto di aderire al progetto dell’Ufficio, uno dei principali è il mindset. E gli altri mi stanno aiutando in modo determinante.”

LE ORIGINI

Il bridge a Trieste è una vecchia tradizione: lo si gioca in un antico palazzo di una via pedonale, Via San Nicolò. E’ una di quelle tappe che non trovate nelle guide turistiche ma se avete modo di passare di lì entrate a fare un salto perché dopo la prima rampa di scale vi si spalancheranno le meraviglie di un palazzo in stile Liberty, con marmi, ringhiere in ferro battuto e parquet di mogano. Un sabato pomeriggio di quattro anni fa, accanto ai grinder del bridge, Trieste scoprì il Texas Holdem grazie a un’associazione – i Royal Rounders – fondata da 4 ragazzi di appena vent’anni.

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Io ero uno di questi “ – racconta Erion – “e organizzavamo tornei da 30 euro che finivano in una cena sociale la sera. Accanto alla vecchia guardia del poker a 5 carte abbiamo cominciato a radunare i nostri coetanei e il Texas piano piano si è impossessato delle nostre vite. I grinder che vedi qui vengono tutti da quella realtà, nessuno escluso. Da un hobby del sabato pomeriggio è diventato un lavoro a tutti gli effetti. Di sicuro più redditizio di quello della maggior parte dei nostri amici e in alcuni casi dei nostri stessi genitori.

GENITORI E COMING OUT

Il “coming out” è la classica patata bollente del poker. Non è facile spiegare a genitori e amici che giocare a poker può essere un lavoro. Ecco, “i genitori”. Un tema che mi interessa parecchio e che do subito in pasto agli abitanti dell’Ufficio.

Parla Federico: “A differenza degli altri giovani professionisti dell’online, il nostro “coming out” è stato duplice. Il primo è quello tradizionale in cui devi tapparti il naso e buttarti e confessare che quella cosa che hai sempre giustificato come un hobby è diventato il tuo lavoro. Ci sono generazioni diverse e reazioni ovviamente diverse a seconda dei genitori che hai. Nel nostro caso, chi meglio chi peggio, tutti alla fine hanno accettato questa nuova professione.

La seconda uscita allo scoperto è quella di raccontare che ti svegli, cazzeggi un po’, e poi quando esci di casa la strada che prendi è quella dell’Ufficio. Poi passi i soliti 10 minuti a spiegare che nel nostro ufficio non rispondi al telefono o scrivi e-mail di lavoro ma passi tutto il tuo tempo a fare click col mouse a valore atteso positivo”.

LA SVEGLIA DEL GRINDER

Di solito ci si alza attorno alle dieci. 4 su 5 fanno sport al mattino, 2 in palestra, 1 boxe, un altro piscina. Si pranza ognuno per conto proprio attorno all’una. Poi alle due si comincia a grindare fino alle sette e mezza di sera con un paio di pause intermedie. Se la sera si partecipa a qualche MTT allora ci si ferma per cena e poi si grinda ma… “No, la maggior parte di noi non ha ancora “sculato” nessun torneo importante, qui si lavora serio ogni giorno, se il colpaccio viene meglio ma di sicuro non viviamo con questo mito”.

IL POKER E’ MANOVALANZA”

“In Italia” – sorride Massimiliano – “funziona ancora che il poker è assimilato al grande colpo. Ti inculcano il mito della sponsorizzazione, dei tornei live, dei premi a nove cifre e a dieci cifre che ti cambiano la vita. In pochi sono qui a raccontarti che il poker è lavoro. Anzi il poker è manovalanza, fatica e disciplina. Perché forse non conviene a nessuno dirti questo, anzi il motivo per cui stai scrivendo questo articolo è perché dei ragazzi che hanno affittato un ufficio per giocare professionalmente fa notizia. Quando, in realtà, dovrebbe essere la cosa più normale del mondo. Come puoi trattarlo come un lavoro se non “vai al lavoro”?”

ARTIGIANI DEL POKER

Palestra, lavoro, ufficio, responsabilità: possibile che abbia trovato i ventenni più maturi che abbia mai conosciuto in una comunità di pokeristi?

Mi sono tenuto questo dubbio in testa per parecchio tempo, poi ho avuto un’illuminazione. Il problema non sono loro, il problema sono io. Sono talmente assuefatto da un immaginario fatto di players che alzano picche e sfoderano braccialetti da non riuscire ad accorgermi della “normalità del poker”. Scambio per noia quella che invece è la dimensione artigianale del poker, quella “quotidiana”, quella che interpreta la disciplina nel modo più regolare possibile.

Il vento ha liberato il cielo spalancando un tramonto rosso fuoco. Ce lo gustiamo dal terrazzato. Non piove più.

Enrico Marchetto

Articolo pubblicato sul numero di Dicembre 2010 della rivista Poker Sportivo: Abbonati subito!

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