Abbiamo scritto ieri di Laurent Polito, il player francese che sta vivendo un rush incredibile nei tornei World Poker Tour National, così abbiamo chiesto qualcosa su di lui a chi lo conosce personalmente, come il tournament director Christian Scalzi, che ha assistito a diverse sue vittorie, e Carlo Savinelli, che è stato battuto dal transalpino a Parigi lo scorso dicembre.
Dalle parole di Carlo, si evince che Polito è un giocatore di grande esperienza, che sa bene quali tornei fare e quali, invece, evitare.
“Lo ritengo un giocatore molto estroso – spiega Savinelli – che sa bene chi attaccare e chi evitare al tavolo. Nelle fasi importanti degli mtt, poi, riesce a far pesare molto la sua conoscenza del poker. E’ decisamente esperto. Credo prediliga (come dargli torto) i WPTN e i tornei delle French Poker Series, perché hanno field facili e montepremi allettanti…”.
Gli fa eco Christian Scalzi, che ci ha detto di conoscere piuttosto bene Laurent.
“Il suo è un percorso particolare. Lui non è un professionista, infatti vive a Parigi dove possiede diversi supermercati. La passione per il texas hold’em è cresciuta in lui frequentando l’Aviation Club: arrivò qualche risultato e proprio là vinse il suo primo WPTN, il cui buy-in era 1.500€. Dal gennaio 2013 a oggi, poi, gli ho consegnato altri tre trofei del WPTN ed epico fu l’heads up che lo vide affrontare il nostro Carlo Savinelli. Dopo un inizio difficile, ora i due sono buoni amici. Quando l’ho intervistato dopo la vittoria a Bruxelles gli ho detto che molti suoi connazionali e italiani lo stavano seguendo via Periscope, così lui ne ha approfittato proprio per salutare Carlo…”.
Anche Savinelli è tornato con la mente a quell’heads up di dicembre 2014, dove il tifo eccessivo finì per infastidire il ‘sindaco’ di Maddaloni.
“Ogni volta che raisava e io foldavo da big blind, sembrava che avesse segnato il Napoli. Gridavano ‘Allez Papa!’. Questa cosa mi stava un po’ sulle palle, così a Deauville decisi di indossare la maglia di Materazzi della nazionale. Credo ci stessimo un po’ antipatici. Un giorno poi, entrando in poker room, vidi lui e il suo ‘capoultrà’ che parlavano… scesi le scale e partì un gioco di sguardi stile ‘Mezzogiorno di Fuoco’. Dal nulla mi uscì dalla bocca ‘Allez Papa’ e scoppiò il delirio: cominciammo a ridere come matti, ripetevamo ‘Allez Papa’ e finimmo per farci un selfie riappacificatore! Da allora siamo grandi amici…”.








