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il 14 Feb 2017

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Il ‘j’accuse’ di De Michele: “Se oggi è più complesso far soldi è anche a causa del coaching/staking”

Il ‘j’accuse’ di De Michele: “Se oggi è più complesso far soldi è anche a causa del coaching/staking”

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Un paio di giorni fa, in sostanza da ex professionista, Alessandro ‘nektarine16’ De Michele ha vinto il primo titolo TCOOP in carriera, primeggiando nel pot limit omaha, la variante che più di tutte ama.

“Adesso risiedo in Germania per motivi di lavoro – racconta Alessandroper il momento lontano dalla famiglia. Non nascondo che se ancora ci fosse la possibilità di fare un ottimo profit mass-grindando i sit’n’go, come è accaduto in passato, mi dedicherei al poker come allora, ma ciò adesso è cosa impossibile. Sono comunque molto contento di aver vinto questo titolo, anche se a livello economico l’omaha non paga come il no limit hold’em. Attualmente gioco per divertimento, ma quando mi siedo al pc per grindare, dato il mio passato, lo faccio con un approccio di un certo tipo, non come un occasionale qualsiasi. E se ho qualche ora da spendere ai tavoli, solitamente apro gli Spin & Go”.

Nonostante la residenza teutonica, De Michele non si è però ancora lanciato nel dot com.

“Non ho un account, però potrei farlo. E’ anche vero che stando a 600 chilometri da casa, nel weekend, quando ne ho la possibilità torno a Bergamo e lo spazio per il poker chiaramente viene meno. Non è escluso però che cominci a farlo durante la settimana, dati i miei trascorsi positivi: nel 2007, ad esempio, quando mi trasferii in Egitto intensificai il grinding serale perché là avevo poco da fare, così mi appassionai sempre più al gioco. D’altronde a livello di offerta il dot com garantisce sempre molto, seppur certi mtt dal buy-in importante eviterei di farli dato il field. Li lascio a Sammartino, Musta e compagnia bella…”.

Il poker attuale, lo sappiamo bene, non è quello di qualche anno fa e per ‘nektarine16’ le colpe non sono solo da addossare alle room, anzi.

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“Oltre alle pratiche illegali, quali multiaccount, conferenze Skype e altro, credo un grosso impatto l’abbia avuto il coaching/staking, che ha portato a un innalzamento del livello medio, con la forbice tra regular e occasionali che si è inevitabilmente ristretta. I margini credo comunque ci siano ancora per fare un buon profit, ma per un padre di famiglia, sposato, con due bambini, non bastano certo 2.000 euro mensili che sono invece ottimi per un ventenne. La chiave potrebbe essere quella di grindare mtt a un abi contenuto (25€/30€), pur essendo l’atteso ben diverso rispetto a qualche tempo fa. Insomma, bisogna scovare dove andare a far soldi (ride)!”.

Da persona schietta qual è, De Michele ci ha detto anche cos’è che non ha sopportato delle scelte fatte negli ultimi tempi dalle poker room.

“Avendo vissuto il sistema dall’interno, mi sento di dire che molte delle decisioni sono state prese con ragionevolezza. Bisogna sempre ricordarci che le poker room non sono delle organizzazioni no profit. Oggi, pur scivolandomi tutto addosso, mi dà però fastidio che non si sia ancora riusciti a risolvere il problema della collusion, pur sapendo per certo che c’è un’attenzione alta da parte di PokerStars e degli altri siti riguardo tale aspetto. Ci sono dei vincoli, anche legati alla privacy, che fanno sì che il tutto sia più complesso da sistemare di quanto sembri. Non sono contento, poi, del lancio da parte di PokerStars del casinò e del betting, pur essendo queste innovazioni che hanno sicuramente già portato un ritorno economico importante per l’azienda. A me romanticamente PokerStars era sempre piaciuta perché offriva poker e basta. Se volevo giocare alla roulette o scommettere su una partita ero costretto infatti a rivolgermi altrove…”.

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