Bella scelta Sam. Ma prima cosa conta di fare in queste Wsop?
“A dire il vero non mi interessa poi più di tanto. Il vero poker è quello giocato cash. La formula torneo non fa per me. Può vincere chiunque, non necessariamente il più forte. Questa è tutta roba fatta solo per la televisione: braccialetti, titoli, le sponsorizzazioni che ne derivano, per me tutto questo conta davvero poco (nonostante Farha al polso abbia due braccialetti, più il secondo posto nell’edizione 2003 del main event persa da Chris Moneymaker, ndr)”.
Ma allora perché partecipare alle World Series?
“Perché qui in questo mese e mezzo si vedono tanti “sucker” quanti non ne troveresti in tutto il resto dell’anno. Le mie Wsop le gioco alla Bobby’s Room”.
Viva la sincerità. Il boom del poker da torneo perciò non dà fastidio agli specialisti del cash game…
“Anzi. Sta servendo a farci riconoscere socialmente dalla gente, che non ci vede più come semplici “gambler”. E poi potrebbe aiutare anche giocatori meno preparati a farsi meno male. Anche se poi in realtà non mancano mai quelli che sono pronti a sfidarti al tavolo andando oltre le loro capacità”.
Senza Wsop, per parafrasare, non ci sarebbe High Stakes Poker…
“Esattamente quello che volevo dire”.
E cosa pensa della formula a tripla chance utilizzata anche quest’anno alle Wsop in tutti i tornei di omaha?
“Trovo che sia un’ottima cosa, almeno per giocatori molto aggressivi come me. Ti permette di prenderti i rischi giusti senza dover per forza compromettere tutto il torneo se la fortuna ti volta le spalle. Però anche così, la formula torneo ha molti limiti. Io non mi ci diverto, a meno di non riuscire a fare stack”.
E del poker on line che ci dice?
“Qualcuno dirà che sono della vecchia scuola, ma secondo me è una schifezza, ma non ditelo troppo in giro”.
Quindi non ci gioca?
“Praticamente no, e non mi manca nulla. Il poker per me è guardare in faccia l’avversario. Punto e basta”.
Comments are closed.







