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il 27 Giu 2009

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Doyle Brunson – Il Mito

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E’ davanti ai miei occhi, a non più di 5 metri: la storia del poker, Doyle Brunson. Giubbotto di pelle, cappello texano, stampella appoggiata a una sedia del tavolo a fianco. Sfiora gli ottanta e non cammina più agevolmente, deve essere dura per uno che era ad un passo dal giocare a basket in quella che oggi è l’Nba. Non ci è arrivato perché si è rotto un ginocchio: ne ha sofferto, ma è stata la sua fortuna. Mi sembra di essere di fronte a Pelè, o a Michael Jordan o a Bjorn Borg, o a Cassius Clay.

Poi mi accorgo dell’immensa differenza rispetto a loro: lui incute ancora timore. Edson Arantes do Nascimento di calcio può solo parlare, “Air” ha preso 20 chili, l’”Orso” può divertirsi al circolo di Stoccolma e Mohamed Alì, purtroppo, è schiavo del Parkinson.

Doyle è quello di un tempo, anzi, migliore. Ancora più esperto, capace di miscelare al suo vissuto pokeristico le strategie della nuova generazione. Qui è mezzanotte e lo vedo sbadigliare, poi il dealer gli da le carte e di colpo torna concentrato, a patto che prima non lo fosse.

Howard Lederer parla amabilmente con lui, ma sa perfettamente che potrà essere azzannato da un momento all’altro: non contano gli anni di differenza, contano le carte e come le giochi. Doyle sembra stanco, è impegnato nell’ Horse da 50000 dollari, forse, per un mito come lui, il vero campionato del mondo: ad un tratto sorride, sembra in un tavolo di amici. Non ci sono dilettanti, il buy in è troppo elevato, ma tutti lo guardano e lo rispettano.

Tra 28 minuti finisce il day 1, aspettate che vado a vederlo giocare, torno subito…. Eccomi qui, 10 minuti sono stato ad ammirarlo, non vi racconterò che ha giocato una mano da maestro, che ha risposto con un solido reraise ad un raise: vi dirò solamente che ho sentito profumo di carte, di gioco, di scommesse, di soldi, di emozioni, di donne, di Las Vegas.

Guardo i suoi occhi e vedo un uomo che sa che la sua vita va verso la fine, ma lui la aspetterà al tavolo: non ha fretta, sa che Dio non è ancora pronto per batterlo in heads up.

Jack Bonora

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