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il 11 Lug 2020

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Dato-Bjerkmann al WPT Venezia 2012: giusto limitarsi al call con full house?

Dato-Bjerkmann al WPT Venezia 2012: giusto limitarsi al call con full house?

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Raramente esistono mani di giocatori italiani che facciano particolarmente discutere, vuoi perché i giocatori azzurri disputano tornei  meno popolari, vuoi perché altre mani generano maggiore interesse.

Ma questa mano, che vede protagonista il nostro Andrea Dato, ha fatto porgere molti interrogativi ai giocatori del nostro paese: per i pochi che non la conoscessero, andiamo a riviverla insieme.

Un avversario scorbutico e pericoloso

Torniamo indietro al 6 febbraio 2012, in occasione del prestigioso WPT disputato a Venezia, nella storica sede di Ca’ Vendramin Calergi.

Il torneo ha un buy-in di 5.000€, pagati da 155 partecipanti.

Siamo a 18 players left, quindi la bolla è appena scoppiata. I protagonisti di questa mano sono il norvegese Marcel Bjerkmann, con uno stack di 460.000 chips, e il romano Andrea Dato, con una dote di 420.000 chips.

Bjerkmann ha mostrato, unitamente ad uno stile di gioco molto aggressivo tipico dei giocatori scandinavi, anche una personalità particolarmente colorita, con atteggiamenti –per la verità- non troppo confacenti ad un tavolo di poker.

Nella mano in questione, con i bui 2.000-4.000, vi è un raise a 12.000 da early position, Dato si appoggia da bottone con 7 7 e Bjerkmann fa call da BB con 9 5.

Scende il flop Q 7 8.

Bjerkmann check, or check, Dato punta 15.000 col suo set. Parola a Bjerkmann che sale a 44.000 col suo progetto ad incastro, or folda, Dato si limita al call.

Turn: 8

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Bjerkmann punta 64.000, ricevendo un altro call di Dato.

River: 4

Bjerkmann spara nuovamente grosso, 82.000 , e Andrea Dato va “in the tank”. Il nostro portacolori riflette a lungo, tanto che l’impaziente norvegese chiama il tempo.

Dopo la suddetta richiesta, Dato fa call e vince col suo full-house contro un bluff totale.

Bjerkmann, vista la mano di Dato, va su tutte le furie (e non risparmia bruttissime parole contro il nostro giocatore) tacciandolo di slowroll; Dato, dalla sua, assicura di aver pensato così a lungo perché indeciso se rilanciare o meno al river, perché certo di essere chiamato solo da meglio.

Al posto di Dato, avreste fatto solo call? O avreste impostato la mano diversamente, agendo diversamente al flop o al turn?

In questa puntata, oltre alla fase finale del torneo, vi è l’analisi di Tony Dunst della mano in questione (al minuto 21:38):

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