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il 21 Dic 2015

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Da Eisenhower ad Obama, i presidenti degli Stati Uniti con la passione per il poker

Da Eisenhower ad Obama, i presidenti degli Stati Uniti con la passione per il poker

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Poker e politica: due campi che apparentemente poco hanno in comune, anche se in realtà di questo connubio abbiamo già parlato più di una volta.

È il caso per esempio di Tony G, poker player di grande fama ora parlamentare dell’unione europea, o di Ola Amundsgård, giocatore norvegese che ha sfidato e battuto i politici del suo paese per dimostrare che il poker in quanto skill game avrebbe dovuto essere legalizzato.

Ma è negli Stati Uniti D’America, patria del nostro amato gioco, dove il poker incontra la politica ai piani più alti.

Più di un presidente degli Stati Uniti è stato un appassionato e spesso vincente giocatore di poker: ecco tre esempi significativi che vanno dagli anni ’50 fino ai giorni nostri:

1 – Dwight Eisenhower

Il trentaquattresimo presidente degli Stati Uniti imparò a giocare a poker grazie ad un uomo di Abilene di nome Bob Davis: la passione di Eisenhower per il gioco ed il rispetto per il suo “coach” risultano evidenti da una dichiarazione nel suo libro At ease: Stories I tell my Friends.

“Il mio eroe era un uomo di nome Bob Davis. È stato un uomo che ha viaggiato a lungo, un pescatore, un cacciatore, una guida. Era anche un filosofo e, per me, un grande maestro. Una cosa che mi ha insegnato sono i rudimenti del poker.”

Eisenhower stimava molto il suo maestro che sembrava conoscere le percentuali del gioco meglio di chiunque altro, e questi insegnamenti gli permisero di vincere spesso contro i compagni di college in partite private e “nascoste” dai sorveglianti del dormitorio. Purtroppo Dwight ebbe qualche problema nella raccolta delle vincite, che annotava quotidianamente per riscuotere una volta laureati i suoi avversari.

Eisenhower continuò a giocare anche una volta entrato nell’esercito, persino nel periodo della seconda guerra mondiale dove ottenne il grado di generale a cinque stelle. Ma il poker non lo fece diventare un uomo avido: una volta un suo commilitone perse una grande somma al tavolo, ed Eisenhower organizzò un’altra partita la sera successiva per permettere all’ufficiale di recuperare la sconfitta.

Il poker inoltre faceva da sfondo alle lunghe discussioni di strategia bellica con il generale Patton, che anche nel poker prediligeva una strategia aggressiva rispetto a quella conservativa e strategica di Eisenhower.

2 – Richard Nixon

Nixon a differenza di Eisenhower non nascose mai la sua passione per il gioco, nemmeno una volta salito alla carica di presidente.

Il più discusso presidente della storia degli Stati Uniti imparò a giocare a Five Card Draw Stud da James Stewart, un ufficiale della marina dopo aver osservato a lungo le partite ed aver capito la componente di skill all’interno del gioco; a quel punto Nixon si rivolse al giocatore che ritenne più preparato per apprendere tutto ciò che poteva servire.

Stewart gli insegnò i concetti principali del gioco: gioca tight, punta quando hai il punto, folda quando sei battuto e bluffa solo quando sei sicuro di poterlo fare.

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“La pressione del periodo di guerra, e la ancor più oppressiva monotonia lo resero un diversivo irresistibile. Ho trovato il poker istruttivo quanto divertente e profittevole”

Richard maturò un gioco apprezzato da tutte le persone che lo circondavano, alcuni dissero di non aver mai visto un giocatore migliore al mondo: conservativo ma senza nessuna paura di bluffare e mettere pressione quando si presentava l’opportunità.

Nixon raramente usciva come top-winner, ma altrettanto raramente usciva in perdita: vinceva quanto gli bastava, ma guadagnava comunque più da marine giocando a poker che quando salì al grado di guardiamarina.

Alla fine dei conti comunque le vincite a poker di Richard gli tornarono addirittura utili per finanziare la sua campagna elettorale, e durante un’intervista dove gli venne chiesto se un grande presidente dovesse anche essere un grande giocatore lui rispose:

“Aiuta. I russi sono grandi giocatori di scacchi, ma io non ho mai capito molto quel gioco, troppo complicato, troppo complesso. Ma molti concetti del poker sono davvero utili in politica ed anche negli affari esteri.”

3 – Barack Obama

Anche l’attuale presidente degli USA è un grande appassionato di poker, anche se in periodo di elezioni ebbe cura di nascondere questo amore per il gioco.

Da un’intervista a James McManus tratta dal portale npr.org, si scopre che il poker è il passatempo preferito di Obama, e che quando arrivò al Senato dell’Illinois era solito organizzare amichevoli partite di poker per facilitare le negoziazioni.

Per Barack comunque il poker non è un gioco per vincere soldi e nemmeno uno strumento per stringere accordi politici, ma per incontrare e conoscere persone, di cui alcune potrebbero anche essere utili nel suo contesto politico.

McManus descrive Obama come un giocatore prudente, un requisito indispensabile per un presidente degli Stati Uniti, e a differenza di Eisenhower e Nixon che giocavano a limiti piuttosto importanti, Obama è più il tipo da gioco ricreativo, per il puro piacere di giocare.

Ma questo non significa che per Barack il poker sia solo un passatempo senza troppo interesse, anzi, McManus racconta che durante una chiacchierata il presidente si dimostrò molto interessato al gioco, in particolare alla sua storia, agli altri presidenti appassionati di poker e al ruolo delle carte nella storia della politica e nella diplomazia.

Vi piacerebbe giocare un Heads Up contro il presidente? 🙂

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