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il 1 Dic 2017

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I rimpianti di Luca Pagano sul poker live in Italia: “Andava legalizzato anni fa, oggi…”

I rimpianti di Luca Pagano sul poker live in Italia: “Andava legalizzato anni fa, oggi…”

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Ormai gli eSports sono la sua nuova grande passione, ma Luca Pagano non può scordarsi del suo primo amore.

L’ex professionista di PokerStars è impegnatissimo con il team QLASH in giro per il mondo, però è tornato a parlare di poker in una recente intervista rilasciata ai colleghi dell’agenzia AGIPRO.

Pagano ha analizzato in particolare il movimento pokeristico in Italia, che ha raggiunto probabilmente il suo apice qualche anno fa.

Pagano dice prima di tutto che la mancata legalizzazione del poker live è stata una grandissima occasione persa: “Da giocatore di poker, credo che la legalizzazione del gioco live al di fuori dei quattro casinò italiani sarebbe servita sotto tanti punti di vista.

In primis quello culturale: ricordiamoci sempre che non siamo gli Stati Uniti, da noi il Texas Hold’em è esploso soltanto una decina d’anni fa e in molti sono stati letteralmente travolti da un vero e proprio ciclone. Ma senza cultura, per tanti quella del poker è rimasta una moda del momento, come ne sono passate tante. Ed è un vero peccato.

Ma ci ha perso anche lo Stato. Una legalizzazione, una regolamentazione del poker live avrebbe portato un gettito fiscale, nuove opportunità imprenditoriali, posti di lavoro. Insomma, un’occasione persa a 360 gradi“.

Luca spiega poi come si è battuto in prima persona per la causa del poker live in Italia: “Insieme a mio papà Claudio e altre personalità del movimento già nel 2006 avevamo fondato la Federazione Italiana Gioco Poker, proprio con l’obiettivo di promuovere e diffondere il poker sportivo. Il lavoro fatto fu davvero imponente, con migliaia di affiliazioni, di tesserati e di tornei sparsi nei territori locali. Quando le istituzioni si sono accorte della portata del fenomeno, giustamente è nata la necessità di regolamentare il movimento pokeristico dal vivo. E qui gli ingranaggi si sono bloccati, anche se qualche anno fa sembravamo sul punto di arrivare a una soluzione. Io, da amante del poker in tutte le sue forme, ho sempre visto con favore una regolamentazione del poker live e ho sempre sperato che prima o poi si arrivasse a qualcosa di concreto. Ma ormai, francamente, dubito che ci arriveremo“.

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Sarebbe ancora utile regolamentare il settore? Aiuterebbe a far parlare del fenomeno pokeristico? “Certo, anche se come detto non sono molto ottimista sulle tempistiche, in cuor mio spero sempre che le istituzioni tengano fede alla parola data e regolamentino il settore. Forse quel treno ormai lo abbiamo perso, forse no. Certo è che l’onda andava cavalcata qualche anno fa: oggi sarebbe sicuramente più difficile riportare il fenomeno poker ai fasti di un tempo“.

Per finire Luca descrive la situazione attuale dei circoli italiani: “Esistono ancora diversi circoli, oltre 500. Molti portano avanti battaglie legali pur di continuare a operare nella totale trasparenza. E alcuni queste battaglie le hanno anche vinte. Ma purtroppo al riguardo non c’è stata uniformità sul territorio italiano e questo non ha fatto altro che aumentare la confusione e, quindi, anche il gioco sommerso. Ci sono decine di migliaia di giocatori che potrebbero trascorrere serate divertenti seduti ai tavoli insieme agli amici in ambienti regolati, controllati e sicuri. Ci sono centinaia di imprenditori che potrebbero operare in totale trasparenza, generare un gettito erariale importante, riqualificare zone ed edifici, offrire molto lavoro ed aiutare a controllare un movimento che merita rispetto e dignità“.

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