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il 14 Lug 2019

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Tutto quello che c’è da sapere sul final table del Main Event WSOP: curiosità e numeri

Tutto quello che c’è da sapere sul final table del Main Event WSOP: curiosità e numeri

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Tutto è pronto per il 50° final table del main event WSOP. Nove giocatori, un bracciale che brilla e 10 milioni di dollari che attendono il campione. Una tradizione che si rinnova anno dopo anno, nel torneo per eccellenza: il campionato del mondo. Il main event 2019 ha fatto segnare il secondo numero di sempre per ingressi, con 8.569 paganti, nemmeno troppo distante dal primato assoluto del 2006, quando in 8.779 presero d’assalto il main.

Qualunque persona che si avvicina a questo gioco, sogna un giorno di giocare il campionato del mondo e ambire al bracciale più pesante nella storia del poker live. Un privilegio per pochi e che è stato esaltato ancora di più dal boom del poker live. I November Nine hanno permesso il definitivo salto di qualità al tavolo finale e la decisione di abolirli nel 2016 è apparsa opinabile. Quella attesa di 4 mesi, era la ciliegina sulla torta di un format praticamente perfetto.

Ma la storia dei tavoli finali del main event è ricca di aneddoti, statistiche e curiosità che è sempre bene tenere a mente.

USA vs Resto del mondo

Ancora una volta il final table del main event ha evidenziato la lotta fra i giocatori americani e il resto del mondo. I padroni di casa sono stati la maggioranza fra gli iscritti e non a caso portano 4 elementi nella discesa finale. Quattro come i giocatori europei, rappresentati da Italia, Germania, Serbia e Inghilterra. Fuori dall’eterna battaglia fra USA e Vecchio Continente, c’è anche il Canada.

Quattro americani dunque, come nel 2014 e nel 2017: nella prima occasione vinse Martin Jacobson, nella seconda ci fu il trionfo di Scott Blumstein. Il minimo storico di americani invece risale al 2011, quando vi furono solo tre statunitensi nella volata al titolo. Il record resta il 2012 con 8 elementi su 9 finalisti. Le ultime quattro edizioni hanno visto altrettanti successi di giocatori a stelle e strisce, mentre l’ultimo shippo europeo risale al 2014, proprio con lo svedese Jacobson.

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Dario, terzo italiano

Come abbiamo detto più volte, Dario Sammartino è il terzo italiano ad approdare al tavolo finale del main event WSOP. Il primo è stato Filippo Candio nel 2010: il player sardo dopo un’esaltante galoppata agganciò l’ultimo atto del main event. Primo azzurro nella storia e primo italiano a diventare November Nine. Chiuse con un bellissimo quarto posto al termine di uno show unico

Federico Butteroni fu la classica sorpresa che non ti aspetti. Dopo un paio di deep run in altri eventi, il romano decollò nel campionato del mondo. Una marcia a suon di raddoppi verso il tavolo finale del 2015. Purtroppo, a differenza di Candio, ci arrivò con uno stack esiguo e che ne limitò l’azione. Ottava piazza da incorniciare. Quattro anni dopo, Dario Sammartino proverà a migliorare quanto detto.

Chipleader campione? Non sempre

In epoca moderna, ovvero dall’introduzione dei November Nine nel 2008, il chipleader del final table non ha sempre vinto il titolo mondiale. Anzi, i numeri ci dicono che soltanto in due occasioni si è verificato tutto questo. Nel 2010, quando Jonathan Duhamel sbaragliò la concorrenza e stessa cosa nel 2015 con Joe Mckeehen.

Guarda caso gli stessi anni in cui erano presenti giocatori italiani. Un ottimo segnale per Hossein Ensan super chipleader dell’attuale tavolo finale del main event WSOP con ben 177 milioni di pezzi. Vedremo se Dario Sammartino e soci, riusciranno a sovvertire questo aspetto. Di sicuro il tedesco ha un netto vantaggio sul resto della truppa e può gestire al meglio il suo immenso stack.

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