Tuesday, Nov. 12, 2019

Strategia

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il 11 Ott 2019

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Come combattere la guerra dei range nel poker

Come combattere la guerra dei range nel poker

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Uno degli aspetti più importanti nel poker è quello di comprendere la mano del vostro avversario. Ovviamente non è mai facile poterlo fare: ci sono giocatori sui cui è facile fare delle letture e altri invece su cui le letture stesse diventano molto più difficili. Ma quando un player riesce ad individuare i range di un avversario, fa a sua volta un level up di crescita.

Nel poker la guerra dei range diventa dunque fondamentale. Capire la mano di un avversario, diventa quasi più importante di quello che abbiamo in mano noi.  Il player skillato deve valutare correttamente come la sua mano non si confronta solo con una mano specifica, ma con tutta la gamma di mani che il suo avversario probabilmente sta giocando. 

Ecco allora una serie di esempi illustrati da Ashley Adams, noto poker player negli USA da quasi 50 anni, articolista e variantista. Insomma uno che mastica poker da una vita. I suoi esempi di oggi sono riferiti al Texas Hold’em No Limit durante alcune partite di cash game.

Mano#1

Il primo spot per la guerra dei range arriva da un tavolo cash game $1-$3. “Mi trovo seduto a questo tavolo molto passivo. Tanto passivo che ho iniziato anche io a limpare qualche volta con mani di una certa importanza, aspettando un raise di un rivale, per poi agire a mia volta. L’occasione si manifesta quando da cutoff opto per il limp con A J . Il player alla mia sinistra, il bottone, è un giocatore aggressivo e finalmente opta per un rilancio di spessore a 20$“. 

Nella mia mente inizio a pensare al possibile range. Onestamente in questo caso specifico il range del mio rivale è davvero immenso. Va dalle Monster a tutti i connector medi, passando per K-X, Q-X, J-X, fino ad arrivare a tutti gli assi con Kicker buoni e meno buoni. Insomma la lettura potrebbe essere molto difficile e l’errore è probabile contro questi tipi di players“.

Ma il mio avversario è un giocatore molto esperto e conosce l’importanza di un raise in posizione in un tavolo così passivo. Dunque, ci sono buone possibilità che il suo range non sia di primissima qualità in questa mano. Non per forza in bluff, ma nemmeno una Monster. Diciamo una mano intermedia, contro cui il mio A-J può lavorare bene. Infine noto che ha uno stack di 80 dollari circa e ha ancora equity per foldare su una mia 3bet“.

Passano tutti gli altri giocatori e Adams pusha e il bottone chiama. “Sapevo che poteva esserci anche il call da parte sua e per questo motivo non ero affatto nervoso. Come avevo ipotizzato, mostra una mano di medio range come K-Q. Il mio A-J tiene e trovo il raddoppio, mentre lui resta con gli spiccioli. Ma al di la del double up, sono molto soddisfatto della lettura che ho fatto“.

Mano#2

Passano poche mani e arriva il secondo spot per la guerra dei range. Adams, dopo un paio di limp da Early Position decide da middle di aprire il gioco a 15$ con K Q . Chiama il bottone da short stack e la parola passa al grande buio.

Da big blind siede una signora che non ha ancora una giocato una mano in raise e superiore ai 3$. In pratica ha fatto solo limp e fold. Dunque una giocatrice molto chiusa e passiva. A fronte di tutto questo non ho ancora giocato una mano contro di lei, quindi si tratta di una situazione molto particolare“.

La quota rosa 3betta a 40$ e Adams analizza il possibile range. “Per la prima volta la signora da una dimostrazione di forza, per giunta fuori posizione. E’ facile inquadrare il suo range in una monster hand, oltre a A-K, A-Q, A-J, A-10. Insomma è difficile che lei possa aver 3bettato con un range inferiore a quanto ipotizzo e opto per il fold“.

Se Adams passa, il bottone pusha per 50 dollari complessivi con Q-Q e la signora chiama con A-10. Un asso al river assegna il piatto alla quota rosa. “La mia lettura, seppur non difficile, si è rivelata ancora una volta giusta e sono contento sia del range centrato e sia del mio fold. Ho risparmiato diversi soldi in questa mano“.

Conclusioni

Nella guerra dei range non dobbiamo solo concentrarci sullo specifico spot, secondo Adams. “Una singola mano vinta o persa, ben letta o meno, significa poco. Dovremo dimostrarlo nel tempo e con una serie di azioni volte a limitare le perdite, puntando al massimo profitto. Solo così potremmo vincere la guerra dei range“.

Inoltre non dobbiamo fossilizzarci su una singola mano nella nostra lettura. Ma aprire il possibile range del nostro avversario ad un’ampia gamma di mani, mentre cerchiamo di capire come la nostra mano possa lavorare contro di esse nel lungo periodo“. 

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