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il 5 Dic 2019

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Cosa succede nelle partite private dei Golden State Warriors? Ce lo svela Thompson

Cosa succede nelle partite private dei Golden State Warriors? Ce lo svela Thompson

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Abbiamo parlato tante volte del vincente binomio tra poker e celebrities. Spesso restando nel settore dello sport.

Ma dobbiamo tornare ancora una volta negli USA perché c’è una famosa squadra di basket che ricorre davvero spesso nelle nostre cronache pokeristiche.

Ci riferiamo ai Golden State Warriors, franchigia di San Francisco che domina la Western Conference dell’NBA da cinque anni e che ha vinto le finali per ben tre volte nell’ultimo lustro. Diciamo che sono un po’ come la Juventus dalle nostre parti, sperando di non indignare nessuno per questo paragone.

L’ultimo spunto per parlare dei Warriors nelle vesti di pokeristi ce lo dà il classe ’90 Klay Thompson in una bella intervista concessa a Mav Carter.

Thompson veste la casacca dei Warriors dal 2011 e nella chiacchierata con Carter si sbottona in particolare sul delicato tema delle finanze personali.

A quanto pare Thompson ha un po’ le mani bucate quando si tratta di gestire i propri soldi. Sentite cosa dice per esempio: “Spendevo un sacco in vestiti. Avevo un armadio pieno e indossavo solo il 5% della roba“.

Ma arriviamo al poker: “Quello che mi ha ucciso per anni è stato il poker tra compagni di squadra. Avevamo degli squali là dentro. Ogni volta che viaggiavamo in aereo ne approfittavamo per giocare. È un bel modo per fare gruppo, ma farlo nel tuo primo anno da rookie è tosta. Soprattutto contro gente che gioca in NBA da 8 o 9 anni. La differenza si vede anche nel poker che è un gioco di emozioni”.

Thompson racconta di aver fatto spesso rebuy e di aver lasciato parecchi soldi in quelle partite private: “A volte spendevo parecchi buy-in e poi dovevo rendere conto al mio consulente finanziario di quello che mi era successo. Non era bello. È come dover andare nell’ufficio del capo. Per fortuna poi sono migliorato. Adoro giocare a carte“.

 

 

Questi aneddoti sono interessanti ma non ci sorprendono più di tanto. I più attenti di voi si ricorderanno che Draymond Green è apparso di recente davanti alle telecamere di Poker After Dark. Non a caso Phil Hellmuth è un grande sostenitore dei Warriors.

Pensate che la squadra di San Francisco organizza anche ogni anno un Charity Tournament affollato, al quale partecipano giocatori, allenatori, fans… Tutti diventano giocatori di poker per una sera.

Lo scorso 9 marzo due milioni di dollari sono raccolti per scopi nobili durante il torneo. Il migliore dei Warriors è stato Steph Curry per il secondo anno, ma nessuno dei giocatori è riuscito ad arrivare al tavolo finale. Di certo, però, si sono divertitevi tutti. Gustatevi queste immagini, se vi va.

 

 

Come possiamo concludere questo nostro approfondimento sulla passione per il poker dei Warriors? Per forza con uno spiccato sentimento di invidia. Come potete notare, negli States la fama del poker è molto più concreta rispetto alle nostre longitudini. Nessuno si vergogna della propria passione per le carte e il poker non viene confuso così spesso con l’azzardo come accade da noi. Speriamo che in futuro cambi qualcosa.

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