Tuesday, Oct. 20, 2020

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il 2 Set 2020

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Quando il Plexiglas diventa protagonista al tavolo: la storia di una mano dall’Arizona

Quando il Plexiglas diventa protagonista al tavolo: la storia di una mano dall’Arizona

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La crisi sanitaria derivante dalla diffusione del Covid-19 ha messo in difficoltà – lo sappiamo bene- tutti i settori lavorativi, compreso quello del gioco e dei Casinò.

Per tornare alla normale operatività, le case da gioco sono state costrette ad adottare alcuni accorgimenti, tra i quali il più evidente – per garantire la sicurezza dei giochi da tavolo – è l’utilizzo di alcuni divisori di plexiglas che garantiscono la separazione dagli altri giocatori.

Soprattutto nel poker, ovviamente, tali divisioni si sono rese necessarie per il lungo tempo di permanenza dei singoli giocatori al tavolo.

La notizia che ci arriva dal Talking Stick Resort, Arizona, risulta abbastanza sorprendente, dal momento che proprio il plexiglas, qualche giorno or sono, ha determinato l’esito di una mano.

Un cash game distanziato

Siamo al Casinò Talking Stick di Scottsdale, Arizona, e, come detto, i tavoli cash game sono aperti 24 ore su 24, continuamente soggetti a distanziamento sociale e igienizzazioni varie. Per sedersi, ovviamente, è d’obbligo la mascherina.

La partita che ci interessa è un cash game 2-5, con sette persone sedute nei sette “cubicoli” determinati dall’utilizzo del plexiglas.

I giocatori protagonisti della mano che andremo a vedere sono due donne sulla sessantina, una seduta idealmente al posto otto e una al posto tre: quindi, praticamente ai lati opposti del tavolo. Di certo, con mascherine e plexiglas, risulta difficile pensare che le due donne si possano sentire.

La mano in questione

La signora al posto tre, con uno stack di circa mille dollari, sta giocando in molto “maniac” ed estremamente loose, caratteristica evidenziata dalla sua apertura a $100 con 8 9. La signora sul grande buio, anch’essa con circa mille dollari, chiama con J J.  Scende il flop J 10 7 con top set per il BB e scala nuts per l’open raiser.  L’azione è check – bet 200$ – call. Il turn è un neutro 4, e l’azione è ancora frenetica, check – bet 600$ – call.  River 10 che pareggia il board e consegna un full house al big blind, e qui nasce l’incomprensione.

Un movimento di troppo? O un “angle” elaborato?

Parola al big blind con il full house, dunque. La signora, con soli $200 dollari dietro, prima di annunciare il suo (abbastanza ovvio ) all-in, tocca inavvertitamente il plexiglas avanti a sé con la mano, quasi “inscenando” involontariamente una bussata. Qualche attimo dopo, dice “all-in”, come testimoniano gli avversari nei posti vicini.

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Il problema è che l’avversaria, dall’altra parte (non sappiamo se in buona fede o meno), presume che il tocco dell’avversaria sul plexiglas corrispondesse ad un check – del resto, con la mascherina è plausibile che non abbia sentito la dichiarazione verbale dell’avversaria – e gira al volo la sua scala.

Il dealer si trova in una situazione complicata, perché capisce subito l’accaduto, inoltre il tutto è successo in una frazione di secondo.

Viene chiamato il floorman e, tra maschere e plexiglas, cerca di ricostruire quanto accaduto.

Qualcuno al tavolo accusa di eccessiva “furbizia” la giocatrice con scala, che invece si professa innocente.

La scelta del floor è abbastanza sorprendente: fa sì che il piatto sia consegnato alla giocatrice con full house senza che l’avversaria debba pagare l’all-in al river, sollevando più di qualche perplessità al tavolo.

L’episodio si è velocemente archiviato anche perché tra plexiglas e mascherine, in effetti, una situazione di confusione forse può anche accadere.

Tuttavia, ci chiediamo se – in tempi di bocche coperte – non sia forse il caso di abolire temporaneamente le dichiarazioni verbali.

E se il piatto fosse stato più grosso? Se il big blind avesse avuto molto più resto? Qualche interrogativo resta. Il suggerimento, alla luce di questo episodio, è di utilizzare le fiches e di evitare ogni movimento insolito!

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