Friday, Oct. 30, 2020

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il 5 Ott 2020

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PokerStars Big Game: Calacanis vs Brunson, un set che non lascia scampo?

PokerStars Big Game: Calacanis vs Brunson, un set che non lascia scampo?

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Nel Texas Hold’em, quando si possiede una coppia molto alta nella propria starting hand (come due Re o due Assi), all’atto della caduta del flop – più che preoccuparsi di improbabili overcards – uno dei rischi maggiori è di incorrere in qualche avversario che possa aver colpito un set con una coppia più piccola.

In quel caso –diciamocelo- saremo destinati a consegnare fior delle nostre chips, potendo opporre poca resistenza.

Ma ci sono degli accorgimenti, talvolta, utili a non perdere proprio tutto il resto?

Vediamo la mano che vede un businessman “schiantarsi” contro l’esperto Doyle Brunson, cercando di capire se qualcosa potesse andare diversamente.

Overpair destinata a pagare?

Siamo al Big Game, celebre format organizzato da PokerStars in cui ad un giocatore amatoriale viene data la possibilità di scontrarsi contro un agguerrito gruppo di ricchi professionisti, in una partita cash game high stakes, senza rischiare un singolo dollaro. In via eccezionale, in questa puntata il gruppo dei pro contiene anche un giocatore che pro non è  – anzi -, bensì si tratta di un facoltoso businessman (che non avrebbe pensieri, quindi, nel dover affrontare qualche teorico swing pesante).

La partita è un 200$/400$ con ante $100, con la particolarità di essere Pot limit preflop e No limit postflop.

Doyle Brunson spilla 6 6 da early position e apre a $1.600 (il suo stack è di circa 100.000$). Foldano tutti fino al grande buio, dove siede Jason Calacanis, imprenditore multi miliardario, che spilla K K e rilancia a 5.600$. Lo stack del businessman si aggira attorno ai 95.000$.

Doyle chiama, il pot è 12.000$.

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Flop: 3 6 7

Calacanis esce overbettando a 15.000$. Brunson ci pensa su, poi rilancia a 30.000$. Calacanis decide di chiamare il mini-raise di Brunson.

Turn: 10

Calacanis va all-in, Doyle ringrazia e chiama. I due si accordano per un board con tre river, ma la sostanza non cambia e Brunson incassa un piatto di circa 200 mila dollari.

 

Ora, siamo d’accordo che –come premesso- una overpair che trova un set ha poco scampo, però ci chiediamo: la misura della 3bet preflop è corretta? Soprattutto, l’overbet al flop e la chiamata al mini-raise di Doyle Brunson sono due mosse consone?

C’era modo, per Calacanis, di perdere qualcosa in meno o era una mano – a prescindere da come la si giocasse – assolutamente segnata?

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