Thursday, Sep. 23, 2021

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il 11 Set 2021

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Una storia di poker etiquette dal Commerce di Los Angeles

Una storia di poker etiquette dal Commerce di Los Angeles

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Ogni tanto sentiamo parlare di “poker etiquette”: è quel comportamento ideale al tavolo che tutti i giocatori dovrebbero mantenere, corretto e civile.

Qualche volta, però, capita che vi siano episodi difficili da decifrare: quello che andiamo a leggere è stato riportato nel noto forum 2+2 nello scorso anno.

Uno contro uno o uno contro tre?

Siamo al Casinò Commerce di Los Angeles, è il 2020 e si sta disputando una partita di cash game $1-$3.

In gioco vi sono due giocatori: un ragazzo seduto al posto 3 e un anziano seduto al posto 8.

Il board è assolutamente irrilevante ai fini della vicenda.

Con l’azione siamo al river, e la parola sta al ragazzo che va in all-in. L’avversario, pur un po’ perplesso (probabilmente era alle prime armi) fa call.

Il ragazzo al posto tre mostra la sua mano: King High , scoprendo così di fatto un bluff. L’anziano signore, a questo punto, prende le sue carte e  allunga le braccia avanti a sé, dando modo ai giocatori seduti al posto 9 e al posto 7 di vedere la sua mano… che però non gira sul tavolo, evidentemente non sicuro. Dà quasi l’impressione di non sapere se mostrare o muckare.

Chiede alla dealer lumi circa il punto avversario, con la dealer che risponde testualmente “King High – No pair!”.

Il giocatore al posto 7, che vede la mano del suo vicino di sedia, dice all’anziano : “mostra la tua mano, hai vinto!”. L’anziano si convince e gira la sua mano, in effetti vincente.

Apriti cielo: il giocatore al posto 3 perde la testa.

Anzitutto se la prende col dealer, che secondo la sua visione si sarebbe dovuto limitare a dire “King High” e non “King High – No pair”, ovvero non avrebbe dovuto rivelare l’entità del punto. Secondo il ragazzo, “deve essere l’avversario a rendersi conto del mio punto, non deve essere il dealer a dirglielo”.

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E per lo stesso motivo, si infuria col giocatore al posto 7: “Perché gli hai detto di girare il suo punto? Deve essere lui a saper leggere il suo e il mio  punto!”.

Ne viene fuori una questione.

Le decisioni del floorman

Interviene il floorman, che deve temperare una situazione che da apparentemente semplice si sta facendo caotica. Perché almeno un paio di giocatori al tavolo danno ragione al ragazzo: il dealer non avrebbe dovuto dire “No pair”. Così facendo, dicono, ha in effetti dato una grossa mano al signore anziano. Al massimo, avrebbe potuto prendere la mano del ragazzo e avvicinarla cortesemente al posto 8, davanti gli occhi dell’anziano, ma senza un aiuto verbale. Oppure avrebbe dovuto evidenziare il punto alzando le carte sul board utili.

Alla fine, dopo qualche minuto di discussione, il floorman decide che il piatto è del giocatore anziano, non prima di aver ammonito il giocatore al posto 7 e di aver detto al dealer di fare maggiore attenzione.

Le reazioni degli altri giocatori

Non si faccia l’errore di pensare che questa sia una rosicata del giocatore al posto 3 per aver perso in bluff: sono un sacco, infatti, i commenti che danno a lui ragione.

Sono tutti concordi nel dire fondamentalmente due cose: la prima, è che bisogna sempre mostrare il proprio punto, girando le carte sul tavolo. A quel punto, se non si è sicuri, il dealer ci aiuterà nella lettura del punto e consegnerà il piatto al vincitore.

La seconda, è che il dealer, in questo caso, ha sbagliato, perché in effetti ha aiutato il giocatore anziano.
Dealer che, al tavolo, dovrebbe essere un arbitro imparziale del gioco. Pertanto, secondo molti utenti, un episodio del genere non dovrebbe mai accadere. Neanche se vi è coinvolto un giocatore anziano o alle prime armi.

Vi è mai successo qualcosa del genere? Nei panni del ragazzo, vi sareste arrabbiati anche voi?

 

Nota bene: l’immagine in copertina riguarda una dinamica al tavolo generica del tutto estranea a quella raccontata (photo courtesy of Pokernews)

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