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il 2 Mar 2022

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Eugene Katchalov racconta la fuga dalla guerra in Ucraina

Eugene Katchalov racconta la fuga dalla guerra in Ucraina

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La guerra in Ucraina ha spinto alcuni pokeristi a fare beneficenza per la popolazione oppressa dalla invasione russa, ma c’è anche chi ha vissuto l’orrore dei fatti di questi giorni direttamente sulla sua pelle.

Stiamo parlando di Eugene Katchalov: i giorni scorsi, il giocatore ucraino più vincente di sempre (anche se oggi ha passaporto statunitense) ha lasciato il paese natio riuscendo a valicare il confine ungherese dopo mille peripezie.

In un Podcast pubblicato ieri sul canale YouTube di PokerNews, Katchalov ha raccontato al collega Chad Holloway la fuga dalla guerra.

 

Il sollievo momentaneo

All’inizio della chiacchierata con Holloway, Katchalov sottolinea quanto sia surreale la situazione che sta vivendo:

“Sono state 72 ore spaventose, adesso mi sembra ancora di vivere un sogno, solamente poche ore fa ci siamo sistemati in un appartamento nel centro di Budapest. Qui in città tutti ridono come se niente fosse successo, sembra come se nessuno si renda conto di cosa sta accadendo letteralmente nella porta accanto.”

D’altronde Katchalov stesso riconosce che la presa di coscienza dell’orrore è un processo lento:

“Finché non senti che la tua vita è davvero in pericolo, forse non puoi capire bene… Io adesso sto bene, voglio solo fare qualcosa per essere di aiuto agli altri. Tutte le persone che ho incontrato in questi giorni si chiedevano ‘cosa posso fare ora?’

 

L’indecisione sulla fuga

Che la presa di coscienza della guerra sia un processo lento, Katchalov lo conferma anche quando racconta della sua fuga dalla capitale Kiev.

“Prima di decidere di andare via da Kiev ho soppesato diverse variabili e le odds di cosa sarebbe successo nei giorni seguenti. Da quanto ci dicevano alcuni amici, sembrava che i russi non avrebbero invaso Kiev. Sembrava che il peggio che potesse succedere fosse qualche attacco ‘mordi e fuggi’ in stile terroristico per destabilizzare la situazione. Altre variabili che ho considerato erano le diplomazie americane e cinesi. Avevo tanti dubbi ma di sicuro non aspettavo che le cose andassero così male. Poi ho pensato che sarebbe stato bene farsi trovare pronti nel caso in cui succedesse qualcosa di brutto.”

A quel punto Katchalov e famiglia hanno iniziato a preparare le cose che avrebbero dovuto portare appresso in caso di fuga:

“Una tanica piena di benzina in macchina, poi i documenti più importanti come passaporti e certificato di matrimonio e i valori. Mercoledì notte eravamo con amici per pianificare dove saremmo andati insieme, ma ancora non pensavamo all’invasione, solo ad andare a farci un giro nella parte ovest dell’Ucraina. Poi abbiamo visto che la situazione peggiorava di ora in ora. Verso l’una o le due siamo tornati a casa. Eravamo nervosi, poi alle cinque e mezzo di mattina mia moglie ha ricevuto una telefonata di un amico che ci annunciava l’inizio dell’invasione. Ho dato un’occhiata a Twitter e siamo saltati giù dal letto. Abbiamo iniziato a prendere le cose da portare con noi, oltre a quelle già messe da parte avevo fatto una lista, computer caricatori vestiti cose così. Dopo mezz’ora siamo usciti e abbiamo guidato fino all’ufficio di mia moglie che doveva prendere alcune cose”

 

In mezzo al nulla a 35 km da Kiev

Al telefono Eugene si è dato appuntamento con degli amici a casa di uno dei loro genitori che si trova 35 chilometri fuori Kiev:

“Nelle strade c’era nervosismo e panico, nessuno sapeva cosa aspettarsi. Ho telefonato alle ambasciate americane in Polonia e Ungheria per chiedere cosa consigliavano di fare e mi hanno detto di arrivare ai confini poiché in territorio ucraino non potevano aiutarci. In quel momento ho capito che ci dovevamo concentrare per uscire dall’Ucraina. Per uscire dal centro della città non abbiamo trovato traffico, ma subito fuori sì.  Per fortuna Google Maps ha continuato a funzionare e dopo un paio di ore e mezza siamo arrivati nel punto di incontro stabilito con gli amici. Non avevamo mai conosciuto la loro famiglia che ci ha subito offerto cibo e supporto di ogni tipo. In quel posto in mezzo al nulla ci siamo detti che probabilmente non avremmo visto carri armati nè sarebbero arrivate bombe”.

In realtà poco dopo il clima di guerra è arrivato anche in quel posto letteralmente nel mezzo di niente:

“Abbiamo visto degli aerei e abbiamo sentito esplosioni in lontananza, grande esplosioni. Poi abbiamo visto due elicotteri volare sulle nostre teste e siamo scappati nello scantinato della casa perché non sapevamo assolutamente cosa aspettarci. Abbiamo prenotato un paio di camere in un albergo nel villaggio vicino alla casa, in cui avevamo pianificato di restare un paio di notti, ma poi sul far della sera la situazione è precipitata e abbiamo iniziato a pensare che dovevamo andare verso ovest”.

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Le incognite

Un pensiero in particolare impediva a Eugene di partire:

“Ci tratteneva un po’ la paura di restare senza benzina visto che tutte le stazioni di rifornimento che avevamo incontrato uscendo da Kiev erano vuote. Il confine si trovava a 600 chilometri – 400 miglia – quindi una tanica di benzina non sarebbe stata sufficiente. In quel momento avevamo due alternative: restare lì in mezzo al niente e sperare, o cercare di raggiungere il confine col rischio di restare in mezzo al traffico senza benzina. Non è stata una decisione facile, ma verso sera abbiamo deciso che dovevamo rischiare e muoverci. Mi è venuto in mente il film “World War Z” in cui Brad Pitt dice che il movimento è vita. Abbiamo deciso di dormire puntando le sveglie alle cinque di mattina per la partenza”.

Anche l’organizzazione logistica per attraversare quei 600 chilometri che separavano Katchalov dal confine non è stata delle più semplici:

“Con me c’erano mia moglie, un amico di mia moglie in SUV, un’altra coppia e poi un altro amico di mia moglie sempre in SUV che è arrivato un po’ più tardi. Non volevo prendere la mia macchina perché è un Sedan che ha problemi con le gomme e avevo paura che si rompesse sulle strade fatiscenti della parte occidentale dell’Ucraina. Abbiamo provato a estrarre il gas dalla mia macchina ma non ci siamo riusciti. Siamo partiti coi tre SUV tutti insieme, il mattino seguente abbiamo trovato un checkpoint e le cose di colpo sono diventate reali, abbiamo visto militari coi fucili e le facce impaurite”.

 

Dall’altra parte del confine

Valicato il confine con l’Ungheria, per Eugene è stato il momento del relativo sollievo:

“Ancora mi sembra surreale che tutto ciò sia accaduto solo pochi giorni fa. Appena abbiamo passato i confini l’adenalina accumulata è scesa, ma subito è arrivato il pensiero di aiutare gli altri e di come poterlo fare al meglio. Anche ora, prima di chattare con te, ero al telefono con lo International Rescue Commitee perché sto cercando una grande organizzazione che possa aiutare un grande numero di rifugiati. Voglio usare la fama di cui godo oggi per aiutare i rifugiati e per far loro avere da mangiare. Per me è importante fare le cose per bene. Da quanto ho capito però con queste organizzazioni grandi serve del tempo. Per ora sto cercando di aiutare le persona una per una. Cerco una casa e cerco di mettere in contatto chi offre casa e dare dei soldi a chi ne ha bisogno. Aiuto una persona alla volta finché non avrò la possibilità di collaborare con una organizzazione più grande e strutturata. Spero che la comunità pokeristica dia un aiuto anche per la ricostruzione del paese.”

Il pensiero di Katchalov, adesso, non è tornare negli Stati Uniti o andare da altre parti, ma restare al confine tra Ungheria e Ucraina per dare il massimo aiuto a chi sta fuggendo dalla guerra:

“Adesso ho questo appartamento per un’altra settimana ma voglio restare qui, vicino al confine. Credo che qui posso essere più di aiuto anche da un punto di vista logistico. Stavo pensando di andare in Italia dove ha sede la mia compagnia con Luca Pagano, abbiamo una grande gaming house che può dare alloggio almeno a qualche famiglia. Alla fine però abbiamo deciso di restare vicino ai confini, probabilmente poi apriremo la casa di qlash”.

Anche perché secondo il player ucraino nella sua terra il peggio deve ancora arrivare:

“Sono ancora in contatto con un paio di amici che non sono voluti partire i giorni scorsi con noi. Ora hanno deciso di lasciare l’Ucraina, uno è anche un giocatore di poker, adesso ha pianificato di partire domattina con la sua famiglia e sono costantemente in contatto con lui. Ci sono ancora tante persone che vogliono uscire dall’Ucraina in cerca di una zona più tranquilla, per proteggere le famiglie. Questa situazione è pericolosa per tutto il mondo. L’Ucraina è un campo di battaglia ma non vedo come Putin possa perdere questa guerra. In realtà non vedo neanche come possa vincerla. E’ una situazione davvero terrificante.”

 

 

Il video integrale

Ecco il racconto completo di Katchalov a Chad Holloway (in inglese).

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