Sunday, Oct. 20, 2019

Strategia

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il 30 Set 2010

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Texas hold’em no limit. Out, Odds, Pot Odds, Implied Pot Odds

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L’aspetto fondamentale per rendere il nostro gioco vantaggioso nel lungo termine, è racchiuso in due sole parole: odds e pot odds. Queste due parole rappresentano le basi matematiche del THE. Sapere quando è il caso di vedere un rilancio e quanto puntare per rendere il progetto di un avversario svantaggioso, è elemento fondamentale di una strategia di gioco profittevole.

Gli odds sono la relazione tra: carte a noi sfavorevoli e carte a noi favorevoli.

I pot odds sono la relazione tra: possibile ricavo e puntata.

Che cosa si intende per out?

Gli out sono tutte le carte utili che possono migliorare la vostra combinazione.

Se ad esempio avete servite due carte dello stesse seme, e sul flop ne trovate altre due di quel seme, le carte rimanenti nel mazzo che vi permetteranno di chiudere il progetto di colore sono 13-4= 9. Diremo quindi, in questo caso, che i nostri out sono 9.

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In sostanza un progetto può essere giocato profittevolmente se i pot odds sono più vantaggiosi degli odds, o meglio quando le chip che vincerete completando il progetto sono superiori a quelle che perderete nella totalità delle volte in cui non lo completerete.

Gli odds  rappresentano dunque, in parole semplici, le probabilità di completare la vostra combinazione, e le si possono facilmente calcolare conoscendo il numero di out.
Nel caso sopra citato i nostri odds di chiudere il flushdraw saranno quindi le carte a noi sfavorevoli rimaste in gioco (47-9=38), contro i 9 out a noi favorevoli: 38:9 ≈ 4,22:1. Ciò significa che abbiamo il 19% di probabilità di chiudere il colore con la caduta della prossima carta.

Una volta capito come calcolare le probabilità di completare un progetto mediante l’uso degli odds, rimane da applicare tutto ciò al gioco: qui entrano in ballo i pot odds.
Facciamo un esempio pratico: sul piatto ci sono 100$ ed il nostro avversario punta 20$; ci troviamo quindi nella situazione in cui, con 20$, potremmo vincerne 120$. Ovvero i pot odds sono 120:20 = 6:1.
Come abbiamo precedentemente calcolato, le probabilità di chiudere il nostro progetto di colore al turn sono approssimativamente 4:1 contro di noi. Questo significa che ciò accadrà una volta su cinque, ovvero che una volta ogni cinque vinceremo 120$. Negli altri 4 casi invece perderemo 20$ (supponendo di non vedere anche il river).

Questo significa che, mediamente, puntando 20$ perderemo 20$ quattro volte su cinque, per un totale di 80$, e vinceremo una volta su cinque 120$. Il guadagno netto calcolato sottraendo le perdite dal profitto sarà quindi 120$ – 80$ = 40$. Per questo motivo, in tale situazione, è vantaggioso coprire la puntata dell’avversario: vinceremo una media di 40$ per giocata. In sostanza, generalizzando, una giocata è profittevole ogni qualvolta i pot-odds siano più vantaggiosi degli odds.

Soffermandoci ancora un attimo su questo stesso esempio ma provando a invertire i ruoli. Risulta evidente che: se noi fossimo stati al posto dell’avversario ed avessimo voluto rendere svantaggiosa la chiamata dell’opponent inducendolo a foldare o a fare una chiamata errata avremmo dovuto puntare più di 30$, ovvero dargli pot-odds peggiori di 4:1. Se avessimo ad esempio puntato 40$, il nostro avversario si sarebbe trovato nella situazione di vincere 120$ una volta su cinque, e perderne 40$ quattro volte su cinque: 120$-40$x4= -40$. La sua chiamata sarebbe stata dunque totalmente svantaggiosa.

Ma a questo punto entrano in gioco gli implied pot-odds. Ovvero i pot odds che scaturiscono dal piatto corrente maggiorato della probabile puntata futura degli avversari. Se nel caso dell’esempio ipotizziamo, attraverso la conoscenza dell’avversario e la lettura della mano in questione, che il nostro avversario sarà disposto a metter nel piatto più di 10$ al turn (compensando dunque gli svantaggiosi pot-odds del flop), potremmo decidere per un call al flop anche se non favorevole, certi che al turn (riuscissimo a chiudere il progetto) lo diventerebbe grazie alla successiva puntata.

Ma come esser certi che il nostro avversario sarà disposto a mettere altre chip nel piatto? Ovviamente è impossibile ma esistono alcune condizioni che rendono questa eventualità molto probabile: un avversario particolarmente loose e/o una mano molto forte che difficilmente folderà, un progetto non troppo ovvio e facile da leggere, la posizione sull’avversario.

Perché si possa fare però una corretta ipotesi sugli odds dobbiamo realisticamente svalutare gli out, ovvero scartare, quando necessario, dai nostri out quelli che darebbero al nostro avversario una mano migliore.
Dovete sempre porvi le seguenti domande: quale dei miei out rende effettivamente la mia la combinazione la migliore? Se ad esempio ci troviamo con un progetto di OESD (8 out) e sul board ci sono due carte di uno stesso seme dovremmo probabilmente considerare di avere solo 6 out anziché 8. Con buone probabilità potrebbe esserci un giocatore (soprattutto ai livelli più bassi e/o con tanti players ancora in gioco) con un flushdraw e per questa ragione voi dovreste rigorosamente sottrarre 2 out.

La stima dei pot-odds risulta quindi essere, nonostante la semplicità della formula, di non facile calcolo poiché la lettura del board e dei nostri avversari, come abbiamo visto, può determinare stime diverse degli out a nostra disposizione, e quindi condizionare le nostre scelte in maniera drastica.

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