Saturday, Oct. 16, 2021

Strategia

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il 23 Ago 2010

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Psicologia del freeroll

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Se dovessero chiedermi quale, secondo me, è la parola pokeristica più famosa non avrei dubbi a riguardo: decisamente il termine “freeroll”. E credo che questo valga anche per la maggior parte dei giocatori che popolano le poker room di tutto il mondo.

Pensateci bene, a chi non è mai capitato di partecipare ad un freeroll? Probabilmente a nessuno. Vuoi per i premi, perché non si ha un discreto bankroll o perché si vuole costruirlo da zero ma anche per semplice curiosità, tutti noi, almeno una volta nella nostra carriera pokeristica, abbiamo preso parte ad un freeroll.

Ma mentre, fino a pochi anni fa, venivano visti con un certo distacco dalla maggior parte dei giocatori, considerandoli tornei per “poveracci”, oggi le cose sono decisamente cambiate. Ci sono in giro alcuni freeroll, specialmente quelli riservati a membri di determinate community, che mettono in palio un montepremi non trascurabile, adatto sia a chi volesse costruirsi il suo bankroll da zero, ma anche a chi volesse semplicemente rimpinguare le proprie casse.

Ma scendiamo un po’ nello specifico… Oggi le tipologie e le strutture dei freeroll sono molteplici, ce ne sono davvero per tutti i gusti ed anche i partecipanti sono aumentati considerevolmente. Vi sarà capitato di sentire spesso giocatori un po’ più navigati paragonare il freeroll ad una giungla. Questo perché in un torneo dove non è richiesta nessuna quota di iscrizione, molti players giocano non avendo nulla da perdere e assistiamo spesso a chiamate o rilanci a dir poco strampalati ed a terribili bad beat. Niente di strano fino a qui, tranne una cosa, in realtà l’affermazione “giocano così perché non hanno nulla da perdere” è ovviamente errata.

Giocare a caso in un torneo freeroll non equivale a non buttare la propria quota d’iscrizione (corrispondente a 0) ma a pregiudicarsi la possibilità di entrate ITM dove questo, per alcuni tornei, vuol dire anche decine se non centinaia di dollari o, addirittura, qualificazioni ed eventi online e live di grande prestigio.

E’ per questo che risulta determinante studiare, capire ed interpretare la psicologia che si nasconde dietro i freeroll.

Iniziamo subito con qualche considerazione di base. Nei primi round di un freeroll i blinds sono generalmente bassi e non vi sono ante. Nonostante ciò assistiamo a frequenti all-in preflop, anche da parte di 4,5,6 giocatori contemporaneamente, cosa insolita in un torneo ordinario. Non spaventatevi dunque se vedete giocatori essere i quinti a chiamare un all-in magari con 3-7 offsuited (di semi diversi). Per non parlare di quei poveri player che, giustamente, mandano i resti con coppia d’assi ma vengono scoppiati da uno dei quattro o cinque giocatori che hanno chiamato.

Finito il periodo degli all-in selvaggi, che in genere dura qualche round, vedrete comunque i giocatori continuare ad essere molto loose e chiamare qualsiasi puntata fino al river anche con progetti e bottom pair. Questa situazione apparentemente incontrollabile presenta, in realtà, dei vantaggi da poter sapientemente sfruttare.

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Iniziamo dicendo che a differenza di un torneo standard nel quale la maggior parte dei giocatori agiscono con una certa logica non cercando punti impossibili e badando alle pot odds, in questa fase dei freeroll questo non avviene ed i players giocano contro le leggi della statistica. Questo è il vostro primo vantaggio. Se giocate un serrato stile tight aggressive vedrete il flop solo con mani blindate o monster hand che, il 70% – 75% delle volte, si troveranno favorite contro qualsiasi altra mano, specialmente se siete contro uno o due giocatori.

Essendoci passato posso anticiparvi quello che succederà a questo punto. Letto fin qui vi sentirete rincuorati, convinti che il vostro gioco di logica prevarrà contro la selvaggia illogicità. Vi iscriverete subito ad un paio di freeroll e, dopo esser stati sbattuti fuori con A-K contro 3-9 di uno dei quattro all-in contemporanei che avete chiamato vi “RI”convincerete che i freeroll non sono poker ma giocate a caso. Siete nel giusto? Purtroppo no.

State fondamentalmente commettendo due errori:

Il primo è che non conoscete o non ricordate il teorema alla base del rapporto fra bravura e fortuna nel gioco del poker. La fortuna è una componente importante e, a volte, determinante, ma solo sulla breve distanza. Se un giocatore fortunato ed uno bravo giocassero contro solo 1 match potrebbe darsi che vinca il fortunato. Ma se si affrontassero in 100 partite diverse potete star sicuri che il professionista dominerebbe senza troppa fatica. Stesso concetto vale per i freeroll e quindi non è sufficiente farsi un’idea partecipando solo a due di essi.

Secondo errore. A-K preflop è indubbiamente una buona mano in un torneo ma, come tutto nel poker, dipende dalla texture (situazione) nella quale vi trovate. Mi spiego meglio. Contro uno o due giocatori che chiamano con carte a caso A-K si trova indubbiamente in vantaggio; ma se con A-K ci troviamo ad affrontare quattro o cinque giocatori è molto probabile uscirne sconfitti dato che le nostre percentuali di vittoria sono si maggiori rispetto ad un singolo giocatore ma decisamente inferiori rispetto alla totalità dei nostri avversari. Ecco perché anche il momento, e non solo la coppia di carte in proprio possesso, va scelto con molta attenzione.

Per non parlare del fatto, non poi così raro, di trovarci di fronte non solo carte a caso ma anche una mano realmente più forte della nostra. In un torneo standard con buy-in magari fra i 20 ed i 40 euro con A-K preflop ci sentiamo forti, ma se due o tre giocatori prima di noi mandano i resti cosa facciamo? Semplice, cominciamo a pensare che anche una bella mano come A-K sia in realtà sfavorita in quel caso e che sia altamente probabile che almeno uno dei nostri avversari abbia in mano A-A o K-K (beninteso che dipende anche dal tipo di giocatori in questione).

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