Thursday, Nov. 14, 2019

Strategia

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il 31 Dic 2010

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Indurre il bluff nel poker

Indurre il bluff nel poker

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Il bluff ed il semibluff, sono tecniche ormai note a tutti i giocatori di Texas hold’em, e si curamente tutti voi vi sarete trovati nella situazione di puntare avendo in mano solamente un progetto. Questa giocata è dettata da una vostra decisione, presa in funzione delle carte, della fold equity generata dalla vostra bet, e dagli outs che avete a disposizione qualora veniste chiamati.

Non sempre però i bluff o semibluff vengono effettuati in base ai suddetti parametri decisionali, ovvero capita spesso che questi siano indotti dall’avversario. In tali casi si parla di “Inducing Bluff”.

Indurre un player a bluffare può essere molto redditizio poiché permette di guadagnare una puntata extra in spot in cui egli folderebbe ad una ulteriore puntata. Ma quando e come si attua un tentatativo di “inducing bluff”?

E’ necessario avere una mano molto forte.
E’ possibile indurre al bluff un avversario su una o più streets, e per questo motivo è necessario avere una mano molto forte, che non possa essere facilmente superata con la caduta della carta successiva. Questo perché se il nostro avversario non dovesse cadere nel tranello avrà la possibilità di vedere una ulteriore carta gratis o a “poco prezzo”.

Lo si attua effettuando un check o una puntata di size minima
Per indurre il nostro avversario a bluffare dovremo dargli motivo di credere che siamo molto deboli. Per far si che questo accada possiamo utilizzare due mosse differenti. Possiamo semplicemente utilizzare il check, o in alternativa effettuare una puntata molto, molto bassa rispetto al piatto.

Lo si attua quando c’è una “disconnessione” tra il nostro gioco ed il board.
Indurre il bluff è molto più semplice quando il nostro gioco sembra essere in disaccordo con il board. Questo caso si verifica quando l’avversario ci polarizza su un range totalmente sballato, a causa o per merito di una nostra giocata “inusuale”. Se per assurdo dovessimo rilanciare preflop da UTG con 72off, un board 772 difficilmente agli occhi dei nostri avversari risulterà a noi utile.

Lo si attua utilizzando scarycard che non sono tali.
Possiamo fingere debolezza di fronte alla caduta di una scarycard che invece per noi è irrilevante o addirittura utile. Se ci troviamo con un full tra le mani, potremo fingere debolezza all’uscita di una terza o quarta carta del solito seme sul board. Ancora più efficace risulta quando ci troviamo con un set in mano ed effettuiamo una puntata su un board con 3 carte del solito seme, se l’avversario chiama e la carta successiva trasforma il nostro set in full, potremo checkare fingendoci impauriti del precedente call avversario.

Lo si attua quando si ha buona lettura sull’avversario
Un’altra buona occasione per indurre il nostro avversario a bluffare la si può ottenere avendo una buona su di lui. Se abbiamo in mano un buon punto e riusciamo ad accorgerci che il nostro avversario sta inseguendo un progetto, potremo tessergli la tela. Qualora il river non dovesse aiutarlo a completare il suo progetto egli folderà inevitabilmente ad una nostra ultima puntata, quindi potremo estrarre ulteriore valore solo con l’inducing bluff, ovvero checkando il river e dando a lui l’opportunità di bluffare.

Un esempio:

Ipotizziamo che voi abbiate, per variare il vostro gioco molto tight, rilanciato da UTG con 56s, e ricevuto un call. Il vostro avversario vi metterà probabilmente su un range più o meno stretto che comunque sarà qualcosa di simile a 99+,AQ+.
Cade il flop 347 e vi regala una straight.
A questo punto voi effettuerete una puntata (non eccessiva), che agli occhi dell’avversario risulterà come una probabile c-bet.

Qualora egli dovesse chiamare potrete allora indurlo a bluffare sul turn. Un vostro check al turn darà all’avversario buoni indizi per mettervi più su una mano come AQ+ che su una overpair, e gli confermerà l’ipotesi che la vostra puntata al flop sia stata solo una continuation bet. Questo processo lo porterà il più delle volte a puntare in bluff, e voi potrete a quel punto limitarvi al call o effettuare un re-raise.

Mentre con il reraise vincerete probabilmente il piatto sul turn, con il call potrete tentare una ulteriore mossa al river. Per variare potreste, alla caduta dell’ultima carta, uscire con una “donkbet” o con una finta “blockingbet”, in modo da regalare nuovamente all’avversario l’occasione di leggervi deboli e di raisare in bluff la vostra bet.
Quest’ultima mossa risulta spesso più convincente di un check perché manda un messaggio preciso: ho un punto con un minimo di valore e vorrei che tu foldassi o che mi concedessi uno showdown economico.

Anche l’inducing bluff, prende conistenza grazie “all’arte” di raccontare una storia. Storia che dovrà attraversare una capitolo in cui l’eroe, agli occhi del lettore, risulterà impaurito e spaesato, ma che si concluderà,all’ultimo capoverso, con un colpo di scena dal lieto fine .

GG

TomRight

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