Monday, Sep. 28, 2020

Strategia

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il 24 Ott 2017

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Com’è cambiato il No Limit Hold’em preflop e postflop?

Com’è cambiato il No Limit Hold’em preflop e postflop?

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Duemiladiciasette.

Esattamente quattordici anni fa Chris Moneymaker cambiava la storia, o meglio diventava protagonista inconsapevole di una nuova era soltanto per esser stato al posto giusto nel momento migliore.

Quel gioco che per tanti anni era rimasto statico, seppur incredibilmente affascinante, cambia rapidamente forma pur rimanendo inalterato nella sostanza.

Dall’exploit di Dario Minieri all’EPT Sanremo prima e alle WSOP poi, passando per i final table di Filippo Candio e Federico Butteroni fino alle imprese di Kanit e Sammartino ai tornei High Roller, la scena pokeristica italiana ha avuto protagonisti differenti, che con il loro gioco in una determinata fase storica sono riusciti a esser migliori della concorrenza.

Già, perché nel NLH, checché ne vogliano gli amanti del GTO, non esiste una strategia perfetta che vada bene in qualsiasi momento o epoca storica. Vince chi riesce a intercettare al meglio le tendenze del field adattando a queste il proprio stile di gioco al fine di exploitarle.

Ecco spiegata la marcia in più di Dario Minieri negli anni del boom online col suo stile hyper aggressive (quando le dinamiche postflop erano nettamente meno evolute di oggi), giusto per fare un esempio.

Ogni ‘epoca’ pokeristica ha i suoi tratti distintivi che, per quanto ogni mano possa fare storia a sé, vengono adottati dalla maggior parte dei giocatori delineando quindi una tendenza. Non che vi siano regole scritte, specie in un gioco in cui la fantasia è sempre ben accetta, ma difficilmente oggigiorno assisteremmo a una 5-bet o 6-bet completamente in bianco come quella, epica, nel video qui sotto:

httpv://www.youtube.com/watch?v=3ZG-ZjZSXOQ

Proviamo ora a identificare alcuni tratti salienti nei quali il distacco col passato appare più marcato, mantenendo sempre una visione d’insieme senza perderci eccessivamente nei dettagli.

Preflop

Size –  Cominciamo da qualcosa di empirico prima di perderci in elaborazioni più macchinose. Le size di apertura e 3-bet/4-bet si sono ridotte enormemente rispetto agli anni in cui Phil Hellmuth vinceva il Main Event WSOP: all’epoca aprire 4 o addirittura 5 volte il blind non era affatto un’eresia. Già dopo qualche anno dall’avvento dell’online la size standard di apertura si era stabilizzata a circa 3 volte il buio, per poi diminuire ulteriormente dopo il 2010: 2.8, 2.5, 2.3, 2.22258568685…Fino a al classico mini-raise (o giù di lì), tra le scelte più adottate dai regular moderni.

Aperture da early/late – Talvolta la posizione nel poker è più importante delle proprie carte. Forti di questa convinzione, i giocatori ‘vecchio stampo’ si guardavano bene dall’aprire qualcosa di diverso dal top range fuori posizione, il che per carità può valere benissimo ancora oggi. C’è stata una fase però, specialmente online, nella quale l’UTG veniva considerato il ‘nuovo bottone’. Il motivo che sta alla base di questa trasformazione è, ancora una volta, la conseguenza di un adattamento: se il percepito su apertura da early è forte, aprire con un range più ampio può consentire di exploitare una certa tendenza della popolazione.

Raise/re-raise – Provate a dare uno sguardo all’action preflop di questa mano e capirete al volo di cosa parliamo:

httpv://www.youtube.com/watch?v=_awBINT84CE

Comparatore Bonus

Questo comparatore confronta i bonus di benvenuto attualmente verificabili sui siti degli operatori italiani. Questa tabella ha una funzione informativa e gli operatori sono mostrati in ordine casuale.

Se questa mano venisse giocata nel 2017 difficilmente il Candio di turno prenderebbe in considerazione l’ipotesi di fare resto dopo un’azione così concitata con una coppia di Sei. Nelle dinamiche preflop, salvo circostanze particolari a fronte di info e history specifiche, difficilmente si arriva alla 4-bet con qualcosa di inferiore al top 4% del range.

Trapping – Se nei primi anni duemila vi siete trovati a giocare contro un avversario che con Assi o Kappa invece di 3-bettare/4-bettare fa soltanto call, molto probabilmente eravate di fronte a un misclick. Oggi invece il trapping, che parte dal preflop e si estende nel post, è molto diffuso in particolare tra regular.

Postflop

C-bet/call alla c-bet –  “Attorno al 2010 era sufficiente c-bettare dopo aver rilanciato per aggiudicarsi, nella maggior parte dei casi, il pot uncontestedraccontava proprio ieri Andrea Sorrentino parlando del floating (a cui arriveremo nel paragrafo successivo). Ecco perché, nel corso degli anni, la c-bet al flop è diventata ‘standard’, motivo per cui su determinate texture è impensabile foldare mani come Ace high o King high, scelta che un decennio fa non sarebbe stata presa nemmeno in considerazione dalla maggioranza dei player.

Floating – Il floating è una diretta conseguenza dello sdoganamento della c-bet al flop: più aumentano le frequenze di c-bet e più ha senso floatare. Non è raro trovare, anche tra gli amatori, qualcuno che ami sperimentare questa linea, anche se farlo con cognizione di causa è tutta un’altra storia…

3-bet – Cosa c’è di più vantaggioso se non giocare un pot 3-bettato in posizione? O almeno questo era lo spirito con cui, nei primi anni 2000, si tribettava allegramente da late position, poi le cose son cambiate. C’è stato un periodo – e chi gioca online da anni ne è perfettamente a conoscenza –  in cui la 3-bet da bottone era talmente scontata che non aveva quasi più senso farla. Per contro ha preso quota la 3-bet dai blind, effettuata sia in steal che con una mano di valore, anche se la prima rimane una caratteristica più diffusa tra i regular che tra gli amatori.

Raise ‘for info’ – Ormai anche i più ostinati hanno capito che rilanciare sulla c-bet dell’original raiser ‘per capire dove stiamo nella mano’ non è poi una mossa così efficace. Sicuramente, specie tra i più attempati, ci sarà ancora qualche cultore di questa scuola di pensiero ma nella maggior parte dei casi il cosiddetto ‘raise for info’ sembra aver lasciato il posto a un più sensato call (o fold).

Limp – Come accennato in apertura, in Italia è stato Dario Minieri tra i primi a capire che l’aggressività era l’arma giusta per fronteggiare alcune particolarità del field, tra cui l’eccessivo numero di limp preflop. A cominciare dal preflop, proseguendo l’aggression nelle strade successive, il talento romano si è costruito una carriera. Per diversi anni entrare in gioco senza un rilancio è stato a dir poco blasfemo, mentre proprio negli ultimi tempi il limp sembra essere tornato in voga, sia tra gli amatori che tra i regular, anche se in dinamiche e con intenzioni decisamente differenti.

Bluff no-equity –  Ne abbiamo piacevolmente discusso con Alessandro ‘Deneb’ Pichierri in una recente intervista: il bluff senza equity sembra aver fatto il suo tempo. Non sparirà mai, di questo siamo certi, ma le frequenze con cui lo si vede in giro non sono certo quelle di dieci anni fa.

Triple barrel in bluff – La linea più aggressiva in assoluto, specie se effettuata su pot 3-bettato fuori posizione, è stata per tanto tempo un tabù difficile da sfatare per chi si trovava a fronteggiarla, portando in alcuni casi a siparietti divertenti, come quello nel video sottostante, che gli amanti del gioco conosceranno sicuramente:

httpv://www.youtube.com/watch?v=GtaAnS_uKVw

Con l’evoluzione delle dinamiche postflop, l’esito di quella che in molti casi poteva essere garanzia di successo diventa improvvisamente meno scontato. Una dimostrazione? Date uno sguardo a questo call spettacolare con Ace High ad opera del nostro Dario Sammartino contro Kenny Hallaert al Day5 del Main WSOP…

Insomma, noi un po’ di carne al fuoco l’abbiamo messa, anche se sicuramente avremmo omesso tante altre sfaccettature altrettanto degne di analisi. D’altronde però potrebbe trasformarsi in un invito: scriveteci quali altre trasformazioni meriterebbero spazio in questa pagina lasciando un commento sulla nostra Fanpage!

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