Sunday, Jul. 12, 2020

Strategia

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il 24 Dic 2019

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Quando e perché foldare da small blind sui piatti limpati

Quando e perché foldare da small blind sui piatti limpati

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Nel poker lo small blind è da sempre una delle posizioni più dibattute. Amata e odiata come pochi. Basti pensare che un vecchio motto recita: “Lo small blind è il posto in cui vanno a morire i soldi“. Una frase che spiega molte cose, soprattutto sui pericoli che rischiamo quando decidiamo di giocare da piccolo buio. Oggi cercheremo di analizzare le situazioni più rischiose.

Per situazioni rischiose intendiamo piatti limpati, ma anche quelli dove un mini raise ci consegnerebbe le odds per giocare ATC dallo small blind. Insomma una guida su quello che dobbiamo e quello che non dobbiamo fare dal piccolo buio. E’ in quella posizione che vengono commessi tanti piccoli o grandi errori che poi vanno ad incidere sul nostro rendimento.

Tutti i rischi

Perché bisognerebbe evitare di completare da small blind, quando prima del nostro turno ci sono stati una serie di limp? Perché non esiste cosa più difficile che giocare fuori posizione nel poker. E per giunta saremo sempre i primi a parlare. Diventa tutto più difficile: callare, rilanciare, bluffare e via dicendo. Non esiste posizione peggiore per fare tutto questo. A maggior ragione in un piatto limpato e con una mano di pessimo valore.

Se il bottone è l’ideale per giocare nel poker, essendo l’ultimo a parlare, lo small blind è definito per natura l‘anti-bottone, con tutti gli svantaggi del caso. Foldare da small blind è un qualcosa che aiuta il player sia ad evitare pericoli, ma anche ad alzare l’ultima percentuale di azione. In pratica ci stiamo muovendo verso la perfezione posizionale.

Vero che il poker è composto soprattutto da matematica e probabilità, ma non sempre il concetto delle percentuali ci deve trarre in inganno. Quante volte abbiamo sentito dire “Devo aggiungere perché ho pot odds di 9 a 1?“. Dal punto di vista matematico è un call perfetto. Ma dal punto di vista del gioco in senso stretto e dei rischi nei quali possiamo incappare, vale la pena azzardare?

Mettiamo per esempio che da small blind con J-2 abbiamo da aggiungere pochissimi spiccioli per gustarci il flop. Ha senso entrare in gioco con questa mano? Quante volte flopperemo un punto importante? E quante altre volte rischiamo di gettare al vento le nostre chips? Sono tutte domande che ci dobbiamo porre prima di agire da small blind.

L’immagine al tavolo

Foldare da small blind in piatti limpati darà un immagine potente di te al tavolo. Se sono presenti players che sono in grado di riconoscere la forza di un avversario, noteranno questa serie di fold e soprattutto si faranno un’idea precisa sulla tua figura. Ogni eventuale raise futuro sarà osservato con grande timore dagli avversari e dunque aumenteranno le possibilità di rilanciare in bluff, portando a casa il piatto.

Serve quindi un cambio di mentalità per fare il così detto salto di qualità. Imparare a foldare da small blind, riduce i rischi, non fa perdere ulteriori chips e soprattutto produce un’immagine potente al tavolo agli occhi dei rivali. Tutti aspetti che diventano decisivi.

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I range da foldare

Il discorso ovviamente non riguarda tutte le starting hands, quando ci troviamo di piccolo buio. E qui torniamo alla famosa selezione delle mani di partenza. Ogni giocatore dovrebbe avere un range con cui foldare senza nemmeno pensarci e altri range con i quali valutare altre azioni. Per questo motivo è molto utile la tabella dei range redatta da alcuni autori di Pokernews, dove ben il 34% del range rappresenta un fold automatico da small blind.

 

 

Come si evince, le mani segnate in grassetto non presentano nessun asso, nessuna coppia e nemmeno combinazioni che possono portare ad una scala.

Allo stesso modo il restante 66% non rappresenta gioco forza dei range con cui chiamare sempre. Ma sta a significare che con quel 66% in mano possiamo scegliere, se callare, rilanciare oppure mollare il colpo. Potremmo classificare il restante range come una sorta di “Dipende“. E nel dipende sono inclusi tanti fattori: il nostro stack, il rapporto stack-blinds, lo stile degli avversari al tavolo e lo stile che ci siamo costruiti agli occhi dei nostri rivali.

Insomma vale quanto dice il noto autore di Pokernews  (coach e player, ndr) Tommy Angelo: “per quanto ami il bottone, ecco quanto dovresti odiare il piccolo buio”.

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