Friday, Oct. 22, 2021

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il 7 Ott 2021

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Giusto cambiare strategia dopo una grossa vincita o un periodo no? Spunta uno studio

Giusto cambiare strategia dopo una grossa vincita o un periodo no? Spunta uno studio

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Avete mai pensato a cambiare la vostra strategia di gioco dopo una grande vincita o un periodo in cui non ne imbroccate mezza manco per sbaglio? Supponiamo che tu conosca la strategia di poker ottimale per ogni situazione.

Supponiamo ora di aver appena vinto o perso un piatto enorme. Non importa come è successo – sfortuna, buona fortuna, cattivo giudizio, buona intuizione – è successo e basta. Come giocherai adesso?

Le tue decisioni saranno diverse da quelle che sarebbero state prima ddi quell’episodio?

Quale fortuna?

C’è un libro che centra in modo molto interessante l’argomento, lo ha scritto Gary Smith e si chiama “What the Luck?

Sebbene il libro parli principalmente del fenomeno matematico della “regressione alla media”, in un capitolo fa un viaggio secondario per riassumere un’interessante ricerca che lo scrittore ha fatto sui giocatori di poker.

La pubblicazione è apparsa su una rivista tecnica chiamata Management Science, con il titolo “Comportamento del giocatore di poker dopo grandi vincite e grandi perdite”.

Smith e i suoi coautori esaminano prima diverse teorie della psicologia umana e del processo decisionale che suggeriscono che un giocatore di poker medio diventerà meno cauto dopo una grossa vincita (cioè, accetta scommesse che in precedenza avrebbe giudicato inaccettabili) e più cauto dopo una grande perdita. Ma altre teorie prevedono l’esatto contrario.

Gli autori hanno deciso di provare a rispondere alla domanda con dati reali.

Prima del Black Friday, hanno usato PokerTracker per raccogliere le hand histories dai tavoli cash di Full Tilt Poker $25/$50 no-limit hold’em, immaginando che quelle puntate sarebbero state abbastanza alte da garantire che i giocatori fossero generalmente molto esperti.

Hanno raccolto dati su 226.351 mani ai tavoli 6-max e 339,510 mani di heads-up.

Dopo ciascuno di questi eventi, hanno esaminato il comportamento del giocatore che ha vinto o perso tanto, nelle successive 12 mani, utilizzando due delle statistiche più comuni presenti nel software di tracciamento dei giocatori: il “VPIP” (i soldi messi volontariamente nel piatto) come parametro di misurazione della frequenza di gioco e l'”AF” (il fattore di aggressione) come misura dell’aggressività.

Risultati sorprendenti

I risultati sono stati inconfondibili. I giocatori tendevano a diventare sia più sciolti che più aggressivi dopo una grande perdita e anche dopo una grande vincita.

Per l’esattezza, ai tavoli heads-up, 154 giocatori sono diventati improvvisamente loose e 181 sono diventati più aggressivi dopo una grande perdita, ma, dopo una grande vittoria, solo 74 sono diventati più loose e 47 hanno aumentato il loro AF.

Allo stesso modo, al 6-handed, 135 giocatori hanno aumentato di molto il loro VPIP, e 117 sono diventati più aggressivi dopo una grossa perdita, mentre dopo una grossa vittoria, solo 68 sono diventati più loose e 85 più aggressivi.

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Hanno eseguito analisi simili per vittorie e sconfitte della stessa entità che si sono verificate in un lasso di 12 mani, piuttosto che in un singolo piatto. Come ci si può aspettare, i risultati sono andati nella stessa direzione, ma meno pronunciati.

In ogni caso, la maggioranza dei giocatori gioca in modo più sciolto dopo una grande sconfitta piuttosto che dopo una grande vittoria“, hanno scoperto. “Tuttavia, la frazione che gioca in modo più aggressivo aumenta costantemente all’aumentare della dimensione della perdita“.

E, ancora, hanno visto una versione attenuata dello stesso effetto quando la vittoria o la perdita si sono verificate in un arco di 12 mani rispetto a quando è arrivata in una sola mano.

Vero tilt?

Quindi cosa ci dice tutto questo sulla mentalità dei tipici giocatori di poker esperti?

Smith e i suoi coautori esaminano il modo in cui i loro dati supportano o minano le varie teorie psicologiche discusse nella prima parte dell’articolo.

Nel complesso, la teoria più supportata dai dati è l’argomentazione secondo cui un giocatore di poker che ha perso un grosso piatto può pensare che il modo più economico per andare in pareggio sia hittare un flop a lungo termine con un mano debole”.

Nell’ultima sezione del documento, gli autori esaminano l’evidenza empirica che lo stesso fenomeno – l’aumento dell’assunzione di rischi per compensare una grande perdita – è stato notato sia negli operatori di borsa professionisti che in quelli dilettanti.

Una domanda cruciale, ovviamente, è se il cambiamento osservato nella strategia del poker sia redditizio o meno.

Come spiega Smith nel suo libro, “Se i giocatori esperti usano normalmente strategie redditizie, cambiare strategia è un errore. Quei giocatori che hanno subìto un brutto colpo, successivamente hanno fatto peggio del normale.

Il problema, come sottolinea Smith, è che “anche i giocatori esperti non hanno riconosciuto che le loro prestazioni sarebbero regredite rispetto alla media dopo una grande perdita“. Così hanno cambiato il loro approccio, e di conseguenza hanno optato per quelle che in realtà erano strategie meno redditizie.

Tutto ciò aiuta a sottolineare una grande lezione da trarre dalla comprensione della natura delle oscillazioni (buone e cattive) e del significato della regressione alla media.

Per i giocatori di poker e gli investitori che hanno strategie valide“, scrive Smith, “la regressione ad un periodo nero, suggerisce che la pazienza è meglio di un’Ave Maria“.

Robert Woolley per Pokernews

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