Wednesday, May. 29, 2024

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il 23 Feb 2023

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Il criterio di Kelly: le size delle bet in relazione al bankroll

Il criterio di Kelly: le size delle bet in relazione al bankroll

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Prendiamo spunto da un vecchio articolo di quel genio della comunicazione che risponde al nome di Lee Jones, per prendere in esame un concetto di cui non abbiamo parlato in modo esaustivo in altre occasioni e che è invece tra i più battuti quando si tratta di capire qualcosa di più rispetto alle size di betting, il criterio di Kelly, o, come è conosciuto un po’ in tutto il mondo, “The Kelly criterion”. 

Il criterio di Kelly, cos’è e per cosa si usa

Jones comincia il suo articolo parlando della persona che gli ha svelato i principi fondamentali del “criterio di Kelly”, utilizzato da alcuni suoi amici che bazzicano nel mondo del Black Jack, il cui fine principale altro non è che determinare in anticipo quale parte del tuo bankroll dovresti impiegare per una particolare scommessa, o evento, in relazione al vantaggio che ci porta quella scommessa stessa. 

La relazione con il poker rispetto a questo criterio, trova espletamento nel momento in cui ci sono parecchi giocatori che asseriscono con convinzione ad un certo punto di una qualsiasi mano che “hanno un vantaggio”, per cui decidono che impiegheranno un ulteriore investimento per portare a casa il piatto. Chiameranno l’eventuale puntata del proprio avversario, oppure ne sceglieranno una per assecondare la propria, potenzialmente, giusta decisione.

Il problema è che durante qualsiasi evento pokeristico, che faccia capo a qualsivoglia specialità del gioco, non viene messa in conto l’entità del piatto in relazione alla propria sicurezza finanziaria. 

L’esempio classico è quello del dado. Supponiamo che ti venga offerta la possibilità di scommettere, alla pari, che il lancio di un dado produca il numero quattro o inferiore. Lo faresti, vero? Le percentuali sembrano a nostro favore. Ma aspetta. Supponiamo che tu sia stato costretto a scommettere €100.000 e il tuo patrimonio netto fosse di soli  €110.000. Cosa faresti ora?

Quando è troppo è troppo!

Per i giocatori che non lo conoscessero, il Big-O è una particolare forma di Omaha che si gioca a 5 carte, eight or better. 

Jones giocava una partita proprio alcune sere prima di scrivere questo pezzo e dopo che alcuni giocatori hanno semplicemente callato, è arrivato il “pot” da parte di uno di loro.

Lee Jones ha spillato un gigantesco mostro: **qa* **fa* **p2* **q5* **p0*, che è una sorta di mano che tutti i giocatori di Big-O sognano di avere.

Nessun giocatore di poker sensato sarebbe disposto a contestare un mio eventuale Re-Pot con una mano di questo tipo. Dopo il mio rientro a casa mi sono visto il mio Poker Tools, per capire quanto una mano come la mia potesse giocare bene con una mano 30% Top range del giocatore che ha Pottato prima di me e il risultato mi metteva nettamente in vantaggio con questo suo range, 62% contro 38%“. 

Avere uno stack di una decina di metri di banconote da €100 e un avversario disposto a giocarsi il suo All In per tutta la serata giocando al 30%, sarebbe l’ideale, e sarebbe giusto giocarsi i soldi sempre e comunque. Ma in realtà Jones non aveva nè l’uno e nemmeno l’altro, per cui valeva la pena indagare.

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“Lo stack del mio avversario copriva abbondantemente il mio, ma anche io avevo racimolato un buon profit fino a quel momento e non mi andava di ricominciare tutto daccapo dopo aver battagliato per un bel po’ di ore”. 

Optare per il call

La scelta di Lee Jones si spiega così verso il semplice call, con l’intenzione di foldare con tranquillità in caso di flop non amico.

In questo modo ottengo due risultati“, ha proseguito Jones, “innanzitutto non rischio di abbandonare una partita che considero profittevole, giocandomi tutti i soldi in un colpo in cui non ho la certezza di vincere, seppur con rebuy illimitati in tasca, non mi va di ricostruire uno stack che per adesso mi rende soddisfatto. È il mio personale criterio di Kelly: sto limitando l’esposizione del mio bankroll in base al mio vantaggio nella scommessa.

In secondo luogo diminuisce il mio livello di stress e abbassa la pressione sanguigna. Sarei stato influenzato nel mio gioco se fossi andato All In e avrei perso? Non lo posso sapere con certezza, ma ho preferito evitare di scoprirlo.

Gioco a poker per profitto, certo, ma anche e soprattutto per divertimento. Qualche variazione sul tema fa parte del divertimento, certo, ma questa non è esattamente la mia idea di divertimento al tavolo. 

Un altro motivo per non flippare è che flippo peggio degli altri.

Tuttavia, penso di giocare meglio il postflop di loro. Quindi più giriamo, meglio è per loro, dato che il mio vantaggio si ridurrebbe a una buona selezione della mano iniziale (sebbene un vantaggio eccellente da cui partire). Ma quando combattiamo nelle street postflop, riesco a sfruttare anche quel vantaggio. Il che mi riporta alla partita di Big-O”.

Il resto della partita

“Nelle due ore successive, ho visto una manciata di flop, vinto alcuni piccoli piatti, perso altri. Fino a quando è arrivato il grosso piatto. Ho chiamato un rilancio in un pot multiway con una mano premium e ho floppato un progetto nut-low uncounterfeitable con una scala di 17 out. Ho chiamato una puntata al flop e ho pescato il nut low al turn. Un avversario e io abbiamo messo dentro tutti i soldi. Come sospettavo, avevo nut pieno col low e stavo freerollando per il l’high. Ho centrato il nut perfetto al river e ho vinto il piatto della notte.

“Mentre stavo impilando, uno dei regular del Casino ha detto, a nessuno in particolare, “Lee Jones, è un uomo paziente“. Ho preso il suo commento come un complimento. Quando sto giocando il mio miglior poker, accedo alla mia Kelly interiore e provo a spingere grossi pezzi del mio stack nel mezzo quando la situazione è passata da “buona” a “ottima”.

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