Nell’immaginario degli appassionati di poker, i professionisti sono quei giocatori che bluffano molto spesso.
In realtà questo è un falso mito che si è instaurato probabilmente anche per via delle mani viste in streaming, che sono spesso una selezione di tutte quelle giocate.
Sulle colonne del portale CardPlayer il coach statunitense Alex ‘assassinato’ Fitzgerald ha spiegato perché in realtà non è affatto così.
Di solito non serve una grande strategia di fourbet in bluff
Secondo Fiztgerald non c’è bisogno di sviluppare una perfetta strategia di 4bet in bluff visto che la stragrande maggioranza degli avversari non è in grado di tribettare in bluff abbastanza.
Lo statunitense spiega che nei suoi 20 anni da coach ha avuto a che fare con migliaia di allievi da 60 paesi diversi arrivando alla conclusione che la maggior parte delle persone sceglie di essere passiva e tribettare il 6%-7% delle mani.
Una percentuale più adeguata sarebbe attorno al 12%-13%, ma anche in questo caso non serve sviluppare una strategia di 4bet in bluff contro qualcuno che tribetta troppo: piuttosto conviene chiamare e giocare postflop contro un range comunque composto da carte che hanno una decente equity postflop come K-9s o 8-8.
“E se sei fuori posizione, apri un range leggermente più tight per far fronte alla situazione. È questo il tipo di maturità che devi sviluppare.”
Quasi nessuno ti fourbetta in bluff
Allo stesso modo, quasi nessuno degli avversari che solitamente si incrociano ai tavoli sarà in grado di piazzare una fourbet in bluff. Per Fitzgerald questi giocatori sanno che di quando in quando lo dovrebbero fare ma preferiscono chiamare e vedere il flop.
“Se tribetti una mano come J-J e un avversario ti fourbetta, fatti una domanda: lo può fare con i dieci, i nove o gli otto? A volte puoi fare dei grandi laydown semplicemente perché il tuo avversario non è creativo fino a quel punto. Ma devi darti la possibilità di fare questi grandi fold. Non dare per scontato che qualcuno stia facendo una giocata di alto livello solo perché lo hai visto fare in streaming da giocatori di alto livello”.
Non ci sono tanti pro quanto pensi
Fitzgerald sostiene che la grande maggioranza dei pokeristi non batte la rake. Quelli che la battono non riescono comunque a vincere somme decenti.
E di quelli che riescono a vincere somme decenti, la grande maggioranza non durerà più di tre anni ai tavoli verdi. Lo statunitense lancia un messaggio chiaro.
“Non c’è motivo di lasciarsi intimidire. Molti provano a fare i duri al tavolo ma non dovresti crederci a priori: spesso sono incerti come chiunque altro”.
I pro bluffano meno di quanto pensino gli amatori
Per tanti amatori il poker è il gioco dei bluff. Ma un professionista sa benissimo che non è così.
In una partita in cui gli avversari chiamano più del dovuto, ad esempio, più che nei bluff il vantaggio competitivo di un professionista sta nel massimizzare le mani marginali, magari facendo chiamare da peggio il suo bet-bet-push con top pair 3rd kicker.
Ovviamente il discorso cambia in una partita più chiusa. Ma che i professionisti siano spesso in bluff è una affermazione che semplicemente non risponde al vero.







