Friday, Dec. 13, 2019

Strategia

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il 30 Ott 2010

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VIDEO: Dario Minieri commenta gli slowplay di Cainelli e Buonanno all’EPT di Vienna

VIDEO: Dario Minieri commenta gli slowplay di Cainelli e Buonanno all’EPT di Vienna

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VIENNA – L’Ept di Vienna entra nelle fasi calde. Quando si è già in the money in tornei come questi, dove il primo porta a casa gloria e 700mila euro, massimizzare al meglio una mano forte può diventare determinante.

Lo sanno bene i due pro di Europk Luca Cainelli e Antonio Buonanno, che in due differenti situazioni decidono entrambi per lo slowplay preflop della propria monster hand. Hanno fatto bene? Ripercorriamo insieme i dettagli delle due mani in questione e poi ascoltiamo i punti di vista dei due diretti interessati in un’intervista video, lasciando infine a Dario Minieri, mica uno qualunque, il compito di commentarne le giocate.

KK CON 15 BUI Siamo nelle ultime battute del day3, una trentina di giocatori rimasti. Su bui 6.000-12.000 il chip leader del tavolo apre da utg+2 a 30.000. Da cut-off Luca Cainelli spizza K-K e con uno stack attorno alle 170.000 chip decide per un semplice call “con l’obiettivo di massimizzare la monster, costi quel che costi”.

Gli va bene, perché dietro di lui trova il bottone che spizza A-K di picche e spinge resti per circa 300.000, coprendolo. Passa il big stack, che poi chiederà a Luca cosa sperava di fare non controrilanciando, chiama ovviamente Luca che grazie a board bianco raddoppia.

QQ CON 50 BUI Prime battute del day4, 24 giocatori rimasti. Con bui ancora a 6.000-12.000, un giocatore under the gun apre a 27.000. Dietro di lui Antonio Buonanno, (“sapendo di essere fuori posizione e temendo, in caso di controrilancio, di trovare azione dal chip leader del torneo che potrebbe 4bettarmi mettendomi in condizione scomoda visto che a questo punto non voglio giocarmi il torneo con Q-Q visto che ho uno stack di poco superiore ai 50 bui”), decide solo per il call.

Dietro passano tutti, e su flop K-Q-6, con due cuori, alla continuation bet dell’original raiser a 27.000, l’azzurro fa seguire un raise 95.000 con il suo middle set, trovando il call. Poi, su turn 9 nero e dopo il check del rivale, Buonanno decide di andare all in diretto “overbettando” il pot per proteggere la sua mano dalla draw di colore, venendo invece chiamato dal rivale che al flop era sì in draw, ma di scala, e gira J-10 per la mano già chiusa. River bianco e Buonanno resta cortissimo.

LE INTERPRETAZIONI Detto che l’all in da oltre 600.000 di Buonanno al turn, quando nel pot ci sono circa 260.000 chip, andrebbe discusso in altra sede, cerchiamo di capire dalla viva voce di Antonio Buonanno e Luca Cainelli le motivazioni che li hanno spinti a fare queste due giocate preflop. E poi lasciamo che Dario Minieri dia il suo punto di vista sulle due giocate.




httpv://www.youtube.com/watch?v=wRBpGUu1n1w


LE CONCLUSIONI Dario Minieri nella sua analisi solleva due punti sostanziali. Il primo, abbastanza chiaro, è che nella mano di Cainelli, a carte viste, la sua scelta non ha in alcun modo influito sul colpo (A-K avrebbe giocato anche contro un all-in di Luca facendolo comunque raddoppiare) ma ha solo reso, a meno di ulteriori tell colti da Luca al tavolo, più manifesta la forza della mano dell’azzurro probabilmente riducendone la possibilità di massimizzazione del colpo.

Il secondo punto chiave del Minieri pensiero è che la giocata in slowplay di Buonanno con Q-Q è assai interessante, ma forse non esattamente per i motivi per cui Antonio ha scelto di farla. Se infatti Buonanno decide di chiamare e basta solo per mettersi in condizione di poter vedere il flop senza compromettersi in caso di controrilancio del chip leader, le motivazioni del call sono assai diverse da quelle che Minieri avrebbe scelto solo chiamando l’original raise in questo spot, per mettersi poi nelle condizioni di poter “4bettare” all in con oltre 17 bui nel mezzo del piatto.
Insomma, due situazioni, tre teste, e tre interpretazioni diverse della mano, senza che necessariamente l’una sia più giusta delle altre. Perché nel poker, come nella vita, tutto (o quasi) è relativo.

Rudy Gaddo

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