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il 8 Giu 2012

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WSOP 2012 – il viaggio a Las Vegas di Marco Fantini: il volo (parte seconda)

WSOP 2012 – il viaggio a Las Vegas di Marco Fantini: il volo (parte seconda)

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Le enormi sale d’attesa dell’aeroporto milanese sono praticamente vuote: le prime partenze sono ancora lontane e non resta altro che fare che godersi una colazione anticipata controllando su ogni mezzo tecnologico possibile chi è già a Las Vegas per giocare le WSOP. In particolare Marco Fantini verifica i risultati dei compagni del Team Sisal Poker: per ora niente di clamoroso ma è fiducioso.

Quando mancano poco meno di tre ore dal decollo, previsto per le 9.35, iniziano ad aprirsi i primi cancelli: Las Vegas si avvicina sempre più!

Con il favore dell’ora mattutina le procedure standard riguardanti l’imbarco per un viaggio intercontinentale non sono particolarmente lente: tutti i passaggi vengono completati e i bagagli caricati. “Siamo partiti “runnando” bene, non ci ho mai messo così poco per passare questo primo step.” commenta Fantini.

Non è una cosa da poco, sorvolare l’Oceano: in mezzo a quei sedili non troppo confortevoli riposare adeguatamente è difficile. Anche  Jason riflette a riguardo: “Se non si riesce a  dormire o quantomeno a rilassarsi si rischia di passare otto ore non tranquille. E si trascina questa stanchezza di fondo per tutti i giorni che si sta a Las Vegas. E influirà di sicuro sul nostro poker. ”

Altro tempo da dedicare alla causa burocratica una volta atterrati a New York: con un’ora circa ce la si può cavare al controllo immigrazione, se non si è in periodi particolarmente “caldi” della stagione turistica. Anche in questo caso ha aiutato il fatto di essere ai primi di Giugno.

Benissimo, penserete ora: il più è fatto e si può tranquillamente puntare verso Sin City fantasticando braccialetti e montagne di dollari.

Più o meno: ci aspetta un altro controllo di sicurezza e l’orientamento nel vastissimo terminal newyorkese per poter trovare il volo giusto. Comincia a pesare la notte in bianco passata ai tavoli di Campione e per fortuna non ci sono intoppi che lasciano poco spazio temporale alle coincidenze aeree.

“Questa volta è andata meglio delle altre volte: i controlli sono stati più veloci e per le coincidenze degli aerei non hanno avuto bisogno di corse all’ultimo minuto”

Ormai la meta è veramente vicina: solo sei ore e si atterra al McCarran Airport di Las Vegas. Non è facile spiegarlo, ma credo molti di voi potranno intuirlo: sono sei ore che trascorrono velocissime tra paesaggi monotoni dei cosiddetti “Stati del Finestrino” (quelli che tutti vedono da 10.000 mt d’altezza e nessuno però li visita mai) e il deserto che progressivo si fa spazio tra gli infiniti campi coltivati.

Una lieta sorpresa ci attende a bordo: da un paio d’anni circa tutte le maggiori compagnie aeree americane dotano i loro viaggi nazionali della connessione wi-fi. Una volta saliti in quota si collegano tutti i dispositivi per aggiornare i social network e far sapere a tutti che si “twitta” da 10.000 metri d’altitudine. A proposito, se volete seguire su Twitter Marco Fantini durante queste WSOP, cercate jason1984a.

Purtroppo la linea non è molto stabile e quindi Fantini deve rinunciare al progetto di “grinding” ad alta quota: un’esperienza da provare prima o poi. “Volevo passare un po’ il tempo giocando su Sisal Poker qualche tavolo cash, per ammazzare la noia e magari segnare già un segno positivo in terra americana. Ma ho notato che la navigazione è a singhiozzo in alcuni momenti e sembra congestionata. Non è quindi una buona idea visto che se si disconnette perderei concentrazione e soprattutto soldi…

Nonostante tutto arriva finalmente il deserto che avanza nella vista dall’alto in mezzo a un cielo limpidissimo: Sin City si avvicina e l’atmosfera diventa elettrizzante. Quando poi si avvistano i primi giganti della Strip, con l’altissimo Stratosphere a fare da apripista, la mente è già proiettata ai neon del Las Vegas Boulevard e alla distesa sconfinata dei tavoli del Rio.

Ed è proprio qui che termina il nostro viaggio: o meglio è il punto d’arrivo di quella che sarà tutta un’altra storia da scrivere, nel bene o nel male.

L’ultimo consiglio che Jason ci affida prima di passare sotto la famosa insegna “Welcome to Las Vegas” è quello di prendersi qualche giorno di pausa prima di buttarsi a capofitto nello schedule pokeristico che abbiamo in mente: “Tra i preparativi della partenza e i viaggi in aereo con le rispettive soste e trafile burocratiche, si resta svegli circa 24 ore. Il riposo in aereo non è adeguato e si rischia di arrivare il giorno prima di un torneo, magari anche importante, in stato psico-fisico non adatto alla situazione. Io infatti giocherò il primo evento, il #16 No-Limit Hold’em / Six Handed da 1.500 $, che inizierà un paio di giorni dopo il mio arrivo. Così potrò smaltire il jet-lag e la stanchezza di questi viaggi. “

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