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il 23 nov 2012

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Il poker è uno skill game. La dimostrazione definitiva viene dall’Olanda

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Il poker è uno skill game. La dimostrazione definitiva viene dall’Olanda

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Tre ricercatori e un problema da risolvere. Tutto semplice, eppure così complesso. Il tema trattato è “Poker: skill game o gambling?”, una domanda a cui tutti hanno già risposto senza sapere di preciso il perché. Giocatori e addetti ai lavori sono pronti a farsi tagliare le dita pur di difendere sempre e comunque la componente abilità; gli altri prestano inconsciamente attenzione alla componente aleatoria esprimendo qualche giudizio a caso quando richiesto — non si sa bene da chi.

Come sempre in medio stat virtus e per dimostrarlo i ragazzi hanno costruito un campione di 415,9 milioni di mani giocate tra ottobre 2009 e settembre 2010 comprendenti low, mid e high stake. Tutte le hand history sono state acquistate da HHdealer: vende roba buona.

Dopo aver costruito il campione i ragazzi hanno dovuto standardizzare i dati e iniziare ad analizzarli al meglio. Dimostrare che il poker è un gioco di abilità non è facile se non sai dove cercare; per fortuna le idee erano chiare sin dal principio e le cose sono andate per il verso giusto, anche piuttosto in fretta.

Le analisi forniscono un panorama eloquente: il win rate medio è molto peggiore del rapporto tra la media dei BB persi e delle mani giocate. In altre parole, in media i giocatori perdono soldi giocando a poker.

Circa 375 mila giocatori hanno giocato almeno una mano agli small stake, 222 mila ai mid e 34 mila agli high. Molto difficilmente si registrano dei cambi di livello. La maggior parte di chi giocava gli small stake nel 2009 li stava giocando anche nel 2010. Niente level up facili, solo tanto, tanto sudore.

Succede però che, mentre tutto sembra andare verso il gambling, emerga la statistica definitiva, quella più interessante: solamente il 32% dei giocatori presenti nel database sono in attivo con il poker, qualcuno di un paio di BB, qualcun altro di qualche centinaia. La cosa ancor più interessante è che i giocatori vincenti non cambiano durante il corso dell’anno, come a dire che chi è vincente lo è per merito, non per alea.

Le conclusioni dei ricercatori sono quindi chiare: «I risultati sono chiaramente contrari all’ipotesi che il poker sia un gioco di puro azzardo proprio a partire da quei giocatori che riescono a essere vincenti anche dopo un considerevole numero di mani giocate.»

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