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il 19 Dic 2018

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Che fine ha fatto Simone Ruggeri?

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Che fine ha fatto Simone Ruggeri?

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Pochi giorni fa abbiamo ripescato uno spot datato 10/05/2012 in cui lasciava 2.760€ sul tavolo in maniera a dir poco rocambolesca.

Da lì, la curiosità ha fatto capolino spontanea. E dopo aver pizzicato la sua ex compagna di scuderia Giada Fang, oggi siamo riusciti a scambiare quattro chiacchiere con lui: stiamo parlando dell’ex Team Pro PokerStars Simone Ruggeri, uno dei primi professionisti ad avere l’onore e l’onere d’indossare la patch della picca.

Altri tempi. Le sponsorizzazioni erano un riconoscimento degno di un baronetto per la corona britannica… Per Simone è stata un’esperienza che gli ha permesso di crescere e maturare. Eppure, a 37 anni, il capitolino è ancora alla ricerca di un posto nel mondo:

“Anche se in maniera molto meno preponderante rispetto a prima, il poker è ancora presente nella mia vita. Negli ultimi anni ho lavorato come coach per Pokermagia, battendo percorsi sia sugli Spin che sugli MTT. Oggi sono ancora in quella fase in cui ‘capire cosa fare da grande’: m’interesso a tanti argomenti diversi, in particolar modo al mondo delle cryptovalue e della blockchain. Per oltre 6 mesi sono stato 10-12 ore al giorno impegnato con quello che ritengo possa essere il futuro per una società migliore. Se avete un attimo vi spiego meglio…”

Mettetevi comodi perché il Ruggeri-pensiero attenta ad essere una vera e propria dissertazione:

“Credo molto nel libero mercato e ritengo che le cryptovalute siano una riserva di valore. Il loro sviluppo stravolgerà l’economia futura e un prodotto che oggi possiamo acquistare solo per mezzo di un intermediario potrà invece essere scambiato sul mercato senza restrizioni e senza influenze esterne. Ho speranza e convinzione sul fatto che la blockchain possa creare una nuova economia, un nuovo marketing e una nuova produzione di beni e servizi, senza trascurare la valorizzazione delle relazioni umane che volenti o nolenti passeranno inevitabilmente per nuovi social network.”

Un memorabile scatto in cui Massimiliano ‘Visdiabuli’ Martinez “battezza” Simone

Ciò che ha convinto Simone a svestire gli abiti da professionista è un concetto che scava davvero in profondità:

“A un certo punto ho capito che nel mondo poker c’era qualcosa che non andava e ci ho messo molto tempo a mettere a fuoco qual era il problema. La mia risposta è che in questo ambiente non esiste una domanda nel mercato per la quale tu stai creando un’offerta. E alla lunga questo non può che essere un problema. Il mondo poker ha un’ecologia tutta sua: se di colpo tutti i professionisti smettessero di giocare, il poker esisterebbe ancora perché vivaddio sono ancora in tanti quelli che giocano per puro piacere. Vincerebbero player meno bravi, ma l’orchestra continuerebbe a suonare. Il poker è un posto strano perché per certi versi, iperbolizzando, è un po’ come rubare i soldi in banca senza che nessuno possa dirti nulla. Se qualcuno si siede al tuo tavolo sa di poter perdere e non se la prenderà mai con te perché conosce i ‘rischi del mestiere’. Dal punto di vista morale si tratta di un unicum: ognuno è consapevole di poter perdere e nessuno ha diritto a prendersela con chi sta facendo soldi. Al contempo, il problema di fondo è che facendo questo mestiere non contenti e non scontenti nessuno…”

Simone cerca di esemplificare il concetto:

“Vi siete mai chiesti perché tutti tiltano nel poker? Io credo che il tilt derivi dalla presa di coscienza del fatto che non stai facendo qualcosa di utile per nessuno e questo dopo un po’ ti dà dei problemi. Le tue skill non saranno sempre sufficienti a vincere soldi. Per come intendo il sistema economico se qualcosa economicamente funziona è perché serve a qualcuno. Poi, a prescindere dalla visione morale della cosa, se il sistema funziona ci saranno persone contente. E come detto prima è difficile poter azzardare paragoni con altri ambienti. Mi piace valutare situazioni e analizzare dati, ma intendo farlo da attore protagonista.”

Ed eccoci al punto…

“Se devo fare un’azione a livello economico – sottolinea – voglio che questa azione sia allineata ai miei principi morali. Il poker lo è stato nei primi tempi, ma le nuove possibilità offerte dalla blockchain permetteranno di valorizzare competenze e capacità organizzando la produzione di valore in maniera molto più diretta. Senza una grande conoscenza di se stessi è sempre più difficile capire quello che ci piace, quello in cui siamo bravi e creare valore in un sistema economico. Al giorno d’oggi ci sono una miriade di lavori che di fatto compaiono e scompaiono, indi per cui non conta quanto hai imparato fino a oggi, conta quanto impari guardando al futuro. E’ un mondo che va veloce e conta più quello che puoi apprendere rispetto a quello che già sai.”

Simone ai tempi della Patch…

Un sussulto inaspettato convince Simone a chiosare ringraziando ciò che il tavolo verde gli ha permesso di essere oggi:

“La capacità di apprendere nel poker è doppia o tripla rispetto ad altri campi. Oggi il mondo e la società sono in una fase di esplorazione e non c’è qualcuno che può dirti come ‘campare’ nel 2020. In questo il pokerista fa eccezione poiché è abituato a dare il massimo in ogni singola scelta presa. Quando mettiamo a fuoco qualcosa, se abbiamo intenzione di crescere e migliorare, chi vive o ha vissuto il poker ha tutto un altro ritmo perché è abituato a pensare all’eccellenza non come ambizione ma come necessità.”

 

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