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il 5 Lug 2012

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WSOP 2012 – Hellmuth, l’appostamento e i segreti di un pagamento milionario

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WSOP 2012 – Hellmuth, l’appostamento e i segreti di un pagamento milionario

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Premessa: intervistare Phil Hellmuth non è una missione al limite dell’impossibile come dare la caccia a Phil Ivey, roba che in tre anni ti riesce solo quando fa November Nine. Con un po’ di applicazione e costanza, come direbbero a Roma, l’intervista a Hellmuth sepoffa’. Resta però una discreta operazione di intelligence, da organizzare in stile Fbi, dato che come potrete immaginare Pokerbrat – col carattere capriccioso ed egocentrico che si ritrova – ha i suoi tempi, le sue cose da fare, e si aspetta che tutto gli sia dovuto, manco fosse l’uomo che ha vinto più braccialetti di tutti sulla faccia della terra.

Ecco quindi che appena saluta il Big One for One Drop in quarta posizione, c’è da sgomitare per farsi posto nel codazzo di colleghi attorno a lui. Anche no, che tanto il nostro si concede solo alla Espn. Phil poi, un filino nervoso come a volte gli capita, si allontana. Deve mangiare e “ha i suoi affari da sbrigare”.

Se ne va per un tempo infinito, roba che credi ormai se ne sia andato e non torni più. Eppure, dovrà pure tornare ad occuparsi delle pratiche per incassare il suo premio. E dato che nella zona payout ci sono procedure sospese a suo carico per liquidargli una vincita da due milioni 645mila dollari, c’è da star sicuri.

E allora si procede con l’appostamento. A un certo punto, un po’ come capita in Point Break, il film in cui Keanu Reeves è l’agente speciale Johnny Utah e attende i rapinatori surfisti all’esterno di una banca assieme al collega Angelo Pappas e mentre mangia un panino non si accorge che i ladri stanno facendo irruzione nell’istituto di credito, ecco che magicamente ci si rende conto che passando da chissà dove Phil è già davanti alla cassa, unico player a firmar carte perché per chi ha i soldi veri, chissà come mai, le code non esistono. Nonostante sia l’unico a “cashare” in questo momento, però, Phil ci mette una vita. Fa avanti e indietro tra lo sportello pagamenti e lo sportello pratiche. Con lui ci sono due signori di origine orientale che, se Hellmuth non si fosse qualificato al Big One for One Drop attraverso un satellite Vip allo Mgm Grand, daremmo per suoi certi finanziatori. Chissà cosa c’è dietro…

Siano chi siano, nel frattempo è scoppiata la bolla del deep stack da 235 dollari e arriva una coda di player appena andati a premio. Tra questi ecco Alberto Musini, che sorride cordiale raccontando “del solito asso-kappa contro asso-donna, e donna sul board. Che rabbia, il primo faceva oltre 50mila dollari…”. Spiace per Alberto, come per tutti, ma vien da pensare nulla di nuovo sotto il sole. Frase di circostanza a Musini e si torna a pattugliare Hellmuth. Che nel frattempo è stato raggiunto da un ragazzo alto alto e magro magro, che ha la stessa camminata di Phil e lo chiama “daddy”, facendosi allungare due biglietti da cento dollari.

Non può che essere il figlio, presto raggiunto da una signora bionda, che suppongo essere la moglie, e una signora mora, che scoprirò poi essere la sorella. Ma di uscire dalla sala pagamenti, ora che ci sono pure tutti i parenti, nessuna intenzione. Phil continua a sorridere coi cinesi e con gli addetti delle casse (che come si usa in America sono super-carini e gentili anche per farsi aumentare la mancia).

Mentre si pensa alla mancia faraonica che lascerà Hellmuth, esce Musini. “Aspetti lui, eh?” sorride Alberto. “Era lì vicino allo sportello a fianco al mio, con una pila di chip gigantesche, beato lui”. Per forza ci mette tanto, vien da pensare paragonando i suoi tempi a quanto in fretta ha fatto Alberto, che intanto conta con scarso entusiasmo i suoi croccanti (ora tra i pokeristi va di moda dire così, mi ha spiegato l’altro giorno Enrico Marchetto) quattrocento dollari in fogli da cento. Musini se ne va, come sempre col sorriso. Hellmuth resta. E per una volta continua a sorridere anche lui. Arriva anche Marco Traniello, al 35° cash in carriera alle Wsop “ma un’altra volta niente braccialetto”, saluta Phil e la sorella. E se ne va anche lui.

La cosa inizia a farsi seccante. Però Hellmuth è pur sempre un bel colpo. Val la pena. L’arrivo di un omone gigante con auricolare però è l’inizio della fine. E’ chiaramente uno della security in borghese. Si affianca ad Hellmuth. Parlotta con Phil. Che poi dà delle chiavi al figlio e gli dice di allontanarsi. Stanno organizzando la fuga? Che escano davvero con una ventina di placche da centomila così? Non lo sapremo mai. Resta il fatto che Hellmuth a un certo punto gira sui tacchi e senza dir nulla imbocca una porta riservata al personale che dà sui corridoi di servizio del Rio. Fuori, immagino la scena anche senza vederla, c’è il figlio in macchina a fare da palo. Il rapinatore-surfista è scappato, agente speciale Johnny Utah. Che palle, appostamento fallito e due ore buttate senza portare a casa niente.

PS: Dopo qualche ora, Hellmuth al Rio è tornato. Si è messo a giocare il 3.000 dollari omaha hi lo con quattro ore di ritardo. Ma prima di sedere al tavolo si è rifatto vedere in zona payout, è entrato nella zona riservata ai depositi che è nascosta da un tendaggio scuro, ha fatto quel che doveva e poi si è concesso ai microfoni di Italiapokerclub. Perché non può piovere per sempre.

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