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il 24 Set 2013

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La Corte Europea contro il blocco italiano delle .com?

La Corte Europea contro il blocco italiano delle .com?

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Una sentenza emessa dalla Corte Europea potrebbe segnare l’inizio della fine di quella barriera che oggi divide i pokeristi italiani fra quelli che rimangono in Italia per giocare nelle .it e quelli che decidono di emigrare per non immergersi nel vasto mondo delle poker room .com.

La sentenza è quella del caso “Biasci”, che fa riferimento al blocco che nel 2006 l’AAMS ha imposto a 684 siti web stabiliti legalmente a Malta. Il motivo allora evocato dall’ente statale era stato proteggere gli italiani dai possibili tentativi di “phishing”, ovvero di quella pratica che tenta di ricavare dei dati personali sensibili degli internauti attraverso l’inganno (l’esempio più comune è la mail che arriva dalla presunta filiale bancaria in cui vengono chiesti i dati della carta di credito).

Tuttavia, c’era il forte sospetto che dietro questo buonismo dello Stato che vela per gli interessi dei poveri italiani indifesi ci fosse anche l’interesse per proteggere il sistema concessorio per il quale si regge il settore del gambling in Italia. La sentenza, anche se non si oppone in nessun punto a questo sistema, ne fissa alcuni limiti che potrebbero portare delle conseguenze per il mondo del gioco online e soprattutto per il poker, che attualmente si trova racchiuso fra le mura del .it.

Secondo la sentenza, le norme europee “ostano a una normativa nazionale che impedisca di fatto qualsiasi attività transfrontaliera nel settore del gioco indipendentemente dalla forma di svolgimento della suddetta attività e, in particolare, nei casi in cui avviene un contatto diretto fra il consumatore e l’operatore ed è possibile un controllo fisico, per finalità di pubblica sicurezza, degli intermediari dell’impresa presenti sul territorio“.

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Quindi, anche se la sentenza non considera un impedimento il fatto che uno stato membro come l’Italia richieda ulteriori licenze alle compagnie che vogliano operare in territorio italiano (come accade attualmente con le licenze dell’AAMS), queste licenze non possono essere negate in base al fatto che le suddette compagnie operino a livello internazionale.

Nel breve termine questa sentenza probabilmente non avrà conseguenze per la situazione del poker nostrano ma potrebbe essere un precedente importante se pensiamo che il 30 giugno del 2016 scadranno le licenze concesse e, secondo gli esperti, sarà necessaria una nuova regolarizzazione del settore.

Per ora sono solo indizi, piccole vittorie, ma è comunque innegabile che la logica del mercato sembra imporsi e che c’è un trend che pian piano fa avvicinare la fine del .it.

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