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il 17 Mar 2014

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Kara Scott: “L’episodio più imbarazzante della mia carriera di giornalista di poker…”

Kara Scott: “L’episodio più imbarazzante della mia carriera di giornalista di poker…”

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Parlare di “un’intervista” a Kara Scott sarebbe sicuramente sbagliato. La classica struttura “domanda – risposta” perde infatti ogni senso quando si parla con Kara: tutto diventa subito una semplice chiacchierata, una conversazione quasi da bar che scorre come se ci fossero di mezzo dei bicchieri e un’amicizia di anni.

Abbiamo incontrato Kara al Casinò di Venezia durante il WPT Gioco Digitale, dove ha preso parte ai main event National e Global; in quest’ultimo è anche arrivata al Day3 senza però riuscire poi ad andare a premio. Il primo argomento di cui abbiamo parlato è stato, come non poteva essere altrimenti, la sua prestigiosa carriera di giornalista nel mondo del poker.

La cosa più buffa è che Kara non ricorda esattamente da quanti anni fa questo mestiere: “Sei? Sette? La verità è che se me lo chiedi così su due piedi non sono sicura“. Di aneddoti da raccontare ne avrebbe ovviamente a centinaia, in fin dei conti dal suo microfono sono passati diversi campioni WSOP a iniziare da Greg Merson, ma se la costringiamo a scegliere un momento particolarmente divertente ce ne racconta uno con un protagonista forse inaspettato: Huck Seed, quattro volte vincitore del braccialetto di cui una al Main WSOP 1996.

Ricordo bene quella volta in cui ho dovuto intervistare Huck Seed, che anche se sembra molto serio è uno dei giocatori più divertenti del circuito. Eravamo alle WSOP e lui stava giocando già da parecchi giorni. Sapevo che la mattina andava a giocare a basket. Sembrava un po’ stanco, così al momento dell’intervista gli ho chiesto: ‘Huck, non è che tutte queste ore di poker e basket ti stancano troppo?’. Huck mi ha guardato molto serio e ha detto solo ‘no, no, sto bene’, ed è rimasto lì immobile, fissandomi in silenzio. Sono rimasta di stucco perché pensavo di poter parlare un po’ di questa cosa, invece lui con la sua risposta mi ha spiazzato. Non sapevo più cosa dire e fare per uscire da quella situazione… Alla fine lui si è accorto del mio imbarazzo e tutto si è risolto in una gran risata“.

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Un altro argomento, decisamente più serio, della conversazione con la giornalista canadese riguarda un tema caldo nelle giornate del WPT di Venezia, che ha visto il sit’n’go giocato fra le playmate e la festa con le conigliette di Playboy: il ruolo della donna nel mondo del poker. La mente vola alle parole di Tatjana Pasalic, che pochi mesi fa rifletteva in un’intervista su questo e spiegava che “il sesso può essere un arma a doppio taglio per il poker“.

Kara non la pensa molto diversamente dalla sua collega e commenta con un po’ di amarezza: “Secondo me c’è ancora tanto da fare prima di poter dire che le donne sono completamente integrate nel mondo del poker. Tuttora vedo come la donna sia trattata più che altro come un oggetto da guardare. Probabilmente finché il numero delle donne nei tornei e nel poker in generale non crescerà sarà difficile essere considerate alla pari degli altri giocatori“.

Per fortuna per le donne e per il poker in generale contiamo sulla presenza di Kara, che è un esempio per tutti non solo di eleganza e simpatia ma soprattutto di professionalità.

 

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