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il 1 Ago 2014

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Il ritorno al ‘freezout’ dell’Italian Poker Tour: il feedback dei pro dopo la tappa di Saint Vincent!

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Il ritorno al ‘freezout’ dell’Italian Poker Tour: il feedback dei pro dopo la tappa di Saint Vincent!

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Un ritorno al passato, che non si è trattato però di un passo indietro. Stiamo parlando del cambio di formula dell’Italian Poker Tour che, dopo diverse tappe stagionali caratterizzate dall’accumulator, è tornato, per volere degli organizzatori (Pagano Events e PokerStars) al ‘tradizionale’ freezout, seppur con una sostanziale riduzione del buy-in.

Nella cittadina valdostana di Saint Vincent, dunque, suddivisi in Day 1A e Day 1B, in 363 giocatori hanno versato al casinò 1.100€ per garantirsi uno stack di partenza di 20.000 chips, che hanno potuto poi gestire in livelli della durata di 60 minuti ciascuno.

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Il tavolo finale di Saint Vincent

 

Un cambio radicale se si pensa che fino alla tappa precedente, quella di Sanremo svoltasi ad aprile, le caratteristiche del main event erano le seguenti:

buy-in: 770€ (700+70).

stack di partenza: 20.000 chips.

livelli: 60 minuti.

possibilità di partecipare a tre Day 1, portando al Day 2 il totale delle chips accumulate nelle prime giornate di gioco.

 

Davvero tutta un’altra storia. Grande giocabilità, possibilità di recuperare da un eventuale cooler sfavorevole o una bad beat, ma anche un investimento di tempo eccessivo, senza dimenticare anche il dispendio economico che richiede una trasferta di praticamente una settimana.

I professionisti erano avvantaggiati certamente dall’accumulator, lo dimostrano i nomi che hanno centrato i vari final table, eppure in molti continuavano a storcere il naso di fronte alla neonata formula. Molti degli stessi regular, comunque, hanno preso parte all’IPT valdostano, così ne abbiamo approfittato per chieder loro un parere riguardo questo ritorno alla ‘vecchia maniera’.

“L’accumulator – esordisce il campione IPT Piroddi – era decisamente più giocabile, ma anche molto più lungo e stancante del freezout. A mio parere, non sarebbe una cattiva idea aggiungere qualche livello oppure alzare la durata dei livelli stessi a 75 minuti ciascuno al posto degli attuali 60…”.

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Pellegrino e Piroddi al final table

Dice la sua anche l’altro campione IPT, il siciliano Walter ‘cesarino’ Treccarichi che, abituato a frequentare anche circuiti internazionali, è soddisfatto che l’Italian Poker Tour abbia riaperto le porte alla formula utilizzata per diverse stagioni: “Hanno adattato il torneo agli altri circuiti europei di PokerStars, quali l’Estrellas e l’UKIPT, manifestazioni di grande successo. Onestamente, non mi dispiace per nulla, quindi, questo ritorno al freezout…”.

Pur puntando il dito contro l’eccessiva lunghezza dell’accumulator, Andrea Sorrentino proporrebbe però una via di mezzo.

“Credo l’ideale sarebbe proporre un accumulator con due Day 1, ciascuno da 1.100€ di buy-in. L’IPT deve rimanere un live di prestigio, mentre a Saint Vincent sembrava quasi di giocare un side event. Il montepremi, infatti, ne ha troppo risentito. Certo, prima il torneo era troppo lungo, soprattutto per chi come me è abituato a grindare comodo da casa…”.

Non troppo dissimile il pensiero espresso da Simone Raccis, il quale ha apprezzato però la struttura proposta da Pagano Events.

“Per me l’ideale sarebbe un freezout da 1.500€+150€, in alternativa un accumulator con solamente due Day 1 e un buy-in di 750€+75€ per ciascuna giornata che, alla fine, durerebbe quanto il primo che ho proposto”.

Con il braccialetto WSOP sempre con sé, ci ha detto la sua anche il campione del mondo di heads up Davide Suriano, contrario all’estenuante maratona che era diventato l’IPT accumulator.

“E’ chiaro che l’accumulator sia più giocabile, ma non ho dubbio alcuno nel preferire il freezout. E’ impensabile star fuori da casa troppi giorni per un torneo. Per il mio atteso, poi, sarebbe decisamente -EV anche se facessi itm ogni volta…”.

Punta sullo ‘stress da tavolo verde’ anche il capitolino Davide ‘girex’ Marchi, non troppo abituato ai tornei live.

“L’accumulator premia decisamente i regular, basta guardare chi ha raggiunto i tavoli finali nelle scorse tappe. Però, per chi come me non è abituato a ‘grindare’ i live, tutti i giorni di gioco che richiede un torneo accumulator sono davvero troppo stressanti…”.

Senza soffermarci, poi, sul vantaggio che un professionista, per il quale pagare tre buy-in è cosa normale, ha nei confronti di un dilettante che, magari, può permettersi solamente un Day 1 accumulator: un regular attento, infatti, potrebbe sfruttare fin troppo a suo vantaggio la paura di uscire di un amatore, dando vita così a giocate ‘spewy’ e azzardate, tranquillo di poter comunque giocarsi altre due chance di approdare al Day 2.

Sarà, dunque, un definitivo ritorno al freezout oppure gli organizzatori, nei prossimi eventi IPT, aggiusteranno un po’ il tiro?

 

 

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