Tuesday, Oct. 22, 2019

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il 20 Mag 2015

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Lex Veldhuis: “Nelle sessioni brevi il mio poker è più intenso e la mia mente funziona ad alto livello”

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Lex Veldhuis: “Nelle sessioni brevi il mio poker è più intenso e la mia mente funziona ad alto livello”

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Qualità o quantità? Questo è il dilemma.

Ne ha parlato nel suo personale blog il pro olandese di PokerStars Lex ‘RaSZi’ Veldhuis che, in quanto Supernova Elite, di certo non ha paura a stare tante ore al giorno a cliccare.

Recentemente però, quasi per caso, ha ‘assaporato’ la piacevolezza di sessioni brevi, di un paio d’ore, che gli hanno fatto aprire gli occhi su una potenziale nuova possibilità.

“Una domenica avevo due ore a disposizione e mi son chiesto – ha raccontato Lex‘perché non giocare un po’ di Zoom?’, così ho aperto qualche tavolo di pot limit omaha e in due divertenti sessioni, in cui ho avuto anche la sensazione di giocare molto bene, ho accumulato 3.000 VPP!”.

lex veldhuis

Lex Veldhuis

Non è escluso quindi che, mettendosi al tavolino con calcolatrice alla mano, l’olandese pianifichi la sua ‘race’ all’Elite in una maniera diversa dall’ordinario, ovvero maggiormente incentrata sulla qualità del suo poker piuttosto che sulla massa.

“Facendo sessioni più brevi, il mio thinking process riesce a essere più profondo. Certo, le lunghe sessioni ti garantiscono un buon ritmo di gioco, è vero, ma puoi entrare in un pericoloso ‘loop’ in cui fai azioni fin troppo in automatico. Ho le qualità per stare tanto al tavolo, ma adesso voglio fare sessioni più brevi, fare migliori call e bluff più complessi. E’ come se la mia mente, in queste circostanze, funzionasse a un più alto livello…”.

A beneficiarne è anche il tempo libero, buono per fare attività extra-poker.

“Dopo un’ora o due sento la necessità di un break. O guardo un po’ di televisione, o vado a correre, o gioco a tennis. Prima non lo facevo perché volevo giocare molto a poker. Il vantaggio delle sessioni corte, comunque, è che ti permettono di dare un’intensità importante al gioco e questa è la sensazione che ho sempre desiderato avere quando sono seduto al tavolo…”.

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