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il 6 Ago 2015

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“Nel poker serve innovazione, ecco le ‘Next Big Thing’ del gaming!” Il futuro di Astarita dopo l’addio a Poker Club

“Nel poker serve innovazione, ecco le ‘Next Big Thing’ del gaming!” Il futuro di Astarita dopo l’addio a Poker Club

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Come comunicato ieri sul suo profilo Facebook, Giulio Astarita resterà al timone di Poker Club per altri due mesi, dopodichè la sua strada si dividerà da quella della piattaforma di casa Lottomatica.

Abbiamo parlato con Giulio per cercare di capire quale sarà il suo futuro e quello che vede per il nostro amato gioco.

 

IPC: Cosa ti rende particolarmente orgoglioso del lavoro fatto in questi due anni in Poker Club?

GA: Concettualmente la cosa migliore è stata quella dei low buy-in, che poi purtroppo per complessi motivi contingenti non è potuta arrivare al suo pieno compimento. Ma l’idea stava dando dei frutti immediati, nel giro di poco tempo i giocatori sono aumentati nell’ordine delle migliaia. Questo è il trend che sta seguendo il poker in tutto il mondo, valorizzando gli estremi. Da una parte l’aumento dell’offerta di High Roller, dall’altra quella di tornei a basso costo. Non c’è il ‘one size fits all’, bisogna avere una offerta che permetta di far avere qualcosa a tutti i giocatori: in questo senso Poker Club di certo non era il megastore però poteva essere la boutique. Quello che si è visto dell’offerta low-stakes poker era solo il primo pezzo della idea, che si doveva sviluppare in successivi step, a iniziare da quello di una maggiore sinergia col mondo live, che per me è un aspetto importantissimo del gioco.

IPC: Sottolinei l’importanza dei live, però il tuo arrivo come poker manager in Poker Club è coinciso con la fine della esperienza PLS. Perchè?

GA: Perché organizzare i tornei live ha un costo molto pesante, se non si inserisce la cosa in un progetto organico di più ampia portata. Ti faccio un esempio. L’EPT costa una barca di soldi a PokerStars, ovviamente fa più soldi di quanto ne costi, però c’è anche il Casinò ospite che si prende la maggior parte dei profitti, i dealer costano, poi ci sono le spese di comunicazione, di produzione televisiva… L’EPT è un costo di marketing che ti permette di avere un ritorno solamente se lo spargi su base globale. Ricordo che non più tardi di due anni fa l’Ept aveva 15 tappe, all’incirca una ogni 3 settimane e mezzo, e in alcuni casi c’erano due tappe a distanza di due settimane. Non è un caso che questa formula sia stata cambiata: ora ci sono 7 festival in tutta la stagione che durano due settimane per abbattere le varie spese. E qui parliamo di un prodotto internazionale. Un prodotto rivolto unicamente al mercato nazionale come potevano essere le PLS, dunque con una forza attrattiva minore, non risulta essere un prodotto interessante se non ci investi seriamente per tot anni di lavoro. E’ questo il motivo per cui reputo che il PGP ora si chiami WPT National: portare un marchio fuori dall’Italia è impossibile, serve una strategia unica e globale ma purtroppo i tempi di fare gli esperimenti nel poker sono finiti da un pezzo.

IPC: Qual è il rimpianto più grande della tua esperienza in Poker Club?

GA: Non si sono fatte tutta una serie di cose che avrei voluto fare. La lista è lunghissima, francamente non saprei davvero da dove iniziare.

IPC: Quali sono le differenze più grandi che hai ravvisato tra una multinazionale orientata al mercato come PokerStars e una realtà un tempo statale come Lottomatica?

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GA: Lottomatica è una azienda che si è evoluta da essere una ex realtà statale a essere un monolite del gioco in Italia e successivamente nel mondo con l’acquisizione di Gtech prima e IGT dopo. Lo spettro di azione dell’azienda si è allargato. PokerStars invece fino al 15 giugno dell’anno scorso era l’unico esempio che io riesca a ricordare di azienda di quelle dimensioni che aveva sempre mantenuto una impronta familiare, con il coinvolgimento della proprietà della famiglia Scheinberg che per quanto calante nel corso degli anni aveva una fortissima leadership nell’azienda.

IPC: Nella tua decisione di lasciare Poker Club hanno influito eventuali tue previsioni sul poker in Italia? Che futuro vedi per il nostro amato gioco?

GA: Credo che il futuro del poker in Italia sia legato all’innovazione. Viviamo in una epoca dove ogni minuto c’è qualcosa di nuovo, un gioco nuovo. Dal 2011 il mercato dei casinò online continua a crescere ininterrottamente e sono in pochi a chiedersi il perché. La risposta è semplice: ogni giorno escono giochi nuovi, nuove slot machine, nuove versioni fiche di roulette e blackjack. E’ il continuo (ri)lancio di nuovi giochi che rende il mercato sempre fresco, appetibile e con apporto di contante. E’ come nel poker quando lanci un nuovo torneo, o un nuovo palinsesto: la novità porta aria fresca. Non è un caso che il mercato del poker abbia avuto una botta di vitalità con gli Spin&Go. L’innovazione passa per tanti dettagli, da una migliore esperienza di gioco a una più stretta sinergia coi live. Già nel 2009 quando in GDpoker organizzavamo il PGP avevamo molte idee per creare un più stretto connubio live-online, ma molte delle cose che avremmo voluto fare erano irrealizzabili per la legge italiana. Quest’anno le WSOP hanno realizzato il primo torneo ibrido, pur nell’inquadramento legislativo degli Stati Uniti che fa sinceramente ridere. Tutto questo per dire che nel poker ci sono tante cose che possono essere fatte, ma se non cambia nulla non vedo per quale motivo il traffico non dovrebbe continuare a calare, rendendo il nostro gioco marginale in un quadro di offerta multiprodotto.

IPC: Hai detto che ancora non sai cosa farai in futuro quando lascerai ufficialmente Poker Club: ti vedi più fuori o più dentro il mondo del Gaming?

GA: Ancora non ho le idee chiare. Non penso di essere un cretino quindi bene o male saprei fare un bel po’ di cose anche al di fuori del mondo del gaming. Ma se mi chiedi se il mio scenario più probabile sia fuori dal gaming la risposta è no: sono orientato a restare in questo mondo che conosco a menadito e di cui mi sono chiare le logiche. Ma attenzione, sto parlando di gaming: se avessi voluto fare soltanto poker sarei rimasto dove stavo due anni fa.

IPC: A proposito di gaming, come vedi la nuova ondata di giochi tipo Fantasy Games ed eSports che stanno spopolando aldilà dell’Oceano?

GA: Il mondo va in una precisa direzione: quella di internet e mobile. Tutti i vecchi prodotti ormai hanno una loro versione giocabile online. Qualche anno fa le scommesse online erano meno del 10% del totale, oggi le scommesse da mobile sono quasi la metà, e le live betting da mobile sono oltre la metà. La direzione che stanno prendendo le cose è chiara. Servono giochi semplici, rapidi coinvolgenti e belli da vedere. Da questo punto di vista giochi skill intensive come i fantasy game o gli esport sono veramente tanta roba. Li può giocare chiunque e rappresentano la versione del sogno americano per cui chiunque davanti al computer può fare la propria fortuna. In futuro ci saranno nuove carriere legate agli esports che al momento neanche sappiamo quali saranno. In questa situazione il primo che ha una idea intelligente potrà tirare fuori una di quelle aziende che potrebbe diventare la PokerStars o la Apple di questo nuovo trend. Per dirla col linguaggio dei guru di Internet, credo che che Fantasy Games ed eSports siano una delle “next big things”.

 

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