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il 6 Feb 2018

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Nitsche analizza una overbet contro Chidwick: “Bisogna finire ai resti quando il board lo permette”

Nitsche analizza una overbet contro Chidwick: “Bisogna finire ai resti quando il board lo permette”

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Esistono alcune giocate che solo i grandi professionisti di poker vantano nel loro repertorio.

Volete un esempio? Benissimo, ci pensa il tedesco Dominik Nitsche, ambasciatore di 888poker, a parlarci dell’overbet.

In particolare il fortissimo Nitsche ci parla di una specifica overbet al turn, che si è ritrovato a fare durante un recente High Roller contro il britannico Stephen Chidwick.

Nitsche analizza tutta la mano in un articolo pubblicato dai colleghi di PokerNews. Materiale troppo ghiotto per lasciarcelo sfuggire. Ecco come introduce Nitsche il colpo:

A volte nel poker ti ritrovi in uno spot dove solitamente non vuoi puntare, ma hai una mano molto forte e quindi vuoi puntare. Quelle sono le volte in cui dovresti probabilmente iniziare a pensare a una overbet“.

Siete confusi? Passiamo direttamente alla descrizione dell’avversario e della situazione al tavolo: “Stephen ovviamente è un giocatore molto forte e anche un mio buon amico. Giochiamo spesso contro in questo eventi High Roller ed entrambi nei tornei giochiamo con uno stile che deriva da molto studio. Stephen ha un’ottima lettura degli spot.

Eravamo in nove al tavolo. Sia io che Stephen avevamo dei grossi stack. I bui erano 10/20k (con ante 2.500). Lui aveva quasi 1.200k all’inizio della mano ed era secondo in chips. Io avevo circa 965k ed ero terzo.

Avevamo entrambi poche chips in meno del chip leader mentre tutti gli altri erano abbastanza corti. Ciò significa che non eravamo incentivati a scontrarci e che avremmo dovuto mantenere basso il pot tra di noi. Non è quello che è successo“.

Il colore floppato

Sentiamo direttamente da Nitsche come inizia la mano: “Io ricevo Q2 da bottone. Stephen sul grande buio non dovrebbe essere incentivato a 3bettarmi e così decido di fare un mini-raise. Stephen chiama.

Il flop è K109. Io ho colore e penso a come metterle tutte in mezzo. Stephen checka e io cerco di programmare tutta la mano.

Devo decidere la size. Sono fortissimo col secondo nuts e non c’è carte al turn che mi farebbe foldare. Non voglio puntare troppo o troppo poco, così punto il 40% del piatto.

Nemmeno i più bravi giocatori sono abili nel calcolare come l’ICM influenza il postflop. L’ICM non è qualcosa da conoscere solo per il preflop, ma serve anche per controllare l’entità del pot dopo il flop.

Su questo board non mi aspetto un check-raise molto spesso, quindi teoricamente posso puntare. Ma bisogna notare che checkerei comunque molte mani su questo board, perché se iniziassi a bettare top-pairs random, Stephen mi potrebbe check-raisare e punire.

Su un board molto connesso come questo, lui può avere colori, scale e qualche doppia coppia. Le mani che punto io invece sono soprattutto colori o progetti di colori (Con A-7 o Q-8]). Mani come A-K o K-Q senza cuori sono facili check per me e checkerei anche molte altre mani che ho missato.

Stephen chiama la mia cbet, portando il pot sopra i 200k. Chiamando il suo range include tutti i colori e mani che hanno equity contro di me, come A-x, K-9, 10-9. Più spesso avrà un kappa“.

La size della puntata al turn

Arriviamo al momento cruciale: “Spostandoci al turn, devo ricordarmi che la mia mano è quasi il nuts e non importa se il board si accoppia con il K.

Stephen checka come prevedibile. Il suo range include gli altri colori e molte combinazioni di full house (escludendo quelle con 9-9 o 10-0 che avrebbe probabilmente 3bettato preflop).

Qui le dimensioni degli stack contano. Io ho 875.000 dietro (quasi 4,5 volte il pot) e devo decidere quanto puntare. Con un colore basso (per esempio six-high) potrei checkare dietro spesso, ma qui sono troppo forte per non puntare.

Decido che il miglior modo per metterle tutte in mezzo è una overbet e così punto 260.000, ovvero 1,3 volte il pot. Con quella size, se lui chiama mi lascia dietro giusto con un push pari all’ammontare del pot al river.

Come detto lui ha molti K-x qui, mani difficili da foldare. Quindi la size lo pone in una situazione difficile. Lui sa che posso avere mani menzionate prima come A-7 o Q-8 o altre mani random con un cuore.

Ci sono un paio di altre ragioni per cui la big bet al turn lavora bene; entrambe riconducono al flop. Primo, non punto molte mani su quel flop (e non ho spesso il kappa). Secondo, il suo call al flop significa che quasi tutte le sue mani hanno una equity decente (contanto anche i K-x)“.

Il dilemma di Stevie

Analizziamola anche dal punto di vista dell’oppo: “Vi voglio rivelare cosa ha effettivamente Stephen. Ha 74 e quindi un colore più basso del mio. Si trova perciò in uno spot difficile.

Alcune mani del mio range lo crushano completamente. Altre mie mani avrebbero equity contro il suo piccolo colore (per esempio A-x].

Lui non può foldare. Se va all in, sa che lo chiamerei con mani peggiori. Ma se fa solo call, cosa farà poi al river contro un mio all in? O se scende un’altra carta a cuori?

La decisione è molto difficile, tra il call o l’all in. Se io fossi nei suoi panni, potrei mettermi in check-call al turn e al river (se non casca un’altra cuori o se non si chiude una seconda coppia sul board).

Nella mano Stephen si prende un po’ di tempo prima di check-raisare. Io chiamo abbastanza agilmente il suo all in. Il river è ininfluente, io vado in testa al count e lui diventa lo short stack del tavolo.

Sul momento mi ha sorpreso l’all in di Stephen, mi aspettavo il call. Ma poi ho visto la sua mano e ho compreso.

Non mi aspettavo un full house dopo il suo check-raise, avrebbe solo chiamato con quelle mani. So anche che Stephen è troppo bravo per pushare lì con solo un tris di re. Sarebbe strano vederlo overplayare un trips, specialmente considerando le implicazioni ICM.

Infatti, più ci penso e più mi convinco che la sua era l’unica mano con cui poteva fare quella mossa. Sono stato molto fortunato ad incrociarla“.

La conclusione di Nitsche

Cosa abbiamo imparato? Sentiamo sempre Nitsche: “Ovviamente la mia overbet al turn è stata importante qui, mi ha permesso di mettere tutti i soldi al centro.

Penso che la maggior parte della gente non avrebbe overbettato nella mia situazione, scegliendo una size più standard (che Stephen avrebbe chiamato). Poi sarebbe stato difficile overbettare al river.

Puntando pesante al turn massimizzo le mie chances di portarle via tutte a un K-x o a colori più deboli. Mi assicura inoltre di vincere un pot più grande se al river casca un’altra cuori e facciamo un doppio check.

Devo aggiungere che tutto ciò di cui sto parlando si applica a un poker con 50 bb e non con 100 bb. Con 100 bb una colore alla donna può essere molto più difficile da giocare.

Questa mano insegna come mettere tutte le chips in mezzo il prima possibile quando il board te lo permette. Se ci pensate, su un board del genere solitamente non volete puntare, ma con mani molto forti dovreste overbettare“.

 

 

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