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il 22 Giu 2018

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Nitsche sullo staking negli High Roller: “È un business, c’è chi vende anche il 100% delle quote”

Nitsche sullo staking negli High Roller: “È un business, c’è chi vende anche il 100% delle quote”

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Negli ultimi anni il poker live sta offrendo degli High Roller dai numeri spaventosi.

Parlare di buy-in da 25.000$ non fa quasi più effetto, quando in giro si giocano eventi da 50mila, 100mila o addirittura 1 milione di dollari.

Cosa spinge un gruppo di assidui giocatori a iscriversi a questi eventi? Quanto spendono effettivamente i partecipanti e quanto invece vendono in quote?

Queste sono domande che i curiosi si fanno continuamente. I colleghi di PokerNews le hanno girate allora al tedesco Dominik Nitsche, ambasciatore della room 888poker e fortissimo torneista di fama internazionale.

Nietsche ci tiene prima di tutto a far notare che lo staking negli High Roller non riguarda solo un ristretto gruppo di nazionalità tedesca:

Dietro ai giocatori degli High Roller c’è un gruppo di finanziatori e non è un segreto. Questo gruppo compra l’action dei migliori giocatori del field che sono disposti a vendere. Si applicano anche dei markup. Tutto ciò non avviene solo fra giocatori tedeschi, come erroneamente si pensa.

Gli investitori sono soprattutto ex giocatori di high-stakes che adesso preferiscono investire così i loro capitali. C’è un po’ di rischio ma lo preferiscono a quello dei mercati azionari, dei fondi di investimento, delle compravendite immobiliari o di nuovi business.

Se i giocatori bravi riescono a farsi valere nei grandi tornei di poker può essere conveniente puntare su di loro. Justin Bonomo, per esempio, in cinque mesi ha incassato 14,6 milioni di dollari nel 2018 contando solo tornei da almeno 25.000$ di buy-in. Chi ha investito su di lui sicuramente ha fatto bene“.

Nitsche, dal canto suo, ha vinto quasi 2 milioni dall’inizio dell’anno. Il suo racconto prosegue: “Alcuni partecipanti degli High Roller giocano al 2 o al 3% o addirittura gratis, ricevendo un markup. Ci sta. Non devono mettere soldi o magari al massimo mettono 3.000 o 5.000 dollari. Non è male se sei un giocatore di low-stakes.

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In altri casi c’è chi paga il 20% del buy-in o anche la metà. In media i partecipanti hanno tra il 30 e il 40%. Inoltre ai tavoli avvengono degli swap, ovvero degli scambi di quota che non superano il 5% del buy-in“.

Dal punto di vista pratico come avvengono queste compravendite? Nitsche spiega che non c’è nulla di problematico: “Bisogna solo fidarsi. Molte transazioni sono fatte direttamente al casinò. Molti hanno i loro account nei casinò nei quali un altro player può versare dei soldi.

Quasi sempre girano soldi in contanti. Del resto siamo tutti a Las Vegas in questo momento. Io qui uso il mio account all’Aria.

Il sistema può essere difficile da comprendere per tanta gente. Parliamo di decine o centinaia di migliaia di dollari. Non è come mandare 50 bigliettoni a un tuo amico su PayPal per il fantacalcio. Questo è un sistema di business pensato per fare soldi nel mondo del poker.

È raro che qualcuno non mantenga la parola. L’importante è essere flessibili. Io per esempio ho pagato tutti i buy-in del gruppo alle Triton Series perché avevo soldi nel mio account in Montenegro. Mi avrebbero potuto pagare a Monaco oppure qui a Las Vegas“.

Le rivelazioni di Nitsche coincidono con quelle di altri famosi giocatori e sono quindi decisamente credibili. Il nostro Dario Sammartino per esempio ci aveva rivelato qualche mese fa che avrebbe voluto giocare il Big One delle WSOP vendendo almeno il 70 o l’80% dell’action.

Daniel Negranu a quanto pare ha venduto il 50% per lo stesso torneone, pagando quindi 500.000$ di tasca propria.

Insomma, le vincite dei vari High Roller sono da prendere sempre con le pinze perché bisogna capire a chi vanno distribuite precisamente. Ma questo lo sapevamo già…

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