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il 14 Mag 2019

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I tre errori che possono mettere fine alla carriera di un giocatore di poker

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I tre errori che possono mettere fine alla carriera di un giocatore di poker

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Il mondo del poker non è mai facile da affrontare. Soprattutto se un giocatore ha intenzione di fare il professionista. Ci sono regole non scritte che ogni players dovrebbe sempre tenere a mente per salvaguardare la sua carriera. Se è vero che spesso servono anni per costruirsi una posizione di tutto rispetto nell’immenso mondo del poker, bastano pochi errori per ritrovarsi dalle stelle alle stalle. Vediamo quali sono gli errori più comuni che mettono fine a delle carriere.

Il primo fa parte anche di una serie di comandamenti che tutti coloro che si avvicinano al poker, anche in modo occasionale e/o amatoriale devono rispettare. Giocare in Bankroll, ovvero giocare per quelle che sono le proprie disponibilità economiche.

Mai mettere a repentaglio il proprio portafoglio e mai fare il passo più lungo della gamba. Chi si lancia nella mischia a livelli più alti di quelli che può permettersi, prima o poi va rotto e raggiunge il capolinea della sua carriera.

Il secondo fattore deriva dalla scelta dei giochi e dei tornei con cui confrontarsi. In termine tecnico si chiama Game Selection. E all’interno di questo aspetto, ci sono diversi capi saldi di cui dobbiamo tenere assolutamente conto. Prima ancora di scegliere, il torneo in cui giocare e il relativo buyin è bene porsi delle domande.

Cosa mi aspetto dai miei risultati a breve termine? E di quelli a lungo raggio? E soprattutto, in base al mio bankroll, quanta varianza posso sopportare per non affondare?

Sembrano domande scontate, ma in realtà sono di fondamentale importanza. Soprattutto l’ultima è quella che può cambiare tutto il nostro programma o appunto la game selection. Per questo motivo, se la varianza spaventa, meglio affrontare tornei con un numero non eccessivo di giocatori.

Statisticamente sarà più facile raggiungere la zona premi. Di conseguenza si giocheranno più final table e se anche i premi non sono altissimi (a meno che non si tratti di eventi high roller) questo permetterà di fare esperienza.

Ogni final table giocato, permette al giocatore di crescere e averne collezionati molti, aiuterà lo stesso giocatore ad affrontare in futuro final table più importanti e di un certo spessore. Infine, se giochiamo a livelli non alti o comunque in roll, questo permette di affrontare una serie negativa di risultati con meno ansia e paura.

Mancare un ingresso a premio in un torneo da 20 euro per 20 volte, non è certo come mancare la zona premi per lo stesso numero di tornei in eventi dal buyin di 5.500 euro l’uno.

Il terzo ed ultimo errore che può mettere fine ad una carriera è il mancato studio. Per studio non si intende solo analizzare una o più mani, correggere o meno i propri errori, ma anche evolvere il proprio stile con l’evoluzione del poker stesso.

Questo non significa passare da giocatori solidi a maniac in un colpo solo: pur mantenendo i propri principi, cercare di non perdere di vista l’evoluzione del gioco.Insomma se 20 anni fa era quasi naturale aprire preflop per 5 0 6 volte il big blind, nell’epoca moderna si predilige aprire per 2 o massimo 3 volte il grande buio, tanto per fare un esempio elementare.

Insomma lo studio del gioco contiene tanti elementi che non vanno sottovalutati per salvaguardare la propria carriera di professional poker player.

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