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il 23 Mag 2019

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CNBC si occupa dello staking nel poker: Come far soldi senza entrare in un casinò

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CNBC si occupa dello staking nel poker: Come far soldi senza entrare in un casinò

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La compravendita di quote e il backing sono delle abitudini molto diffuse nel poker. Talmente diffuse che il famoso canale televisivo CNBC ha deciso di dedicar loro un servizio da oltre 20 minuti, pubblicato online in questi giorni.

La CNB si occupa solitamente di notizie economiche e per questo parla del poker come di un settore dove gli investimenti possono rivelarsi particolarmente convenienti. Lo paragona insomma alla borsa.

Ecco con quali parole inizia il servizio: “Per quasi 20 anni ESPN ha trasmesso le immagini di un vincente Chris Moneymaker. Il giocatore americano ha ispirato una generazione di appassionati che sognano di diventare professionisti e guadagnare milioni.

Ma il poker è un gioco fatto di grandi rischi oltre che di grandi ricompense. Ecco perché è nato lo staking che consente a qualcuno di vincere soldi grazie al poker senza nemmeno entrare in un casinò“.

Tra le testimonianze più recenti e interessanti c’è quella del campione del mondo John Cynn: “Ho venduto quote a degli amici in occasione del mio Main Event“.

Si parla perciò di vendite di quote, di scambi e di staking full time, con tanto di pubblicità a YouStake e siti simili.

Ryan Laplante racconta: “Per giocare a Las Vegas tornei live con un buy-in medio di 500$ devi avere 100.000$ di bankroll e in più i soldi da parte per vivere bene per un anno. Diciamo 150.000$ in totale“. Ecco allora che lo staking torna utile ai pro per giocare più tornei.

Si fa poi una digressione sull’origine del boom del poker: “Internet e il film Rounders del 1998 hanno pavimentato la strada alla vittoria da 2.500.000$ di Moneymaker del 2003“.

Tyler Hancock (fondatore e CEO di Stake Kings), Jeff Gross e Derek Wolters sono tra quelli che hanno iniziato a giocare guardando Moneymaker. Si spiega dunque cos’è il markup:

 

 

La pro Lisa Costello dice: “Se vedo che qualche bravo professionista vende quote a un markup ragionevole, le compro“.

Wolters svela un aneddoto clamoroso: “Il mio amico Jake Balsiger ha chiuso terzo al Main Event delle WSOP 2012 incassando 3.799.073$. Io avevo circa il 17%, quindi ho portato a casa circa 700.000$“.

Diverso è il discorso relativo ai backer. In quel tipo di accordo le vincite vengono divise equamente al 50% tra chi si siede ai tavoli e chi invece mette i soldi.

Laplante fa parte del team 651 dal 2015 e spiega: “Non sarei il giocatore che sono oggi senza il loro supporto. Non avrei mai vinto il braccialetto, fatto quattro tavoli finali e incassato 2,5 milioni“.

Wolters aggiunge: “Il backing per me è il massimo perché mi permette di fare ulteriori soldi con i guadagni del poker. Invece di investirli in azioni e cose simili. Faccio vincere tra i 50.000$ e i 100.000$ dollari annui a tutti“.

Alcuni accordi sono scritti, altri si basano su una stretta di mano. Il rapporto può essere interrotto in qualsiasi momento ma se il giocatore è in makeup deve rendere la somma negativa. In quel caso, solitamente, il suo è un addio al poker.

 

 

Passiamo a parlare più nel dettaglio dei siti specializzati in questi servizi di compravendita pokeristica. Stake Kings è un sito che invita i pro a vendere quote ai loro fans. Conta al momento 50mila utenti. Tra loro ci sono dei nomi famosissimi come quelli di Esfandiari, Rast e Gross.

Sentiamo appunto Gross: “La cosa noiosa della compravendita di quote è tenere i contatti con tutti e segnarsi le transazioni. Con i portali dedicati non ce n’è bisogno“.

YouStake è stato fondato nel 2013, con un approccio più aperto: si rivolge a tutti, non solo ai pro. Lo usano per esempio Raymer, Brunson, Chan e Matusow insieme a più di 14.000 users.

Il servizio si chiude parlando dei problemi che questi siti hanno avuto in passato con le autorità americane. Hanno infatti dovuto affrontare indagini della Securities and Exchange Commission, per fortuna finite nel nulla. I portali hanno fatto una domanda di crowdfunding alla Financial Industry Regulatory Authority e per un anno sono rimasti bloccati, con i social oscurati. Allora hanno fatto causa alla SEC. Questa coraggiosa decisione ha messo fine alle indagini.

Il traffico è tornato a crescere e di nuovo i giocatori di tutto il mondo possono sognare grazie al poker, stando comodamente seduti in poltrona.

 

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