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il 14 Lug 2019

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La storia di Dario Sammartino, dalle prime partite a Napoli al Tavolo Finale WSOP

La storia di Dario Sammartino, dalle prime partite a Napoli al Tavolo Finale WSOP

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Il day after è ancora più dolce per Dario Sammartino. La distanza fra l’Italia e Las Vegas è stata colmata con una valanga di messaggi di affetto. L’azzurro è stato travolto dal calore della “torcida” italiana: un abbraccio virtuale che non ha precedenti nella storia del poker nostrano. Dario Sammartino diventa il terzo italiano a raggiungere il final table del main event, dopo Filippo Candio nel 2010 e Federico Butteroni nel 2015.

Il day after però, è anche il giorno in cui il canale ESPN analizza ai raggi X i 9 finalisti. C’è sete di informazioni su tutti: dal più noto al meno conosciuto. Un fiume di interviste lungo quasi 24 ore. In attesa di vederle però, crediamo che in pochi possano dire di conoscere la vera storia di Dario Sammartino. I suoi primi passi, le sue prime vittorie. Tutto quello che era Dario Sammartino, prima diventare “MadGenius“.

Dario, il PR delle serate napoletane

Dario Sammartino nasce e cresce a Napoli in una famiglia benestante. E come tutti i ragazzi è appassionato dal mondo delle discoteche. Complice anche la sua bella presenza lavora come PR fuori dai locali della città partenopea. Accoglie i clienti, ne scova di nuovi e si conferma all’altezza nelle pubbliche relazioni. Nello stesso periodo conosce il poker in modalità sportiva.

Il Texas Hold’em invade le TV e così il buon Dario è affascinato da questo gioco. Successivamente dirà che la presenza di un giovanissimo Dario Minieri in televisione lo avvicinerà alla disciplina. Quella che appare come una semplice passione, segna l’inizio di una nuova era nella vita del campano. Lui ancora non può saperlo, ma tra poco brucerà tappe e scalerà livelli importantissimi nel mondo del poker.

Il 2010, l’anno zero di Sammartino

Dario Sammartino inizia a sedersi ai tavoli da poker. Da prima nei club partenopei, poi prendendo parte ai primi eventi organizzati in Italia e all’estero. Il suo nome si fa sempre più frequente nell’ambiente e il suo volto diventa familiare. Il 2010 però è l’anno della svolta. Se in precedenza poteva definirsi un Hobby, da quel momento in poi diventa il centro nevralgico di ogni attività.

Conosce Mustapha Kanit e con lui nasce un’amicizia che va al di là del gioco stesso. La leggenda narra che fra i due inizialmente non ci fosse grande stima: anzi, non si sopportavano proprio. Ma una volta chiariti i punti oscuri, formeranno una “coppia” solidissima dentro e fuori dal mondo del poker. Un’amicizia straordinaria, dove uno aiuta a crescere l’altro nel gioco e viceversa. Non a caso al momento dell’eliminazione del 10° classificato nel main event WSOP , Dario Sammartino è andato subito ad abbracciare l’amico di mille battaglie, sciogliendosi in un pianto liberatorio.

La metamorfosi di un giocatore

Insomma Dario Sammartino in breve tempo si prende la ribalta, assieme a Musta. Dagli IPT agli EPT il passo è breve: risultati a nastro, una valanga di soldi vinti e il rispetto dei giocatori stranieri. Nel 2014, l’altro punto di svolta: il trasferimento a Malta per giocare online sul .com. L’università del poker online è un passaggio quasi obbligatorio che aumenta la forza e lo spessore del campano.

Qui Dario Sammartino si afferma definitivamente. Un giocatore completo a 360 gradi, che si disimpegna alla grande anche nelle varianti. Il .com lo valorizza al 100% e Dario compie l’ultimo salto di qualità: quello che serve per diventare un top player di caratura mondiale. Fra High Roller e le prime trasferte a Las Vegas, Sammartino raccoglie quanto seminato nel tempo. Con pieno merito e scrivendo nuovi capitoli di storia per il poker azzurro.

Il tavolo finale chiude il cerchio

Solo un anno fa Dario Sammartino aveva annunciato una minor presenza negli eventi dal vivo del poker. Una sorta di rallentamento anche naturale, dopo aver spinto a lungo sull’acceleratore. Perché se da una parte la vita di un professional poker player può essere affascinante, dall’altra ti massacra: infiniti viaggi, tornei su tornei, stress, tensioni, bud run e molto altro ancora. Insomma Dario ha bisogno di tirare un po’ il fiato, come si dice in gergo.

E a quanto pare il riposo ha fatto bene a Dario Sammartino. Le WSOP 2019 giocate sempre sulla cresta dell’onda, con due importanti final table raggiunti, sono l’antipasto di quello che è successo poi durante il main event. Una cavalcata spettacolare verso l’ultimo atto della competizione. La perfetta chiusura del cerchio e che ha bisogno della ciliegina sulla torta: il titolo mondiale, unito al bracciale più importante. Da Napoli a Las Vegas, passando per una quantità incredibili di luoghi. La scalata è stata lunga, ma la meta adesso è vicinissima per Dario Sammartino.

 

 

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